Roberto Mancini

La carriera di una delle figure più rappresentative della storia del calcio italiano

Roberto Mancini: ieri giocatore, oggi allenatore. Un uomo che ha dato tutto per il calcio, tra gli atleti più amati e famosi al mondo. Gli inizi della carriera al Bologna, l’amicizia sotto il segno del gol con Vialli alla Sampdoria, la Lazio, la Nazionale. E poi la panchina partendo dalla Fiorentina, ancora la Lazio, l’Inter, le esperienze estere al Manchester City, Galatasaray e Zenit San Pietroburgo.

Parliamo di un grande conoscitore del calcio. Già Vujadin Boskov, suo allenatore ai tempi della Samp, lo vedeva come tecnico grazie alle sue spiccate doti da leader. In campo, con la dieci sulle spalle, inventava e segnava con giocate da fuoriclasse.

Dal debutto nel calcio anni ’80 fino al ritiro nel 2001: questa la prima vita calcistica di Roberto Mancini. Poi la seconda, da allenatore: dal 2001 in poi, sempre con grandi risultati. E sempre ai vertici, con tanti trofei conquistati.

La vita da calciatore

Roberto Mancini fa il suo debutto in Serie A con la maglia del Bologna nella gara contro il Cagliari il 13 settembre del 1981, a soli 16 anni. Un predestinato. Alla prima stagione 30 presenze e 9 gol, che però non bastano ad evitare la retrocessione in B dei rossoblu. A Genova, sponda Sampdoria, c’è il presidente Mantovani che si è innamorato di lui. Così nell’estate del 1982 lo preleva dai felsinei per 4 miliardi, una cifra molto alta per l’epoca. Inizia la sua ascesa: con i blucerchiati diventa un leader. Quindici anni con quella maglia addosso, 424 presenze e 132 reti. Insieme a Vialli sono i gemelli del gol. Con Boskov allenatore vince uno scudetto (1991), 2 Coppe Italia (1988 e 1989), una Supercoppa Italiana nel 1991 vinta contro la Roma proprio con un suo gol. E ancora, ma con Sven Goran-Eriksson in panchina, ecco pure la quarta Coppa Italia nel 1994.

Il trasferimento alla Lazio e le magie di tacco

Roberto Mancini cambia aria: va alla Lazio nell’estate del 1997. C’è Eriksson con lui, pronti a dare vita al ciclo vincente a tinte bianco e celesti. Con la dieci sulle spalle incanta anche il popolo dell’Olimpico. Si esalta nei derby: memorabile il suo pallonetto nella stracittadina del 6 gennaio 1998 (4-1 finale per i laziali). Ancor più spettacolare il colpo di tacco in un altro derby, quello del 3-3 del novembre del 1998. Il 'tacco' diventa un suo marchio di fabbrica: pazzesco quello che “disegna” contro Buffon in un Parma-Lazio del 16 gennaio 1999. In biancoceleste arricchisce la sua bacheca: in 3 stagioni vince uno scudetto, una Coppa delle Coppe, una Supercoppa UEFA, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana. Si ritira nel 2001, dopo appena 4 partite con Leicester in Premier League. In Nazionale ha collezionato 36 presenze e 4 reti.

Roberto Mancini, la sua vita da allenatore

Da vice della Lazio a primo allenatore della Fiorentina. Gli scarpini di Roberto Mancini sono ancora caldi quando inizia la sua carriera da tecnico. Arriva sulla panchina viola addirittura senza patentino, ma risulta subito vincente: altra Coppa Italia in bacheca, questa volta da mister, vinta in finale contro il Parma. Ritorna alla Lazio come prima guida e centra la quarta posizione in campionato, dunque la Champions League. Vince un’altra Coppa Italia, con i biancocelesti, nel 2004.

Va all’Inter. In nerazzurro, tra prestazioni sul campo e scudetti assegnati dopo Calciopoli, vince tanto: 3 titoli, 2 Coppe Italia e 2 Supercoppe italiane. Saluta patron Moratti e va al Manchester City degli sceicchi. In Inghilterra fa vincere un trofeo alla squadra inglese dopo 35 anni. A Wembley alza al cielo l’FA Cup del 2013. Un anno dopo trionfa in Premier League all’ultima giornata battendo il QPR per 3-2. Ad agosto i Citizens sotto la guida di Mancini portano a casa anche un Community Shield.

Lascia l’Inghilterra, va un anno in Turchia dove vince una Coppa nazionale con il Galatasaray. Ritorna all’Inter, poi l’esperienza allo Zenit San Pietroburgo dal 2017. È stato inserito nella Hall of Fame del calcio italiano nella categoria ‘Allenatore italiano’ nel 2015. Da giocatore è stato candidato per due volte al Pallone d’Oro.

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