Coronavirus, Gravina ai calciatori: "Taglio stipendi non sia un tabù"

Il presidente della FIGC apre alla possibilità che i calciatori si taglino lo stipendio: "Non deve essere un tabù, serve solidarietà". E sul campionato: "Penso si ripartirà".

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Il momento è complicato, il calcio si trova ad affrontare un'emergenza nuova, inedita, a ridefinire le proprie priorità e a cercare un modo per guardare al futuro e a una ripartenza che prima o poi dovrà esserci. Il coronavirus ha cambiato le vite di tutti e anche quelle degli addetti ai lavori. Il pallone non rotola più, gli allenamenti per ora sono fermi e il campionato s'è bloccato alla giornata numero 26 e chissà quando riaprirà i battenti. 

Tra i protagonisti in prima linea, in questo momento, c'è senza dubbio Gabriele Gravina. Il presidente della FIGC è intervenuto ai microfoni di Radio24 e ha analizzato la situazione, toccando diversi argomenti. 

Bisogna pur pensare a delle linee guida che conducano a una graduale ripresa, perché il mostro contro il quale si sta combattendo dovrà arretrare, arrendersi agli sforzi della comunità. Il virus sta ancora prendendo campo, sta avanzando, ma arriverà il momento in cui comincerà ad arretrare, a perdere terreno, schiacciato dalla scienza e della buona volontà di ognuno di noi. Il calcio in Italia è in ghiaccio da quasi tre settimane e la botta è stata drammatica soprattutto per i club più piccoli.

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Coronavirus, Gravina: "I taglio degli stipendi dei calciatori? Non sia un tabù"

Le spese sono rimaste invariate, gli introiti sono crollati. Così ecco che quelle società che avevano un rapporto spese/fatturato simile, ora rischiano di piegarsi a una crisi inaspettata e finire in un oblio dal quale poi uscire diventa impossibile. Per questo molti club hanno chiesto ai vertici del calcio italiano di trovare un'intesa sul taglio degli stipendi dei calciatori: una voce che spesso è la più influente nei bilanci delle società. Per ora l'AIC non ha offerto aperture, ma Gravina rilancia: 

Il tagliare gli ingaggi dei calciatori? In questo momento di emergenza non deve essere un tabù. Credo che ci si debba mettere tutti attorno a un tavolo. Crisi ed emergenza ci sono per tutti e anche il nostro mondo deve avere la capacità di rimanere unito. Siamo chiamati a un gesto di grande responsabilità e a dare senso alla parola solidarietà. 

La questione date rimane: quando ripartire e quando chiudere? Per ora si naviga a vista, ma la FIGC sta valutando diverse opzioni, tra cui anche quella di concludere i tornei nazionali nel mese di luglio.

Con il rinvio dell'Europeo, abbiamo maggiori possibilità di posizionare le date per i recuperi nei mesi di maggio e giugno, sperando di chiudere entro il 30 giugno. Altrimenti noi, come la Federazione spagnola, proporremo la possibilità di sforare di 10-15 giorni a luglio. 

Per quanto riguarda un punto di ripartenza, invece, le opzioni sul tavolo sono diverse. Impossibile pensare di ricominciare a inizio aprile. La visione più ottimistica posiziona il restart il 14 aprile, la meno ottimistica invece lo piazza a inizio giugno. In quel caso playoff e playout non sarebbero più una chimera:

Resto convinto che riusciremo a riprendere. Noi ipotizziamo ce la si possa fare per il 3 maggio in modo da chiudere tutti i campionati entro giugno. La Uefa ha fatto diverse ipotesi, la più ottimistica indica il 14 aprile, mantenendo la formula attuale, un'altra i primi maggio, mentre l'ultima il 13 giugno. Negli ultimi due casi andrebbero rivisti i format, non escludendo l'ipotesi playoff e playout. 

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