NBA: solidarietà tra stelle, ma quando (e se) si torna a giocare?

Gobert, Giannis, Love, Griffin e Serrano sono solo alcuni dei nomi che hanno iniziato campagne di sostentamento ai bisognosi d'aiuto.

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Il coronavirus non fa sconti e anche gli Stati Uniti con la NBA hanno dovuto arrendersi presto a questa pandemia quando il primo caso di Rudy Gobert risultato positivo. Con lui Donovan Mitchell e anche Robert Woods dei Detroit Pistons. Le squadre che hanno incontrato i Jazz negli ultimi 14 giorni sono risultate negative, compreso Serge Ibaka che proprio ieri ha reso nota la sua negatività dopo 30 minuti abbondanti di marcatura a uomo sul centro francese.

Ora i giocatori sono rinchiusi nelle loro abitazioni, s'inventano come noi italiani modi per tirare sera, in quanto l'essere passati da una vita frenetica e sempre in movimento, a una confinata in casa, risulta un bello choc. C'è chi cucina, chi come Giannis impara a suonare la chitarra o chi come Dragic si destreggia in evoluzioni calcistiche nel suo giardino.

Se vogliamo trarre qualcosa di positivo da questa vicenda è la grande unione delle persone e il cuore nobile che in momenti di estrema difficoltà caratterizzano le persone. Molti giocatori stanno facendo una vera e propria gara di solidarietà per i lavoratori delle arene, devolvendo molte centinaia di migliaia di dollari.

NBA: la beneficenza dei giocatori e di Shea Serrano

Il primo a muoversi in tal senso era stato Mark Cuban come vi avevamo raccontato qualche giorno fa e fortunatamente questo gesto iniziale ha portato molti altri a seguirlo. Tra i giocatori il primo è stato Kevin Love che ha subito devoluto 100 mila dollari ai dipendenti dell'arena di Cleveland per poter pagare i loro stipendi. A ruota si sono mossi anche Blake Griffin per Detroit e Giannis Antetokounmpo per Milwaukee. Cuore enorme invece per Zion Williamson che ha devoluto un milione del suo patrimonio per aiutare i bisognosi della sua zona e non solo, mentre anche Rudy Gobert ha devoluto 500.000 dollari per i dipendenti della zona di Salt Lake City e anche dell'Oklahoma, dove è nato tutto e dove i suoi Jazz avrebbero dovuto giocare la prima partita annullata per Covid-19.

Forse la palma del più generoso pound per pound del mondo NBA va al giornalista di ESPN Shea Serrano che ha avuto una splendida idea su Twitter. Il giornalista ha un grande seguito di follower e ha iniziato venerdì un'iniziativa per la quale, a chiunque non sarebbe stato in grado di pagare un conto (bolletta, rata scolastica, materiale didattico, ecc.), avrebbe donato la cifra necessaria per saldare il debito. Gli utenti potevano girargli il conto da pagare e il loro account Paypal, cashapp o altro per vedersi pagato il debito. La cosa è esplosa totalmente nel weekend e nella giornata di ieri è arrivato a stanziare addirittura 10 mila dollari in un giorno, dovendo alzare il plafond dei movimenti praticamente ogni ora. Inutile dire che il profilo è stato letteralmente preso d'assalto.

Quando ricomincerà tutto?

In un'intervista rilasciata a ESPN, Danilo Gallinari è stato interrogato su quali potessero essere i risvolti di questa situazione e la stella dei Thunder ha riportato la situazione italiana con le contromisure che sono state prese nel nostro paese, in particolare nel lodigiano dove è nato e cresciuto. L'unica soluzione è l'isolamento ed evitare che il virus si propaghi, infatti Danilo invita tutti gli americani a non fare l'errore di sottovalutazione fatto dagli italiani e di stare pedissequamente alle regole d'isolamento necessarie per debellarlo. Ovviamente conoscendo già la situazione italiana si poteva pensare di stoppare l'NBA prima che tutto esplodesse.

Ora stilare una timetable per il ritorno all'attività della lega è molto difficile, perchè noi che abbiamo subito molto prima la propagazione del virus non vediamo ancora la luce in fondo al tunnel, figuriamoci chi ha appena iniziato. Adrian Wojnarowski ha riportato alcuni rumor dall'interno della lega e le prospettive per far ripartire la stagione non sono esattamente rosee. Si parla nel migliore dei casi di riprendere a metà/fine giugno con una formula tutta da capire, ma come abbiamo imparato, il best case scenario con il coronavirus non è necessariamente attendibile. I giocatori propongono idee, giocano alla Playstation per la gran parte delle loro giornate e attendono lumi, ma la soluzione è ancora a un'orizzonte molto lontano e dovremo abituarci all'idea che si potrebbe anche non finire la stagione.

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