La WWE "chiude" Wrestlemania: ma il wrestling può esistere senza fan?

L'evento più importante dell'anno si terrà in una sede chiusa al pubblico per via dell'emergenza Coronavirus. Può questa disciplina andare avanti lo stesso?

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Appena le dimensioni dell'emergenza legata alla pandemia da Coronavirus sono state comprese da tutta la comunità mondiale, i fan di wrestling hanno cominciato a chiedersi se e come la WWE avrebbe potuto comunque mandare in onda Wrestlemania. La risposta è arrivata ieri con un comunicato ufficiale della federazione.

La compagnia di Stamford ha annunciato che la 36esima edizione dello show più importante dell'anno non si terrà nei termini concordati, cioè al Raymond James Stadium di Tampa Bay. Ma il pay per view sarà comunque disputato andando in onda in diretta dalla struttura di allenamento di proprietà della WWE a Orlando in Florida, il Performance Center. Il tutto senza pubblico sugli spalti e con solamente lo staff autorizzato a entrare.

Questa decisione non ha ovviamente precedenti e come prevedibile sta generando discussioni fra gli appassionati. E tralasciando i mille motivi dal lato logistico, sanitario ed economico che possono averla causata, il dibattito più caldo si basa sull'essenza stessa della disciplina: può esistere wrestling senza pubblico?

Becky Lynch a Wrestlemania
WWE, Wrestlemania 36 si disputerà senza il pubblico sugli spalti

WWE "chiude" Wrestlemania: può esistere wrestling senza il pubblico?

Essenzialmente si tratta di una domanda senza una risposta univoca ma se si vuole ragionare in questo senso non si può partire senza un'interpretazione profonda del wrestling stesso e della sua evoluzione dopo circa un secolo di storia.

La disciplina nasce in Europa alla fine del 19esimo secolo per poi prendere piede nel Nord America dove gli incontri facevano parte dei tour dei circhi itineranti. Ed è proprio in questo bivio che il wrestling sceglie la via che lo dividerà da qualsiasi altra disciplina sportiva: gli organizzatori infatti capiranno che dei semplici combattimenti di catch non avrebbero fatto presa sul pubblico e decideranno di scegliere a priori il risultato dei match, in modo da trasformare in una performance quello che agli occhi degli spettatori sembrava uno sport in piena regola.

Da qui in poi il pro wrestling incomincerà a vivere di vita propria, scegliendo la strada dello storytelling invece che quella della competizione. Questo però creerà un rapporto quasi inscindibile con chi lo guarda che diventerà parte integrante degli spettacoli e probabilmente del wrestling stesso.

Edge alla Royal Rumble
Il wrestling chiude le porte ai fan: Wrestlemania si disputerà a porte chiuse

Wrestling e pubblico: un binomio inscindibile

Il boom arriva negli anni '80 proprio grazie alla WWE (allora WWF) che pone fine alla divisione in compagnie territoriali che fino a quel momento era la base del wrestling negli Stati Uniti e questa esplosione è legata strettamente al pubblico, che rapito dalla scommessa vinta da parte del patron Vince McMahon con Wrestlemania, incomincia a seguire gli show su scala prima nazionale e poi mondiale.

Chiarendo che ovviamente la compagnia di Stamford non è e non sarà mai l'unica visione del wrestling, la spettacolarizzazione degli show creerà comunque un legame indissolubile con il pubblico, perché in ogni evento sono sempre le reazioni della folla a mostrare la buona riuscita di una storia. Se i fan reagiscono nel modo sperato, è un successo per il team creativo; se non reagiscono, è il segnale che c'è qualcosa da cambiare; se reagiscono nel modo opposto, c'è la possibilità di sfruttare questo sentimento.

Può sembrare una frase retorica ma la natura del wrestling, che è una performance basata su una disciplina sportiva fittizia disputata davanti a un pubblico che reagisce all'azione e alle storie raccontate, rende gli appassionati un elemento fondamentale e insostituibile. Le reazioni positive, quelle negative, le emozioni, i "pop" (termine gergale con cui viene definita l'esplosione della folla nell'arena) contribuiscono a rendere indimenticabili momenti che poi entrano nella memoria collettiva.

Non è infatti un caso che la regia televisiva di ogni evento indugi spesso sulle persone presenti a seguire l'evento live, perché la loro presenza è un cardine della storia che si sta provando a raccontare, nel bene o nel male.

Quindi qual è la risposta? Probabilmente non c'è: se si parla di Wrestlemania il discorso è particolarmente delicato, dato che si tratta di uno degli eventi sportivi e di intrattenimento più seguiti e redditizi al mondo (secondo Forbes nel 2017 valeva più delle World Series di baseball e addirittura della Champions League) e da anni si disputa in stadi da almeno 50.000 persone.

Uno show che sin dalla sua nascita fa della sfarzosità e degli eccessi il suo marchio di fabbrica, ha davvero senso se disputato in una minuscola location senza nessuno che possa reagire alle mille emozioni e storie che si provano a raccontare nel ring?

Naturalmente si tratta di un caso eccezionale e la WWE ha le mani praticamente legate, eppure esistono esempi virtuosi che potrebbero aiutare i fan a "digerire" uno show senza pubblico. La cancellazione di Wrestlemania è infatti un durissimo colpo per le federazioni indipendenti che in quel fine settimana organizzano tantissimi eventi nella città dove si tiene lo "Showcase of the Immortals" sfruttando l'enorme affluenza dei fan.

Questo blocco ha fatto letteralmente saltare il banco, con molti lottatori e lottatrici che stanno provando a recuperare: nel Regno Unito è stato organizzato un evento totalmente senza pubblico e trasmesso in streaming su YouTube in cui i fan hanno potuto donare e supportare il roster presente.

Non è e non sarà mai la stessa cosa ma in un periodo in cui tutti gli spettacoli televisivi registrati con pubblico in studio vanno in onda "a porte chiuse" (negli Stati Uniti l'intera batteria dei Late Show sta soffrendo per questo) questa appare l'unica soluzione se si vuole andare avanti. Ed è un peccato pensare ai tanti talenti che nel fine settimana di Wrestlemania avrebbero avuto il loro primo assaggio di gloria e saranno costretti a esibirsi davanti a sedie vuote.

Trattandosi di un momento di crisi è davvero superfluo discutere sul modo in cui le federazioni proveranno a portare avanti la loro programmazione nel tentativo di regalare ai fan un po' di svago. Quel che è certo però è che il wrestling sia la disciplina che forse più di qualunque altra si nutre della presenza del pubblico, vero e proprio attore co-protagonista.

Senza una folla (piccola o grande che sia) a guardare gli atleti che lavorano così duramente per intrattenere gli appassionati, la natura stessa del wrestling viene snaturata e la storia raccontata ha sicuramente un impatto diverso. Ma è probabilmente questo peso nella riuscita finale dello show che ha reso la comunità dei fan così attaccata a uno sport/intrattenimento che cercherà, nel suo piccolo, di andare avanti anche in un periodo di emergenza.

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