CoVid-19, Brasile nel caos: stipendi sospesi, i calciatori protestano

Il decreto firmato, e poi ritirato, da Bolsonaro prevedeva la sospensione forzata degli emolumenti per quattro mesi. Ma i giocatori non ci stanno e promettono battaglia.

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Il Coronavirus mette in ginocchio tutto il mondo. Non fa eccezione il Brasile, che già da una decina di giorni si sta attrezzando per quella che ha tutta l’aria di poter diventare un’emergenza sanitaria senza precedenti. Il fatto che non esista (ancora) una cura al CoVid-19 ha gettato l’intero paese nella psicosi, aumentata quando anche uno stretto collaboratore del presidente Bolsonaro è risultato positivo al tampone. Il calcio, in tutto questo, si è fermato: nell’ultimo weekend la federazione ha stoppato tutte le serie professionistiche fino a data da destinarsi, dando così seguito alla richiesta di alcuni calciatori che, fino a quindici giorni fa, si erano detti abbastanza preoccupati per la situazione.

Negli stati di Rio de Janeiro e San Paolo, però, già da un po’ si giocava a porte chiuse: per esempio, in occasione dell’esordio con il Botafogo di Keisuke Honda, la società carioca aveva dovuto rimborsare i biglietti alle decine di migliaia di tifosi che li avevano acquistati per assistere alla prima partita del campione giapponese, il cui gol – arrivato sugli sviluppi di calcio di rigore – non è praticamente stato festeggiato da nessuno. Nel frattempo in tutto il paese, anche nella zona di nord-est, i numeri legati ai contagi stanno aumentando. Jair Bolsonaro ha già fatto intendere che non si sa se e quando lo sport potrà essere di nuovo la prima distrazione del popolo brasiliano. Di certo, al momento, c’è solo che non si può andare avanti.

A pagarne le conseguenza, oltre a una popolazione martoriata a causa di una sanità pubblica ridotta al lastrico, sarà il calcio locale, già da anni in piena recessione. Sovente si parla di società come Flamengo e Corinthians, due esempi di gestione virtuosi, ma troppo spesso si omette di dire anche che le due di cui sopra sono semplicemente isole felici in un oceano disseminato di club in perenne difficoltà. Per questo le società avrebbero chiesto ai propri tesserati di tagliarsi gli stipendi, approfittando di una delibera firmata dal governo centrale che avrebbe permesso alle azienda di sospendere le mensilità per un massimo di quattro mesi consecutivi. Poi il decreto è stato subito ritirato, ma non è escluso che alcuno club procedano lo stesso con una riduzione degli emolumenti forzata verso i propri tesserati.

Coronavirus in Brasile
Jorge Jesus, allenatore del Flamengo: anche lui è uno dei vip risultati positivi al tampone del CoVid-19. Il portoghese è in autoisolamento da settimane, in un paese i cui contagi crescono esponenzialmente giorno dopo giorno

Brasile, niente stipendi? Calciatori e sindacati in rivolta

Venerdì scorso si è tenuta una video conferenza tra club di A, B e C, al termine della quale si è scelta la linea comune delle ferie collettive per 30 giorni, dopo di che è possibile che stipendi e diritti di immagine possano essere tagliati addirittura del 50%. La situazione è grave, anche perché le mancate entrate da parte dei network televisivi - la prima, e per molti unica fonte di introiti - porterebbero al collasso le già disastrate casse delle società, chiamate a prendere in considerazione la sospensione totale del pagamento degli ingaggi qualora lo stallo dovesse protrarsi per mesi.

E i giocatori? Ovviamente non ci stanno: anche se alcuni sindacati di stati "minori" hanno fatto sapere di voler prendere se non altro in considerazione la prospettiva di cui sopra, molti calciatori della Serie A brasiliana si sono detti pronti a dare battaglia. Nella massima serie d'altronde i compensi sono più alti, gli sponsor investono cifre importanti ma solo se in cambio ottengono visibilità, cosa che con il calcio in stand-by non è chiaramente possibile. Intanto la federazione ha già sospeso i campionati statali, che non si concluderanno, e la Coppa del Brasile, ma anche il Brasileirao - che dovrebbe iniziare il mese prossimo - subirà molto probabilmente dei ritardi.

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