Paratici e quel viaggio di mercato in Colombia: "Fu un grosso rischio"

Il direttore sportivo bianconero: "Ricordo una missione a Quito in un bar, uno dei luoghi più malfamati al mondo".

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La Juventus, nonostante lo stop del campionato dovuto all'emergenza Coronavirus (con 3 giocatori della rosa risultati positivi al test per il Covid-19), continua a trovare il modo per parlare ai suoi tifosi come fatto oggi insieme a Fabio Paratici.

Il direttore sportivo della società bianconera è stato ospite di "A casa con la Juve", programma trasmesso sul canale ufficiale del club e sul suo canale YouTube in cui si parla del mondo dei campioni d'Italia per bocca di diversi protagonisti.

Paratici era presente insieme al campione olimpico Gregorio Paltrinieri, grande tifoso della Juventus. E nel parlare durante la trasmissione, il dirigente ha anche rivelato alcune storie curiose della sua carriera nel mondo del calcio. Svelando persino qualche occasione in cui ha rischiato grosso solamente in nome del calciomercato.

Fabio Paratici
Paratici raccontati alcuni aneddoti del suo passato da dirigente

Juventus, Paratici: "Una volta in Colombia rischiai per un appuntamento di calciomercato"

Interpellato da Enrico Zambruno e Claudio Zuliani, Paratici non ha potuto non parlare della difficile situazione che l'Italia sta vivendo in queste settimane riferendosi in particolare alla zona di Piacenza di cui è originario.

Voglio lanciare un invito a tutti, state a casa: la provincia di Piacenza è molto colpita e ci sono ben 30 morti ogni giorno, deve farci pensare: proviamo a impegnarci sempre di più facendo attenzione.

Passando ad argomenti più leggeri, il direttore sportivo della Juventus ha raccontato qualche aneddoto sulla sua carriera da dirigente parlando in particolare di un episodio accaduto quando era alla Sampdoria.

Nella mia carriera ho potuto viaggiare tanto, nei sei anni alla Sampdoria ero un osservatore quindi andavo sempre in giro: una volta ero in Ecuador per seguire un calciatore e la famiglia mi chiese di incontrarci alla stazione degli autobus di Quito che è un posto malfamato. Il tassista mi vide in giacca e cravatta, chiedendomi se ero sicuro di voler scendere lì. Attraversai la stazione di corsa sperando che nessuno mi facesse niente, era un grosso rischio ma andò tutto bene. Un altro aneddoto simile? Durante Argentina-Cile dei Mondiali Under-17 stavo seguendo Vidal, la partita finì 8 contro 8 e dopo una rissa nel sottopassaggio arrestarono tutti.

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