Paulo Fonseca

La carriera, le statistiche, le curiosità e i risultati del nuovo tecnico della Roma.

Paulo Alexandre Rodrigues Fonseca, questo il nome completo del tecnico della Roma, fa parte della moderna scuola degli allenatori portoghesi, quella che va da Jardim a Villas Boas, da Paulo Sousa a Nuño Espírito Santo, passando anche naturalmente per due totem plurititolati come José Mourinho e Fernando Santos.

Pur essendo nato nel continente africano ed essendo arrivato in giallorosso dall’Ucraina, Fonseca, molto più dei suoi colleghi citati, ha sviluppato vita e carriera, tanto quella da calciatore quanto quella successiva da tecnico, quasi interamente in Portogallo.

Nato il 5 marzo del 1973 a Nampula, la città dei bantu che è anche la più grande della parte nord del Mozambico, ex colonia portoghese, Paulo si è trasferito presto in Portogallo insieme ai genitori, che scelsero di rimpatriare a seguito dell’indipendenza ottenuta dallo stato africano negli anni Settanta.

Paulo Fonseca: la carriera

Fonseca ha cominciato a tirare i primi calci al pallone fin da ragazzino. È entrato nelle giovanili della Barreirense e con la maglia biancorossa ha fatto il suo esordio fra i professionisti nel 1991. Difensore di medio livello, è stato acquistato quattro anni più tardi dal Porto ma non ha mai esordito con la maglia dei Dragoni: fra prestiti e cessioni ha giocato per Leça, Belenenses, Maritimo, Vitoria Guimaraes e infine per l’Estrela Amadora. Qui ha chiuso la prima parte della sua carriera, quella da giocatore, e contestualmente ha cominciato a seguire le giovanili dello stesso club. Dopo una trafila nelle serie minori portoghesi è arrivata la chiamata del Paços de Ferreira nel 2012. Qui comincia a farsi conoscere: arriva terzo, conquista il pass per le qualificazioni alla Champions League e nell’estate 2014 viene scelto dal Porto. Con i Dragoni arriva il suo primo trofeo, la Supercoppa nazionale, ma l’esperienza non va come sperava e si chiude in anticipo nel marzo successivo. Un ritorno al Paços non particolarmente fortunato, prima del passaggio al Braga con cui conquista la Coppa di Portogallo – proprio contro il Porto - e arriva ai quarti di Europa League dove viene eliminato dallo Shakhtar Donetsk. Qualcuno fra i dirigenti ucraini lo nota e apprezza il gioco di quella piccola squadra portoghese che ha dato filo da torcere ai ragazzi di Lucescu e quando, a fine stagione, si tratta di trovare un sostituto al guru romeno, è proprio a lui che pensano. In Ucraina la carriera di Fonseca decolla definitivamente, tanto che in 3 anni vince 7 trofei nazionali e nel 2017-18 passa la fase a gironi della Champions League ed esce agli ottavi contro la Roma solo per la regola del gol fuori casa. Un altro incrocio del destino, insomma, visto che poco più di un anno dopo è stato chiamato proprio sulla panchina giallorossa.

Fonseca e la maschera di Zorro

Proprio a quella stagione di Champions League risale un episodio divertente che ha fatto conoscere Paulo Fonseca al grande pubblico. Insieme al suo Shakhtar, infatti, nel girone c’erano Napoli, Feyenoord e Manchester City. All’ultima giornata la qualificazione era in bilico e il tecnico portoghese scommise con alcuni amici che se avesse battuto la squadra di Guardiola, capolista e già matematicamente qualificata, si sarebbe presentato in conferenza stampa mascherato da Zorro, l’idolo della sua infanzia. Gli arancioni fecero un partitone, concedendo due soli tiri in porta ai Citizens e vinsero 2-1 una partita mai in discussione, tanto che la rete avversaria giunse solo al 92’ con un rigore di Agüero. Lui fu di parola e si presentò ai media con cappello, mantello e mascherina total black.

Palmares del nuovo tecnico della Roma

A 46 anni Fonseca ha già allestito una discreta bacheca personale, interamente dovuta alla seconda parte della sua carriera, quella da allenatore. Sono 9 in tutto i suoi trofei, a partire dalla Supercoppa portoghese vinta nella stagione 2013-14 alla guida del Porto, per proseguire con la Coppa del Portogallo conquistata con il Braga due anni dopo. Gli altri 7 sono tutti targati Shakhtar Donetsk, la squadra che ha guidato per tre stagioni dal 2016 al 2019: 3 campionati, altrettante Coppe d’Ucraina e la Supercoppa nazionale nel 2017-18.

Modulo e tattica: 4-2-3-1 e verticalizzazioni

Lo schema principe di Paulo Fonseca è il 4-2-3-1, ma al di là delle fredde cifre la presentazione migliore, forse gliel’ha fatta Pep Guardiola quando ha confessato che il suo Shakhtar è una delle squadre più divertenti e organizzate che lui abbia mai incontrato. Possesso palla, velocità e verticalizzazioni riassumono il suo credo calcistico che si sviluppa attraverso due mediani di fisico e intelligenza tattica, due esterni difensivi ad arare le fasce, un trequartista in grado di svariare fra le linee e scambiare spesso la posizione con gli esterni di attacco e una punta che deve essere attaccante tuttofare. Corsa, impeto, pressing e molta fantasia, tanto che il modulo originario può variare a seconda dei momenti in 3-3-1-3, in 2-4-3-1 o in un 4-4-2 a coprire le linee di passaggio in fase difensiva.

La moglie e la famiglia

Per F0onseca l’Ucraina ha segnato un preciso spartiacque non soltanto nella sua carriera, ma anche nella sua vita privata. Sposatosi nel 1999, quando era in Portogallo, con Sandra, da lei Paulo ha avuto due figli: Diego (20 anni) e Beatriz (14). Ma a Donetsk ecco l’incontro con Katherine Ostroushko, capo ufficio stampa dello Shakhtar, che gli ha cambiato la vita. Lasciata Sandra, Paulo ha scelto il lago di Como come location per il nuovo matrimonio e ora è in attesa del suo terzo figlio.

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