Valentino Rossi

Valentino Rossi

L'orgoglio di Tavullia e una leggenda del motociclismo

Non basterebbe un’enciclopedia per racchiudere le imprese della leggenda Valentino Rossi. Pagine e inchiostro sarebbero mezzi inefficaci per narrare le imprese di una carriera lunga più di venti anni. Successi, rivalità, amori. Dalle colline di Tavullia al tetto del mondo. La strada sembra breve se percorsa a bordo di una motocicletta con il numero 46 sul cupolino.

Le prime vittorie in 125, le vittorie dei mondiali (l’unico ad aver trionfato in quattro classi differenti), fino all’approdo in MotoGP. Le esultanze particolari, i caschi stravaganti, il soprannome ‘The Doctor’. Il dominio e il coraggio di cambiare. Perché quando sei il più forte non è facile andare controcorrente. A meno che il tuo nome non sia Valentino Rossi.

Il rapporto con papà Graziano e l’amicizia di Alessio ‘Uccio’ Salucci, sempre presenti nel suo cammino. Andiamo a ripercorrere una carriera fatta di pneumatici, olio di motore, centraline e qualche ombrellina. Staccate, accelerazioni, giri veloci e sorpassi all’ultima curva. Perché per parlare del mito Valentino Rossi non bastano pagine e inchiostro. 

I nove mondiali vinti da Valentino Rossi: dalla 125 alla MotoGP

  • 1997 - Dopo aver vinto la sua prima gara a Brno nella stagione d’esordio nel motomondiale, Valentino Rossi riesce a conquistare il primo titolo al secondo anno di 125. Lo fa dominando il campionato: al termine della stagione sono 11 le vittorie su 15 gran premi disputati (anche un secondo e un terzo posto).
  • 1999 - Il salto nella classe di mezzo è da predestinato. Secondo al primo anno (nel 1998), trionfa nella stagione successiva: Ukawa e il campione del mondo in carica Capirossi non riescono a tenere il suo passo. Chiude il campionato a 309 punti, grazie a nove vittorie, due secondi posti e un terzo.
  • 2001 - Dopo aver chiuso il primo anno in 500 alle spalle di Kenny Roberts Jr, Valentino Rossi si aggiudica il titolo nell’ultima edizione della 500. Lo fa in grande stile davanti ai connazionali Biaggi e Capirossi: sono 11 le vittorie, tredici i podi totali.
  • 2002 - La storia non cambia anche con l’avvento della MotoGP. Il dominio è sempre targato VR46, preceduto anche in questa edizione il rivale Max Biaggi. I punti conquistati sono addirittura 355, frutto di 11 vittorie e quattro secondi posto. Solo un ritiro, a Brno, in Repubblica Ceca.
  • 2003 - In questa stagione Valentino Rossi deve fare i conti con un osso più duro, il suo nome è Sete Gibernau. Ma la differenza tra i due è comunque troppa. Nei 16 gran premi disputati, il Dottore sale sempre sul podio: 9 vittorie, 5 secondi posti, 2 volte terzo.
  • 2004 - Non risente del cambio di moto, dalla Honda alla Yamaha. Il feeling con la M1 è subito straordinario. La vittoria all’esordio in Sudafrica, davanti a Max Biaggi, è solo la prima delle ‘solite’ nove. Che anche in questa circostanza gli valgono il titolo mondiale. 
  • 2005 - Con l’uscita di scena di Gibernau, il dominio di Valentino Rossi si fa ancor più accentuato. Al termine del campionato sono 147 i punti di differenza tra il Dottore (367) e il secondo classificato, Marco Melandri (220). Al terzo posto Nicky Hayden, che diventerà campione del mondo l’anno successivo.
  • 2008 - Dopo due stagioni d’astinenza, Valentino Rossi si riprende lo scettro. Lo fa battendo il campione in carica Casey Stoner della Ducati. Lo fa con 9 vittorie e 16 podi in 17 gare. Lo score del solito cannibale che non lascia niente agli avversari. Era troppa la fame.
  • 2009 - È l’anno in cui festeggia la centesima vittoria in carriera e il nono mondiale, il sesto in MotoGP. Nonostante il successo finale, è stato uno dei campionati più equilibrati di sempre: Lorenzo e Stoner hanno trionfato in quattro GP, Pedrosa in altre due circostanze. Da quell’anno in poi Valentino Rossi non ha più vinto il titolo, arrivando tre volte consecutive secondo (dal 2014 al 2016).

Le rivalità storiche: Biaggi, Capirossi, Gibernau, Stoner, Lorenzo e Marquez

  • Biaggi e Capirossi - Sicuramente più accesa quella con il pilota romano che non quella con il romagnolo, che si può racchiudere negli anni della 250 (tra il 1998 e il 1999). Nonostante si faccia risalire la rivalità ai tempi della 125, la rivalità tra Valentino e Max inizia nel 2001, quando Biaggi allargò il gomito durante un tentativo di sorpasso di Rossi, che finì nella ghiaia. Al giro successivo, Il Dottore riuscì a passare e mostrò il dito medio al connazionale. Il secondo episodio, sempre nello stesso anno, non riguarda la gara, bensì la premiazione. I due rischiarono di arrivare alle mani in seguito a un litigio tra Biaggi e Gibo Badioli, manager e amico di Rossi. Altro avvenimento degno di nota nel 2002: a Donington Valentino esultò passando sul traguardo a bassa velocità e seduto in equilibrio sul serbatoio, Max passò a tutta velocità e lo schivò per pochi centimetri. Mossa ritenuta molto pericolosa da Rossi, che attribuì alla poca sportività del rivale.
  • Gibernau e Stoner - Tiepida la rivalità con lo spagnolo, più mediatica che agonistica quella con l’australiano. Sete prese il posto di Biaggi come contendente al titolo. Dopo essere arrivato secondo nel 2003, l’anno successivo riuscì a partire bene e a insidiare il primato di Valentino. Ma è nel 2005 che si consumò il fattaccio, all’ultima curva di Jerez, con la famosa spallata di Rossi che mandò Gibernau nella ghiaia. Da quel momento in poi lo spagnolo non ha più vinto una gara in MotoGP. Arriviamo al 2007, anno in cui Stoner vinse il primo titolo Mondiale in sella alla Ducati. Un evento storico che fece nascere il dualismo con il Dottore. Sorpassi al limite e qualche dichiarazione davanti alle telecamere incendiarono il confronto. Fino al duello di Laguna Seca, passato alla storia per il sorpasso al Cavatappi di Rossi, passato sulla terra pur di battere il rivale. Una manovra che non andò giù all’australiano, che chiuse il campionato alle spalle di un redivivo Valentino.
  • Lorenzo e Marquez - Negli ultimi anni 10 anni la rivalità ha parlato esclusivamente spagnolo. Si cominciò nel 2008, con Jorge che diventò compagno di squadra e primo avversario di Valentino. Già dopo qualche GP la Yamaha decise di alzare un muro nel box per separare i due contendenti. Il ‘sorpasso impossibile’ di Rossi al Montmelò come punto più alto del dualismo interno alla casa di Iwata. Un’acredine riaccesa nel 2015, anno in cui Lorenzo vinse il mondiale in seguito all’aiuto di Marquez. Il primo di una serie di screzi tra il Dottore e lo spagnolo classe ’93, cresciuto con il mito di Valentino. E nonostante la reciproca stima iniziale, la rivalità tra i due è esplosa non appena l’obiettivo è coinciso: la vittoria del mondiale. L’inizio si può far risalire al Gran Premio della Malesia del 2015: duello esasperato da Marquez e terminato con il pilota della Honda in terra in seguito al ‘calcio’ di Rossi. L’episodio che costò al Dottore il decimo titolo in carriera. Vendetta arrivata a distanza di tre anni: in Argentina nel 2018 Marquez ha causato la caduta del rivale dopo una manovra a dir poco azzardata. Il tentativo di pace dello spagnolo durante la conferenza stampa pre Misano è caduta nel vuoto.

Le moto e le scuderie: dall'Aprilia alla Yamaha, passando per Honda e Ducati

  • Aprilia RS 125 (1996 e 1997) - Valentino Rossi fa il suo esordio nel motomondiale a bordo dell’Aprilia RS 125 del Team AGV, ottenendo la prima vittoria (con tanto di pole position) sul circuito di Brno. L’anno successivo viene ingaggiato dal Team ufficiale Nastro Azzurro, sempre sotto la guida di Mauro Noccioli, suo capo tecnico. È in sella all’Aprilia RS 125 R che arriva il titoli nella classe leggera.
  • Aprilia RSV 250 (1998 e 1999) - Al primo anno in 250 il Team non cambia, si va avanti con la Aprilia Nastro Azzurro, modello RSV. Valentino lascia Noccioli e sceglie Rossano Brazzi come suo team manager (lo aveva chiesto anche a Carlo Pernat). Nel 1999 la casa di Noale decide di puntare tutto sul talento del pesarese e gli mette a disposizione il team ufficiale Aprilia Grand Prix Racing come unico pilota. Una decisione che viene ripagata con la vittoria del titolo.
  • Honda NSR 500 (2000 e 2001) - Con il salto in 500, Valentino Rossi saluta l’Aprilia per approdare in Honda. Seguito dal suo main sponsor, la Nastro Azzurro. Ma la scelta più importante è quella sul capo tecnico: dopo il ritiro di Doohan, Rossi aveva chiesto come condizione per il suo passaggio alla casa giapponese la presenza di Jeremy Burgess. Un sodalizio andato avanti fino al 2013. Alla seconda stagione in 500 Valentino conquista il primo titolo nella classe regina in sella proprio della NSR 500.
  • Honda RC 211V (2002 e 2003) - Con l’avvento della MotoGP (motori a quattro tempi 990 cm³), Rossi sceglie di andare avanti con la Honda, che gli mette a disposizione una futuristica RC211V del Team Repsol. Il binomio ha un effetto devastante: il Dottore domina per due stagioni di fila, lasciando le briciole agli avversari.
  • Yamaha YZR M1 (dal 2004 al 2010) - Il coraggio del campione Valentino Rossi viene fuori definitivamente nel 2004 quando decide di cambiare scuderia: dalla Honda ai rivali della Yamaha, in seria crisi di risultati da diversi anni. Contratto da 12 milioni a stagione + 3 di bonus derivanti dagli sponsor. Il Gauloises Yamaha Team grazie all’arrivo di Rossi, che porta con sé Burgess (due decenni in HRC), riconquista il titolo dopo un’astinenza durata 12 anni per la casa di Iwata. Due mondiali consecutivi prima del cambio di sponsor: da Gauloises alla Camel, con la nuova colorazione della M1 total yellow. Dal 2007 prende la denominazione di Fiat Yamaha Team, con la nuova Yamaha YZR-M1 800cc. L’anno successivo viene ingaggiato Lorenzo, al primo anno in MotoGP. È Valentino Rossi a conquistare il titolo per due stagioni consecutive, per poi lasciare lo scettro allo spagnolo nel 2010 (Rossi arriva terzo a causa di un infortunio che lo costringe a saltare quattro gare).
  • Ducati Desmosedici GP11 e GP12 (2011 e 2012) - Nell’estate del 2010, la Ducati annuncia l’ingaggio di Valentino Rossi per le successive due stagioni. Insieme a lui anche il team manager Burgess, sempre al suo fianco. Il primo anno in sella alla Desmosedici GP11 arriva soltanto un podio, con il pilota di Tavullia che chiude il campionato al settimo posto, per la prima volta mai vittorioso in un GP. Le cose non migliorano granché nel 2012, sempre con Hayden come compagno di team. Appena due podi in tutta la stagione (Le Mans e Misano), il primo dei quali dedicato all’amico Marco Simoncelli, morto qualche mese prima in Malesia. Il 10 agosto dello stesso anno, la Ducati annuncia la fine del rapporto con Rossi e, pochi giorni dopo, la Yamaha annuncia il ritorno del Dottore.
  • Yamaha YZR M1 (dal 2013) - Con il ritorno sulla M1 al posto di Ben Spies, Valentino Rossi ritrova la sua competitività. Dopo quasi tre anni senza una vittoria, il Dottore taglia il traguardo davanti a tutti ad Assen. Campionato chiuso al quarto posto con sei podi all’attivo. Il 2014 è l’anno della fine della collaborazione con Jeremy Burgess (dopo 13 anni e 7 mondiali vinti), che lascia il testimone a Silvano Galbusera come capo tecnico di Valentino. In sella alla Yamaha del Team Movistar conclude per tre anni di seguito il campionato al secondo posto, mentre nel 2017 è solo quinto. Stesso anno in cui all’interno della scuderia avviene l’avvicendamento tra Jorge Lorenzo (passato in Ducati) e Maverick Vinales (arrivato dalla Suzuki). 

Lo Sky Racing Team VR46 e il ranch di Tavullia

L’amore di Rossi per il motociclismo non si limita a salire in sella alla sua M1. È nel 2009 che Valentino, grazie anche all’iniziativa di papà Graziano, decide di creare un posto per condividere la sua passione. E quale posto migliore se non le colline dietro casa? Inizia così la creazione del ranch di Tavullia. Un progetto nato in piccolo e diventato un punto di riferimento per i più importanti piloti della MotoGP. Rossi ci girava con i colleghi più giovani, a cominciare da Simoncelli e Pasini, per poi invitare anche tutti gli altri: da Dovizioso a Marquez, da Iannone a Hayden. Ma quello che era nato - e che continua a essere - come un centro di aggregazione e di confronto per piloti esperti, si è trasformato in una palestra per i più giovani. Merito anche della Riders Academy e dello Sky Racing Team VR46. Due progetti propedeutici, che nel 2014 hanno portato all’esordio del team in Moto3, con Fenati e Bagnaia come piloti e Vittoriano Guareschi come supervisore. Dal 2015 la direzione sportiva è in mano a Pablo Nieto e di talenti ne vengono fuori in continuazione: Bulega, Migno, Dalla Porta, Foggia. E dal 2017 c’è una rappresentanza anche in Moto2, con Bagnaia e Manzi, sostituito l’anno successivo da Marini. Menzione a parte la merita Franco Morbidelli, che non ha mai fatto parte dello Sky Racing Team, ma è stato uno dei prodotti dell’Academy VR46, campione del mondo della classe di mezzo nel 2017 e attualmente in MotoGP.

La vita privata: tutte le fidanzate del Dottore

  • Martina Stella (2002) - L’ultimo bacio, che per Valentino Rossi è stato il primo. Almeno di quelli finiti sulle riviste di gossip. La relazione con la bella attrice destò molto interesse da parte dei settimanali rosa nonostante la relazione sia durata pochi mesi.
  • Aura Rolenzetti (2005) - Lei aveva solo 16 anni e la loro storia d’amore, pare, sia stata tra le più intense del Valentino pilota. Aura Bolognese, ma di origini croate, nasce come modella, arrivando alla notorietà nel 2010 in seguito alla partecipazione a un’edizione dell’Isola dei Famosi.
  • Arianna Matteuzzi (dal 2005 al 2007) - Due anni importanti per il Dottore, che scelse Arianna, tra le poche non Vip della sua lunga schiera. In quel periodo i flirt chiacchierati si sprecavano: da Elisabetta Canalis a Maddalena Corvaglia. Voci che però non hanno mai trovato riscontri. 
  • Florinda Giamé (2008) - Dall’Isola dei Famosi a Uomini e Donne. C’è anche un’ex corteggiatrice nella schiera di ex di Rossi. Difficile ricostruire il periodo del loro flirt, ma ci sono foto in cui sono stati immortalati insieme. A proposito di smentite: Flavia Pennetta e Fernanda Lessa non fanno parte dell’elenco di pazienti del Dottore.
  • Marwa Klebi (dal 2009 al 2012) - Torniamo alle fidanzate non vip per presentarvi una giovane barista tunisina che ha avuto il privilegio di essere fidanzata con Valentino per ben tre anni. Per i due si parla di un ritorno di fiamma post rottura con Linda Morselli: un’estate passata in Croazia insieme nel 2016.
  • Linda Morselli (dal 2012 al 2016) - La modella e attuale fidanzata di Fernando Alonso è stata la compagna più longeva di Rossi. Quattro anni passati fianco a fianco prima della rottura.
  • Francesca Sofia Novello (dal 2018) - Il pilota e l’ombrellina, alla faccia del cliché amoroso. L’ultima fiamma in ordine di tempo è la modella di intimo Francesca Sofia Novello, conosciuta durante un GP, quando lei ancora assisteva i piloti prima delle gare. Un amore sbocciato in pista.

La condanna per evasione fiscale

Non solo sorrisi e vittorie. Valentino Rossi ha avuto problemi con il fisco che ha dovuto risolvere pagando sanzioni e interessi. Tutto nacque nell’estate del 2007, quando l’Agenzia delle Entrate contestò la mancata dichiarazione di compensi per una cifra di 60 milioni di euro nel periodo che va dal 2000 al 2004. Un’evasione fiscale di circa 43 milioni, che con penali e more arrivavano a 112 milioni. Rossi si difese addossando la colpa ai professionisti ingaggiati per tenere a posto i conti. All’inizio dell’anno seguente, il pilota di Tavullia decise di patteggiare e pagò all’Agenzia delle Entrate 19 milioni di euro per il quinquennio 2000-2004 e 16 per il biennio 2005-2006. Per eliminare ogni pendenza con la magistratura, Rossi ha chiesto un patteggiamento a sei mesi di reclusione per i reati di omessa e parziale dichiarazione dei redditi: la condanna non è stata menzionata nel casellario giudiziario data la sospensione condizionale (illecito estinto e la pena non ha avuto luogo).

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