Calciomercato

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Il calciomercato infiamma i sogni dei tifosi: resta aggiornato su tutte le trattative, con news, aggiornamenti e i profili dei giocatori al centro delle sessioni di mercato

Il calciomercato come lo intendiamo adesso è l’evoluzione di un’idea nata negli anni Cinquanta del secolo scorso. Prima di allora, agli albori della storia del calcio, i trasferimenti di giocatori da una società a un’altra, sempre a poca distanza fra loro per ovvi problemi logistici, avvenivano più che altro attraverso gentlemen agreement che spesso non prevedevano nemmeno un vero e proprio pagamento in denaro, ma magari un baratto commerciale o uno scambio di commesse lavorative.

Soltanto negli anni Trenta, quando il calcio aprì agli oriundi, si allargarono gli orizzonti e subito a dismisura, con le società costrette a organizzare lunghissimi viaggi transoceanici per andare a scovare, soprattutto in Sudamerica, i migliori campioni dalle origini italiane.

Costi e tempi di questi interminabili viaggi via mare portarono i club di allora ad affidarsi a persone del posto o disposte a viaggiare a incarico. Nasceva così in embrione la figura del procuratore, detto allora mediatore o sensale, uno che bazzicava campi di gioco, porti e piroscafi al soldo dei club, pronto a scovare talenti e accompagnarli letteralmente nella sede del miglior offerente.

La nascita del calciomercato

L’idea di scegliere una sede fissa dove i presidenti delle diverse squadre potessero incontrarsi per discutere i trasferimenti dei giocatori la si deve a Raimondo Lanza di Trabia, presidente del Palermo che negli anni Cinquanta cominciò a ricevere i colleghi nella suite di un hotel milanese. Da idea diventa presto tradizione: nasce il calciomercato e la sua sede è Milano, prima al Gallia, poi all’Hilton.

Protagonisti sono prima i presidenti – da Moratti ad Agnelli, da Lauro a Rizzoli -, poi i dirigenti come Allodi e Viani. Ci si avvicina agli anni del boom economico, si aprono le frontiere e cadono muri fino a poco prima ritenuti invalicabili, come quello dei 100 milioni di lire, col Napoli che ne sborsa 105 per lo svedese Jepsson dell’Atalanta. I calciatori sono ancora merce di scambio grazie all’istituto del vincolo, cioè il dovere da parte del giocatore di rispettare le decisioni del club detentore del suo cartellino.

Le rivoluzioni e il sindacato dei calciatori

Lo status del calciatore è molto cambiato nel corso degli anni grazie soprattutto all’operato del sindacato, fondato nel 1968. Il vincolo per giocatori professionisti, per esempio, viene abrogato con la legge 91 del 1981, che finalmente riconosce loro la qualifica di lavoratori dipendenti. Il sindacato, però, deve attendere il 2014 per vedere abolito anche in Italia l’istituto della comproprietà, in base al quale un calciatore poteva essere acquistato anche solo per metà, dando luogo a situazioni spesso assurde e paradossali.

Le riforme che arrivano dall’Europa

L’Italia però fa parte anche dell’Unione Europea fin dalla sua nascita e proprio dall’Europa arrivano due provvedimenti cui il calcio italiano deve adeguarsi. Il primo è una sentenza dell’Alta Corte di Giustizia Europea, la cosiddetta sentenza Bosman, dal nome del calciatore belga che vi si era appellato. In base a quel pronunciamento, a partire dal 1995, i calciatori vengono equiparati a tutti gli altri lavoratori, ottenendo quindi la libera circolazione nei paesi parte dell’Unione. Un terremoto epocale che ha sancito automaticamente l’impossibilità di fissare un tetto massimo agli “stranieri”, perché stranieri non sono più, con ripercussioni inevitabili fino nei vivai delle giovanili di tutto il continente.

L’Unione Europea, di concerto con la Fifa, è anche artefice della storica riforma che dal 2001 consente ai giocatori di calcio di poter anche rescindere il contratto con il proprio club. Un secondo scossone che ha messo i calciatori al centro del ring, dando loro la possibilità di scegliere l’offerta più conveniente e rafforzato il ruolo dei procuratori, sempre più padroni del calciomercato.

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