Sion, licenziati 9 che giocatori non vogliono tagliarsi l'ingaggio

Il presidente Constantin ha chiesto ai suoi calciatori di decurtarsi lo stipendio per l'emergenza coronavirus: chi ha rifiutato è stato cacciato, c'è anche l'ex romanista Doumbia.

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Gli effetti della pandemia da Coronavirus nel mondo dello sport continuano ad accumularsi e uno dei campionati calcistici più colpiti è quello della Svizzera che sta subendo un contraccolpo economico molto pesante. L'esempio perfetto è il Sion che in queste ore è stato al centro di una bufera.

Il presidente Christian Constantin ha infatti chiesto a tutti i calciatori che compongono la rosa un'importante decurtazione degli stipendi visto che gli introiti della società sono stati letteralmente bloccati per via del blocco delle competizioni.

Questa decisione fa parte di una sorta di cassa integrazione che in terra elvetica subentra per i lavoratori che non possono offrire le loro prestazioni per motivi indipendenti dalla loro volontà. Ma i giocatori sotto contratto del Sion che si sono rifiutati hanno subito l'ira del presidente che li ha licenziati in tronco.

Soydou Doumbia
Doumbia licenziato dal Sion per aver rifiutato il taglio dello stipendio

Sion, 9 giocatori rifiutano il taglio dello stipendio: il presidente li licenzia

La cassa integrazione avrebbe permesso al club di risparmiare dato che ci sarebbe stata una riduzione sostanziale a tutti gli stipendi (percentualmente proporzionale agli ingaggi di ogni giocatori) che sarebbero poi stati pagati sia dalla società che dallo stato stesso.

Ma nella rosa del Sion sono arrivati anche 9 rifiuti che hanno convinto Constantin a terminare con effetto immediato i loro contratti: nella lista ci sono l'ex Barcellona Alex Song, Christian Zock, Ermir Lenjani, Xavier Kouassi, Birama Ndoye e Mickael Facchinetti oltre a due vecchie conoscenze del calcio italiano come Seydou Doumbia e Pajtim Kasami.

L'Assocalciatori svizzera ha subito reagito con veemenza al provvedimento, spiegando che le cause legate ai contagi da Covid-19 non possono essere ritenute accettabili al punto di un licenziamento.

Speriamo che questi licenziamenti vengano subito annullati e che si discuta su una possibile alternativa.

Una vicenda spinosa che probabilmente si trascinerà a lungo, con attesa per la decisione che farà capire se la scelta del vulcanico presidente del Sion possa rientrare nella casistica dei licenziamenti per giusta causa.

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