Turchia, Russia ma non solo: dove il calcio non si è (ancora) fermato

La lotta tra Basaksehir e Trabzonspor, i primati di Zenit e Shakhtar più qualche spunto dal resto del mondo: ecco dove si gioca ancora nonostante l'emergenza CoVid-19.

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Il Coronavirus ha paralizzato il calcio di (quasi) tutto il mondo. Con i campionati europei sospesi in maniera trasversale, nell'ultimo weekend non sono stati molti i tornei capaci di incollare allo schermo gli appassionati del pallone. Ma, nonostante ciò, almeno per il momento ci sono ancora alcuni paesi in cui si gioca. Per esempio, questa pausa potrebbe essere propedeutica per approcciarsi a campionati come la Russia Premier League o, perché no, alla lotta al titolo della Superlig turca, che quest'anno sta vivendo una delle stagioni più appassionanti degli ultimi anni. In vetta alla classifica c'è il Basaksehir, recente avversario della Roma in Europa League e vicino alla qualificazione ai quarti di finale della stessa; la squadra della capitale, famosa soprattutto perché il primo ministro Erdogan ne è tifosissimo, nell'ultimo turno ha pareggiato 1-1 con il Trabzonspor.

Pur essendo stata prima praticamente dall'inizio del campionato, oggi il Basaksehir condivide la prima piazza proprio con il club di Trebisonda, davanti alle superpotenze Galatasaray (terzo), Besiktas (quinto) e Fenerbahçe (settimo). Oltre a proporre un gioco a trazione prettamente anteriore, il Basaksehir è divetata la palestra personale di Okan Buruk, ex centrocampista dell'Inter oggi allenatore del club. A proposito di nuove proposte, allo Zenit si sta mettendo in luce Sergej Semak, che con il club di San Pietroburgo domina la RPL. Dopo 22 partite, Azmoun e compagni hanno 9 punti di vantaggio dalla Lokomotiv Mosca, prima inseguitrice in classifica.

In Ucraina, invece, è cominciata la seconda fase del campionato, quella in cui il tabellone viene spezzato in due tronconi con playoff per il titolo e playout validi per la salvezza. Nel primo gruppo si prospetta l'ennesimo duello tra Shakhtar Donetsk e Dinamo Kiev, ma l'impressione è che - nonostante la sconfitta dei Minatori nell'ultimo turno - difficilmente la compagine della capitale riuscirà a recuperare i 13 punti che attualmente la separano dalla squadra allenata dal portoghese Luis Castro. A meno di contrordini, oltre tutto, Shakhtar e Dinamo si ritroveranno di fronte sabato prossimo alle ore 16, per quello che sarà un vero e proprio spareggio decisivo.

Coronavirus dove si gioca ancora
Diego Maradona, allenatore del Gimnasia La Plata: hanno fatto discutere le sue dichiarazioni con la quali ha difeso il comportamento del River Plate, che ha annunciato la sospensione di tutte le attività per non rischiare contagi

Emergenza Coronavirus: Sudamerica verso la chiusura, si gioca in Australia e Nuova Zelanda

L'allarme CoVid-19 ha stoppato la maggior parte dei campionati professionistici. O, come nel caso del Sudamerica, li stopperà a breve. In Brasile, nella giornata di lunedì, verrà emanato lo stato di emergenza nazionale, una misura restrittiva ma obbligatoria per un paese non ancora pronto ad affrontare un'epidemia di tale portata. Il provvedimento era già stato adottato dal governo statale di Rio de Janeiro, che qualche giorno fa aveva blindato tutte le manifestazioni con potenziali assembramenti di gente, costringendo i club a giocare a porte chiuse. Nel silenzio del Nilton Santos, Keisuke Honda ha trovato il suo primo gol con la maglia del Botafogo, ma nessuno era lì ad appludirlo.

In Argentina ha fatto scalpore il caso legato alla rinuncia del River Plate. I Millonarios avrebbero dovuto giocare sabato in casa, contro l'Atletico Tucuman, ma la società ha messo tutti in quarantena per paura dei contagi da parte del Coronavirus. Tutto ciò, va detto, dopo lo spavento avuto per Thomas Gutierrez, il cui tampone è risultato negativo causando però un bello spavento. I giocatori e gli allenatori della Superliga sono comunque tutti d'accordo nel non giocare - Maradona, per esempio, ha solidarizzato con il River Plate per la scelta di fermare tutto - e l'impressione è che, da oggi, ogni momento sarà buono per la sospensione.

Lo stato di emegenza si è allargato anche in Perù ed Ecuador, i cui governi hanno emanato un decreto molto simile a quello italiano. Si esce solo per cose fondamentali (approvvigionamento di alimentari, lavoro, salute), il resto è tutto in quarantena. Lo stesso destino, a breve, toccherà anche agli altri paesi sudamericani che ancora non si sono adeguati. In Africa tutti i campionati si erano già fermati in vista della vicina finestra per le nazionali, mentre la MLS è stata sospesa per un mese e il torneo canadese, a questo punto, non si sa se e quando comincerà.

Anche l'Asia è in stand-by: Cina, epicentro dell'epidemia, Giappone e Corea del Sud hanno rimandato l'inizio dei rispettivi campionati, mentre in Australia e Nuova Zelanda si gioca a porte aperte. Le norme restrittive adottate in tema di immigrazione hanno portato i due paesi a un isolamento quasi provvidenziale; nella A-League australiana, intanto, i Sydney FC volano verso il consolidamento del primo posto e sono sicuramente la franchigia favorita per vincere i playoff che assegneranno il titolo verso fine aprile. Per gli Skyblues sarebbe il quinto successo da quando il torneo ha cambiato denominazione.

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