Serie A e calcio italiano: piano contro una crisi da quasi un miliardo

L'emergenza da coronavirus che ha prodotto la sospensione dei campionati sta mettendo in crisi il nostro calcio. Già persi circa70 milioni, ma la cifra potrebbe lievitare.

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Parlare di cifre è difficile. Certo il blocco di tutti i campionati del nostro paese, dalla Serie A ai Dilettanti, a causa dell'emergenza coronavirus sta creando danni eccezionali a tutto il mondo del calcio. Inutile dire che, a livello nazionale, ci sono altri settori molto più nevralgici che si trovano a fronteggiare situazioni anche più disperate, ma il mondo del pallone, che da noi è punta di diamante nel campo dell'entertainment e non solo, reclama giusta attenzione.

L'ultimo turno completato dalla Serie A è il 26esimo e l'ultima partita giocata è Sassuolo-Brescia che risale al 9 marzo, la sera che Giuseppe Conte allargò in pratica la zona rossa a tutta l'Italia. Da allora viviamo tutti un momento particolare, anzi unico, che ci fa riscoprire attività che rimandavamo da tempo, affetti trascurati e angoli della casa dove magari non mettevamo piede da chissà quanto.

Ma in un tempo nel quale la monotonia delle giornate ci fa a volte persino dimenticare che sia domenica, il calcio giocato ci manca, con tutto quello che ne consegue. E non manca soltanto a noi tifosi, il calcio giocato manca anche a giocatori e, soprattutto, a società e Federazioni: si calcola, infatti, che in poco più di due settimane di stop, le perdite per club e indotto ammontino già a circa 70 milioni di euro.

Gravina Figc
I club hanno presentato dati allarmanti al presidente della Figc Gravina

Serie A: il piano anticrisi del calcio italiano

Una cifra destinata a salire in modo esponenziale, tanto che le stime delle diverse Leghe si attestano fra i 170 e i 720 milioni per la Serie A, fra i 150 e i 200 per la B e fra i 20 e gli 84 per la C. Una voragine che rischia di creare ripercussioni difficilmente assorbibili per l'intero movimento calcistico del nostro paese. Di questo hanno parlato in call conference il presidente della Federcalcio Gravina e quelli delle Leghe, Dal Pino, Balata, Ghirelli e Sibilia. La Lega di Serie A ovviamente fa da traino e ha presentato un documento per affrontare la crisi, che verte principalmente su sei punti: costo del lavoro, norme speciali, liquidità, nuove fonti di finanziamento, infrastrutture e diritti tv.

Il ministro Spadafora
Gravina ha promesso di interessare il ministro Spadafora

Gravina, dal canto suo, ha assicurato che, per quanto riguarda le iniziative per la liquidità nel breve periodo, interessaerà in settimana il Coni e il ministro Spadafora, rimandando a una fase successiva tutte le iniziative legate alla ripartenza. Per giovedì, inoltre è calendarizzata una riunione con tutte le componenti federali, compresi arbitri e calciatori. Proprio questi ultimi sono stati chiamati da qualche giorno a dare risposte sull'eventualità che, data la situazione, possano rinunciare a una parte dei propri sostanziosi emolumenti. Il monte ingaggi complessivo dei 20 club della nostra massima serie  è intorno al miliardo e mezzo: se tutti accettassero una decurtazione del 10% i club si ritroverebbero con 150 milioni in più, che diventerebbero 300 ove la rinuncia ammontasse al 20%.

Coutinho Muller
I giocatori del Bayern Monaco hanno accettato la riduzione del 20% degli emolumenti

All'estero gli esempi più virtuosi arrivano dalla Bundesliga, dove adesioni alla rinuncia sono arrivate, anche se non sempre ufficialmente, dai giocatori di Borussia Moenchengladbach, Bayern, Schalke 04, Mainz, Werder Brema e anche Bayer Leverkusen e Borussia Dortmund, mentre in Inghilterra ha preso piede soprattutto in Championship e in Francia, secondo il principio della disoccupazione parziale previsto dalla legge, si segnalano i casi di Lione, Montpellier, Nimes e Amiens. 

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