Cannavaro, sfida al coronavirus: "Zero compromessi, restate a casa"

L'allenatore del Guangzhou Evergrande racconta in un'intervista la battaglia contro l'epidemia in Cina: "Realizzata la gravità della situazione gli interventi sono stati netti e rigidi. È una sfida che si può vincere".

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Pallone d'Oro e campione del mondo nel 2006, uno dei più forti difensori italiani di ogni tempo, Fabio Cannavaro è legato alla Cina da più di 5 anni: è nel Paese del Dragone che ha avuto inizio ed è poi interamente proseguita - tranne una breve parentesi con i sauditi dell'Al-Nassr - la sua carriera come allenatore, qui sono arrivati i successi in seconda serie con il Tianjin Quanjian e la vittoria con il Guangzhou Evergrande dell'ultima edizione della Chinese Super League, funestata nel finale dallo scoppio dell'epidemia di coronavirus che ha colpito la nazione asiatica.

Oggi che l'epidemia è diventata pandemia, oggi che il terrore vissuto dal popolo cinese riguarda ognuno di noi, Cannavaro racconta al Corriere dello Sport la sua esperienza, la paura e la speranza che però si accompagna alla preoccupazione per la sua amata Italia, per i parenti che ancora vivono nel nostro Paese. Dove sono arrivate misure stringenti ma dove ancora oggi in tanti si ostinano a trasgredire alle regole quando invece andrebbero seguite alla lettera. Sconfiggere il coronavirus si può, racconta l'ex difensore di Napoli, Parma, Inter, Juventus e Real Madrid, ma è fondamentale remare tutti dalla stessa parte e fare il massimo per garantire l'incolumità propria e di chi si ha intorno.

Un'emozione come la paura strisciante che stiamo vivendo oggi non si può definire, appartengo a una generazione fortunata che certe cose le ha vissute soltanto da lontano. Adesso questa cosa riguarda tutti, si sta espandendo in tutto il mondo, io e mio fratello Paolo siamo qui con le nostre famiglie e sentiamo tutti i giorni nostra sorella a Napoli. Ma è difficile stare tranquilli, cerchiamo di evitare il panico ma il timore è grande.

Fabio Cannavaro portato in trionfo

Cannavaro: "La Cina un modello, ce la faremo ma serve responsabilità"

In Cina la situazione sembra finalmente sotto controllo, ma la guardia non può e non deve essere abbassata. E le misure prese all'inizio dell'epidemia sono state tempestive e rigide, molto più rigide di quelle italiane.

Mi sembra che negli altri Paesi abbiano reagito con una leggerezza discutibile, mentre in Italia sta affrontando la questione senza superficialità. In Cina c'è stata da subito tolleranza zero, c'era l'esercito per strada e i controlli erano rigidi e rigorosi. Ovunque, fuori dai condomini e ai caselli delle autostrade. Sono stati mesi difficili e duri, noi siamo appena rientrati dal ritiro di Dubai e ci hanno fatto il tampone e messo in quarantena. Chi torna dall'estero può essere ancora in pericolo.

L'esperienza della Cina dimostra che la batttaglia contro il coronavirus può essere vinta, ma Cannavaro sottolinea ancora come sia fondamentale un comportamento responsabile da parte di tutti.

Qui a Guangzhou da due settimane non ci sono casi, ma nessuno abbassa la guardia e chi arriva viene controllato. Un problema, qui come in Italia, è stata la fuga dalle zone rosse, le persone che si ammassavano sui treni per tornare nei propri luoghi. E questo è un grande errore, perché si allargano le aree di contagio, si creano nuovi casi. Penso che il Governo adesso si sia mosso con polso, e plaudo al presidente della Regione Campania De Luca per la sua rigidità: la gente deve capire che è fondamentale restare a casa, come è stato deciso da chi ne sa più di noi. Nessuno può permettersi di agire con incoscienza.

Il calcio si è fermato, per qualcuno però con colpevole ritardo. Cannavaro ritiene che almeno in questo caso l'Italia sia stata un esempio per gli altri Paesi e sottolinea quello che ormai è ovvio a tutti: è solo un gioco, le battaglie importanti nella vita sono altre.

Fermarsi era inevitabile. Quando tutto questo sarà passato torneremo a parlare di campionati e coppe, ma in questo momento non ce ne frega niente, lo ha capito anche la gente. L'unica partita importante qui è quella che serve per proteggere chi è debole, anche giocare a porte chiuse può portare alla diffusione del contagio, anche se spero che non sia successo ovviamente. Bisogna evitare di sovraccaricare il servizio sanitario, per farlo qui sono stati seguiti dei principi inderogabili. Per lunghissimi momenti qui per le strade non c'era anima viva.

Lungo tutta l'intervista Cannavaro non fa che ribadire quelli che ritiene siano i punti fondamentali da seguire per lasciarsi questo incubo alle spalle nel minor tempo possibile. 

Ai nostri nonni è toccata la guerra, a noi viene chiesto semplicemente di starcene sul divano. Possiamo leggere e informarci, svagarci, ma non dobbiamo andare in giro. Perché il virus è pericoloso e non fa sconti a nessuno, non conosce frontiere. Capisco le difficoltà degli imprenditori, sarà qualcosa su cui il Governo dovrà intervenire, ma in questo momento le priorità sono altre. Dobbiamo modificare le nostre abitudini, farcene una ragione. Ci vuole intransigenza, e niente può avere la precedenza rispetto alla nostra salute, a quella dei nostri figli e dei nostri genitori. Ce la faremo, ma dovremo essere responsabili.

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