I 40 anni di Ronaldinho: storia di una parabola in picchiata

Una carriera incredibile tra Barcellona, Milan e trionfi in Brasile. Poi il tramonto, inesorabile e vertiginoso, fino al carcere di Asuncion.

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In principio era il Barcellona. O meglio, il PSG. Poi è stato il turno dell'elastico, del passaggio no-look, delle 4 traverse consecutive, dell'esultanza ballata e del simbolo con il pollice e il mignolo mentre il resto della mano rimane chiusa. Ronaldinho è stato il calciatore che ha portato il Brasile di vecchia generazione nella nuova: il marchio del "futbol bailado" non solo esportato in Europa, ma anche e soprattutto con i primi video dei suoi trucchi su YouTube.

Parlare del palmarès è quasi superfluo: è uno dei 10 calciatori ad aver vinto sia la Champions League sia la Copa Libertadores, il secondo (dopo Juan Pablo Sorin) a vincere prima in Europa e successivamente in Sudamerica, Pallone d'Oro nel 2005, campione di Spagna con il Barcellona, campione del mondo con il Brasile nel 2002 e vincitore della Copa America con la Seleçao nel 1999.

Oggi compie 40 anni e lo fa nel momento più buio della sua vita. Dal 5 marzo è detenuto nel carcere di Asunción, dopo essere entrato in Paraguay insieme al fratello Roberto con dei passaporti falsi. Alla base di tutto, ci sarebbe una truffa da parte di un'associazione benefica: il brasiliano, fino a questo momento delle indagini, è considerato estraneo alla frode di un'imprenditrice sua connazionale e si trova nel penitenziario paraguaiano solo per la vicenda dei documenti non validi.

Ronaldinho compie 40 anni: dal mito di Barcellona al carcere di Asuncion
Ronaldinho compie 40 anni: dal mito di Barcellona al carcere di Asuncion

I 40 anni di Ronaldinho tra genio e sregolatezza

Nonostante la brutta piega che ha preso la sua vita nel corso delle ultime settimane, Ronaldinho rimane uno dei volti maggiormente riconoscibili nella storia del calcio. Icona targata Nike, che l'ha reso giocoliere anche fuori dal campo con il filone pubblicitario "Joga Bonito", l'ex calciatore del Barcellona è stato il 10 che si divertiva mentre divertiva: celebre il suo esordio memorabile in blaugrana, dribbling e sassata dalla distanza che spacca la traversa e finisce in rete. Incredibile anche quello che è stato in grado di fare il Santiago Bernabeu, stadio degli acerrimi rivali del Real Madrid, che gli ha tributato una standing ovation dopo aver seminato Sergio Ramos e pietrificato Casillas per l'ennesimo gol nel Clasico.

Ma anche il doppio passo e il sombrero su Gattuso a San Siro, il gol in stile futsal al Chelsea e la rovesciata contro il Villarreal, senza dimenticare il quasi gol all'Athletic Bilbao, con la traversa che stoppa il lob sul portiere dopo un'azione da solo contro tutti. Dinho è stato questo, vecchia scuola brasiliana applicata al calcio europeo: l'estetica viene prima di qualunque altra cosa, altrimenti non si parlerebbe di Brasile, ma l'Europa esige l'efficienza e il raggiungimento del successo. Cosa che il 10 della Seleçao ha conciliato alla perfezione, senza perdere il sorriso e lo spirito festaiolo che l'ha sempre contraddistinto in campo e fuori.

È successo lo stesso quando ha lasciato la calda Barcellona per la fredda Milano, indossando il rossonero per imporsi anche in Italia. Dal Milan va via nella sessione invernale del 2011, prima dell'ultimo scudetto conquistato dal club, ma dando ugualmente un contributo importante. Gol da stropicciarsi gli occhi, contro la Juventus e non solo, ma anche l'incredibile giocata su Rigoni durante Milan-Chievo. Era già sul viale del tramonto, ma ha incantato lo stesso ad altissimi livelli.

Ha scelto poi il Brasile e la maglia del Flamengo, si ambienta nuovamente nel suo Paese vincendo un Campeonato Carioca, ma è con il trasferimento all'Atletico Mineiro che entra nel mito. "O Galo" vince la prima Copa Libertadores della sua storia e lo fa con Ronaldinho in campo, a guidare una storica, quanto drammatica rimonta ai danni dell'Olimpia Asuncion, battuto ai rigori dopo aver rimontato il 2-0 incassato in Paraguay.

È, di fatto, l'ultimo canto di Dinho, non più in forma come quando dominava in Europa o veniva scoperto dal mondo in Corea e Giappone, quando spianò la strada al Brasile con il suo gol leggendario all'Inghilterra. Né è il ragazzino di 19 anni che segnava al Venezuela nella Copa America vinta oltre 20 anni fa. Nonostante ciò, strappa altri due contratti: uno al Queretaro, in Messico, dove tra razzismo nei suoi confronti e scarso impegno da parte sua non arrivano i risultati sperati. L'ultimo, nel 2015, alla Fluminense, con 7 presenze senza nessun gol e l'addio definitivo al calcio giocato.

Ronaldinho e i colpi di testa

Tanto genio, ma anche sregolatezza e un comportamento fuori dagli schemi. Ronaldinho è stato protagonista commerciale a livello planetario, ma non sempre ha trovato l'appoggio di brand e pubblico. Come nel 2013, quando lanciò la sua linea di preservativi mentre giocava con l'Atletico Mineiro. La sua campagna pubblicitaria, con il prodotto denominato "Sex Free", serviva per sensibilizzare il mondo nella lotta all'AIDS, ma non ha ottenuto quanto sperava fuori da Belo Horizonte.

Andò peggio nel 2012, quando si presentò alla conferenza stampa di presentazione all'Atletico Mineiro con due lattine di Pepsi davanti ai microfoni. Il problema? Il suo accordo commerciale come testimonial della Coca-Cola, con la nota multinazionale che ha rescisso unilateralmente il suo contratto da 742mila dollari all'anno. Una serie di flop, errori e gravi mancanze che, purtroppo, si sono spesso accompagnati ad uno stile di vita mai particolarmente integro.

L'ultimo capitolo: il carcere

L'arresto del 5 marzo rappresenta tutt'ora l'ultima tappa nella vita incredibile di Ronaldinho. Il brasiliano rimarrà in carcere fino al termine delle indagini, ma la sua detenzione potrebbe allungarsi per via dell'emergenza Coronavirus. La chiusura degli uffici e l'isolamento del personale rallenterà sicuramente le perizie relative ai cellulari e comporterà un ritardo nell'analisi di tutte le intercettazioni telefoniche, costringendo l'ex calciatore di Barcellona e Milan a rimanere nel penitenziario di Asuncion. Al momento, inoltre, rischia una condanna a 5 anni.

I festeggiamenti per i 40 anni, però, non sono rimandati: i detenuti organizzeranno un barbecue per il compleanno di Ronaldinho, che sicuramente non dimenticherà il suo ultimo viaggio in Paraguay. Come nessuno dimenticherà la sua carriera e le evoluzioni che ha avuto fino alle ultime partite. Talento cristallino portato al massimo livello di successi, ma con un crollo in picchiata che macchia il passato glorioso da grande campione.

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