Luciano Spalletti

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Dopo una discreta carriera da calciatore trascorsa esclusivamente tra squadre toscane e liguri (Castelfiorentino, Entella Bacezza, Spezia, Viareggio ed Empoli) e che lo ha visto arrivare al massimo in Serie C1, Luciano Spalletti decide di abbandonare i panni del centrocampista per intraprendere la strada dell’allenatore. 

Una scelta azzeccata, perché sotto questa nuova veste i risultati sono stati decisamente migliori. Nato a Certaldo, comune della città metropolitana di Firenze, sceglie Empoli (dove aveva appeso gli scarpini al chiodo) come base di partenza. 

Inizialmente lavora esclusivamente nel settore giovanile, ma nella stagione 1993-1994 arriva la chiamata in prima squadra, per sostituire Adriano Lombardi a 6 giornate dalla fine di un campionato di Serie C1 che sembrava destinato alla retrocessione dei toscani. Con Spalletti alla guida, però, l’Empoli riesce a salvarsi ai playout.

Luciano Spalletti, la scalata con l’Empoli

Non gli basta per meritare la conferma, così con la nuova stagione torna nel settore giovanile. Una nuova chiamata arriva nell’annata 1995/1996, sempre in Serie C1: è quella della svolta, perché quell’Empoli vince nello stesso anno la Coppa Italia di categoria e ottiene la promozione passando per i playoff, superando in finale il Como. E la scalata non è finita, perché nel suo primo anno in Serie B riesce subito a conquistare un’incredibile promozione in Serie A, dove approda quindi per la prima volta nella stagione 1996/1997, riuscendo anche a salvarsi con una giornata d’anticipo. 

Il lavoro fatto a Empoli non passa certo inosservato e infatti arriva puntale la chiamata della Sampdoria, pronta ad affidargli un progetto (almeno in teoria) più ambizioso rispetto a quello dei toscani. 

In Liguria però Spalletti non riesce a imporsi allo stesso modo: viene esonerato a dicembre, per poi essere richiamato a 15 giornate dalle fine, senza riuscire però a sventare la retrocessione. L’anno dopo riparte dalla Serie B, ma sulla panchina del Venezia. Altra avventura sfortunata, culminata con un primo allontanamento, il richiamo e il definitivo esonero a febbraio 2000.

La rinascita nell’Udinese e la chiamata della Roma

Nel marzo del 2001 arriva la prima chance con l’Udinese, che riesce a condurre alla salvezza con un turno d’anticipo. La stagione successiva la comincia di nuovo in stand-by, fino alla chiamata dell’Ancona in Serie B: un’altra esperienza che si chiude con la salvezza anticipata. La stagione 2002/2003 è la prima del suo triennio vero e proprio a Udine: lì Spalletti riesce a rilanciarsi, conquistando nei primi due anni un posto in Coppa Uefa e nel terzo addirittura la Champions League (prima volta nella storia del club friulano).

È in quel momento che arriva l’opportunità di allenare la Roma: al suo primo anno (2005/2006) chiude al quinto posto, che grazie alle penalizzazioni di Calciopoli si trasforma in una seconda posizione valida per l’accesso alla Champions League, a cui partecipa per la prima volta la stagione successiva, uscendo ai quarti di finale con il Manchester United (vittoria per 2-1 all’andata, sconfitta per 7-1 al ritorno). In campionato arriva a 22 punti dall’Inter vincitrice dello scudetto, ma contro i nerazzurri Spalletti si toglie lo sfizio di vincere il primo trofeo, la Coppa Italia. A questo seguirà una Supercoppa italiana l’anno dopo e un’altra Coppa Italia, tutte vinte contro l’Inter. Dopo quattro anni di mandato, nonostante un contratto in essere per altre due stagioni, Spalletti rassegna le dimissioni dopo le prime due partite (entrambe perse) del campionato 2009/2010.

L’esperienza allo Zenit e il ritorno in Italia. Dal 2017 c'è l'Inter

Non ci mette molto a trovare una sistemazione e a dicembre è già il nuovo allenatore dello Zenit. In quattro anni a San Pietroburgo Luciano Spalletti vince due volte il campionato, una volta la Supercoppa e una la Coppa di Russia: viene esonerato nel marzo del 2014.

Dopo due anni sabbatici viene contattato di nuovo dalla Roma nel gennaio 2016, per sostituire Rudi Garcia. L’impatto è ottimo e riesce a portare i giallorossi al terzo posto a fine campionato, accedendo alla Champions League. Una competizione da cui però l’anno successivo esce subito, sconfitto nel doppio confronto dei playoff con il Porto. Eliminazione bruciante pure in Coppa Italia, in semifinale per mano della Lazio, mentre in campionato chiude in seconda posizione con 87 punti (record del club). Resta un anno travagliato, condizionato dal rapporto complicato con Francesco Totti, al suo ultimo anno di carriera. A fine stagione decide di lasciare di nuovo la Roma, per iniziare poi una nuova avventura all’Inter.

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