Andrés Iniesta

Andres Iniesta, l'Illusionista del Barcellona

Lo chiamano l’Illusionista, per i giochi di magia di cui sono capaci i suoi piedi. Ma anche il Cavaliere Pallido, con tutta la connotazione di gentiluomo che ha in sé la parola “caballero”. Per tutti, poi, è semplicemente Don Andrés. Per definire al meglio Andres Iniesta, però, basterebbe un appellativo: il Centrocampista. Eccezion fatta per Xavi e Pirlo, nessun altro giocatore nell’ultimo decennio ha interpretato il ruolo a un livello così elevato.

Nato l’11 maggio 1984 a Fuentealbilla, nella comunità di Castiglia-La Mancia, Iniesta ha sempre e solo vestito una maglia: quella azulgrana del Barcellona. Un’avventura cominciata nel 1996, ad appena 12 anni, e che lo condurrà più volte sul tetto d’Europa e del mondo.

Un traguardo raggiunto anche con l’altra “seconda pelle” della sua carriera: la camiseta roja della Spagna. Con la Nazionale, Iniesta è riuscito a conquistare un triplete che nessun’altra selezione aveva mai centrato prima. Dagli Europei del 2008 al bis nel 2012, passando per l’apoteosi del Mondiale sudafricano del 2010. Proprio la sua rete, al minuto 116 della finale contro l’Olanda, ha regalato alla Spagna il primo titolo iridato della sua storia.

Iniesta e il Barcellona: l’inizio dell’avventura

L’epopea di Don Andres comincia a 40 km da casa sua, ad Albacete: è il 1992 e Iniesta (che ha mosso i primi passi nel futsal) ha appena 8 anni. Ne bastano altri quattro per attirare su di sé le attenzioni delle due squadre più titolate di Spagna: nel 1996, dopo il Torneo Infantil di Brunete, sia Barcellona che Real Madrid piombano sul gioiellino 12enne. A spuntarla è il club culé, che lo porta a crescere nella leggendaria Masia. Gli inizi per il piccolo Andres sono tutt’altro che facili, come confesserà nell’autobiografia “La jugada de mi vida” (pubblicata nel 2016): “Il giorno più brutto della mia vita l'ho vissuto quando ero alla Masia. Ho provato una sensazione di abbandono e nonostante sia passato tanto tempo mi sembra ancora di provarla. Volevo stare lì, sapevo che era la cosa migliore per la mia carriera, ma mi mancava la famiglia. Non sentirli e non vederli per tutto quel tempo è stato molto duro”. In Catalogna il giocoliere manchego riesce lo stesso a scalare tutte le giovanili fino al Barça B: due campionati, tra il 2000 e il 2002, prima dell’inevitabile promozione in prima squadra. L’esordio con i big risale al 29 ottobre 2002, quando Louis Van Gaal lo lancia in Champions League contro il Bruges. L’anno successivo, stavolta con Frank Rijkaard sulla panchina blaugrana, collezionerà 11 presenze  e il suo primo gol in Liga.

I primi trionfi, la prima Champions League

È la stagione 2004/05 a lanciarlo in pianta stabile tra i giocatori più utilizzati dal tecnico olandese: pur entrando spesso a partita in corsa, concluderà il campionato con 37 presenze. Ma soprattutto, con la vittoria della sua prima Liga. Un successo bissato nel 2006, quando al trionfo in patria se ne aggiunge uno ancora più esaltante: la Champions League conquistata contro l’Arsenal, la seconda del Barcellona a distanza di 14 anni e la prima della bacheca personale di Iniesta. A sorpresa, nell’estate 2007 sembra materializzarsi un incredibile passaggio al Real Madrid: almeno, questa è l’intenzione degli acerrimi rivali dei catalani, disposti a pagare la clausola rescissoria fissata per l’allora 24enne. Il desiderio di Andres è però quello di rimanere al Camp Nou per continuare a vincere in blaugrana. Il rinnovo del gennaio 2008 non fa che testimoniarlo: contratto prolungato fino al 2014 e clausola innalzata a 160 milioni.

L’era Guardiola e il primo triplete

Al Barça si conclude l’era Rijkaard, comincia quella di Pep Guardiola. Il Camp Nou diventa la casa del tiqui-taca, la filosofia di gioco che condurrà i catalani al loro primo, storico triplete. La stagione 2008/09 porta Iniesta e compagni a centrare la vittoria in campionato (la terza per Andres), la Copa del Rey e la Champions League nella finale di Roma contro il Manchester United. All’Olimpico è proprio l’Illusionista a servire l’assist per la rete del vantaggio di Eto’o. Ancora più importante era stata la sua rete nella semifinale di ritorno, quando i blaugrana erano riusciti a strappare la qualificazione in casa del Chelsea. La stella di Iniesta brilla ormai di luce propria nel firmamento del Barcellona: un nuovo rinnovo, stavolta fino al 2015, alza la clausola fino a 200 milioni. Anche la stagione 2009/10 è da incorniciare (non solo per il trionfo mondiale con la Nazionale): un’altra Liga vinta, a cui si aggiungono la Supercoppa di Spagna e i primi successi di Iniesta in Supercoppa Europea e soprattutto nel Mondiale per Club. La lista dei trofei sembra destinata a non finire: nel 2011 ecco un’altro campionato, la Supercoppa spagnola e la terza Champions League conquistata da Andres (ancora una volta superando in finale i Red Devils). Si prosegue con altri successi tra campionato (ancora due titoli nel 2012 e nel 2013), Coppa del Re, Supercoppa nazionale ed europea e il secondo bollino nel Mondiale per Club. Per Iniesta arriva anche un altro rinnovo contrattuale, che prolunga il rapporto con il club fino al 2018.

Il secondo triplete, stavolta con Luis Enrique

Dopo l’addio di Guardiola, sulla panchina blaugrana si succedono il compitano Tito Vilanova e il “Tata” Gerardo Martino. Nel 2014 ha invece inizio l’era Luis Enrique: come accaduto già con Pep, al primo anno è già apoteosi. Il Barcellona del super tridente Messi-Suarez-Neymar (“il migliore della storia”, secondo Iniesta) regala a Lucho il suo personale triplete: ancora una volta la formazione culé vince campionato, Copa del Rey e Champions League, in finale contro la Juventus. Successi seguiti, la stagione successiva, da un altro titolo nazionale (l’ottavo per Iniesta), da un’altra Coppa del Re (la quarta), dalla Supercoppa spagnola (settimo sigillo), dalla Supercoppa Europea (terzo trionfo) e dal Mondiale per Club (anche in questo caso, il terzo centrato da Iniesta).

A un passo dal Pallone d’Oro

Non solo trofei con il Barcellona, non solo trionfi con la Spagna: nel palmares di Andres Iniesta non potevano mancare i riconoscimenti personali. Nel 2012 la UEFA lo nomina Best Player in Europe, mentre nel 2014 è il primo spagnolo a portare a casa il Golden Foot (titolo riservato agli over 28). Il piazzamento più prestigioso, ma anche il rimpianto più grande è rappresentato però dal Pallone d’Oro 2010: la vittoria del Mondiale, con il suo gol decisivo, non basta per scalzare il compagno di squadra Leo Messi dal gradino più alto del podio. Una “sconfitta” accettata senza problemi da Iniesta, secondo cui la Pulce è “addirittura il numero uno di tutta la storia del calcio”.

Carta d'identità
Nome Andrés
Cognome Iniesta
Data di nascita 11/05/1984
Nato a Fuentealbilla
Stato Spain
Peso 68
Altezza 171
In campo
Numero di maglia 8
Ruolo Attacking Midfielder
Fascia Left/Centre/Right
Piede preferito Right
Nazionale Spain

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