Altro ruolo, stessi effetti: la nuova vita di Dani Alves al San Paolo

Il brasiliano ha cambiato posizione, prendendosi in poco tempo la leadership di squadra. E ora sogna la Libertadores da capitano con il club paulista.

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Uno, come il primo gol segnato dal suo ritorno in Brasile. Due, come gli allenatori che lo hanno instradato a un'insperata rinascita. Dieci, come il nuovo numero sulle spalle. E ottantatré, come l'anno di nascita, che però in questo caso non diventa una discriminante. Questa sequela di numeri, più o meno sparsi, rappresenta di fatto la rinascita di Dani Alves. Il campione brasiliano, una vita passata in Europa tra Siviglia, Barcellona, Juventus e PSG, da poco meno di un anno ha fatto rientro in patria, dove ha firmato con il San Paolo un contratto fino al 2022. Scegliendo il Tricolor Paulista, l'ex terzino bianconero ha deciso di chiudere la carriera nel club tifato sin da quando era bambino, un amore estemporaneo sbocciato nonostante in casa, viste le origini, si sostenesse con vigore il Bahia.

Sono invece diciannove gli anni passati dal suo esordio nel professionismo e l'attimo in cui, con un bel sinistro sotto misura, Dani Alves ha battezzato la LDU Quito, nel match valevole per il secondo turno della fase a gruppi di Copa Libertadores. Dopo la sconfitta maturata in Perù, il San Paolo ha saputo rispondere alla grande alla goleada del River Plate, spazzando via le poche resistenze degli ecuadoriani grazie a un 3-0 decisamente striminzito, almeno per ciò che si è visto in campo. Alves è anima e cuore della squadra, un leader non solo tecnico ma anche carismatico, capace di trascinare i suoi grazie all'esperienza forgiata negli stadi più caldi d'Europa.

Anche contro la LDU, la sua prestazione ha sfiorato la perfezione: prima del suo gol, arrivato al quarto d'ora di gioco, aveva dato il via all'azione dalla quale poi è nato il calcio di rigore trasformato da Reinaldo, dimostrando di essere lui il primo regista e costruttore della squadra. Per farlo, però, ha dovuto intraprendere un percorso di maturazione tattica importante, cominciato al momento del suo arrivo in città e, successivamente, continuato con lo spostamento in più zone del campo, in modo da apprendere tutti i trucchi necessari per rendere al meglio in qualunque circostanza.

Dani Alves e il nuovo ruolo al San Paolo
Dani Alves in azione con il San Paolo, nel match di Copa Libertadores contro la LDU: il brasiliano, che dal ritorno in patria ha cambiato definitivamente ruolo, ha segnato uno dei tre gol che hanno dato la vittoria al Tricolor

Da terzino a playmaker per necessità: il San Paolo si gode il nuovo Dani Alves

Si potrebbe quasi dire che Dani Alves è il jolly di questo San Paolo. Il suo arrivo, concretizzatosi nello scorso mese di agosto, è stato fortemente richiesto e avallato da Cuca, suo grande estimatore nonché primo tecnico a credere in un'ipotetica evoluzione da parte del giocatore. Infatti, già sotto la gestione dell'esperto allenatore paranaense, erano stati mossi i primi passi in tal senso: dopo un inizio da terzino destro, Alves era stato avanzato nel tridente d'attacco, dove ha giocato qualche partita prima di essere adattato in zona centrale. L'idea di Cuca è sempre stata la stessa: sfruttare i piedi buoni della sua stella, togliendogli contestualmente chilometri di campo da percorrere.

Da qui si è partiti, e la risposta di Dani Alves è stata provvidenziale: oggi il giocatore è il vero playmaker della squadra, agisce praticamente da mediano e primo costruttore di gioco, partendo davanti alla difesa di fianco principalmente a Tché Tché, che si occupa maggiormente di gestire la fase di non possesso. In campo ha paradossalmente più libertà d'azione rispetto a quando giocava in fascia, perché se è vero che anche a Barcellona era uno dei primi registi della squadra, va specificato come quello blaugrana - ai suoi tempi - fosse un microcosmo abbastanza particolare, con l'era del tiki-taka che stava definitivamente per esplodere.

Nonostante l'esonero di Cuca, Dani Alves ha continuato la sua crescita da centrocampista anche sotto Fernando Diniz, che lo ha ulteriormente responsabilizzato consegnandogli la fascia di capitano. Al San Paolo, l'ex bianconero sta vivendo una sorta di ultima avventura decisamente particolare: oltre a essere accanito tifoso del club, sta maturando la sua prima vera esperienza importante nel continente che gli ha dato i natali. Alla Gazeta Esportiva, in un'intervista, qualche giorno fa aveva confessato l'emozione provata il giorno della sua presentazione:

Ho vinto tanto, giocato con i migliori al mondo, ma una cosa mi mancava: rappresentare il San Paolo in Copa Libertadores. È un torneo che ti rende immortale, al pari della Champions League. Qui, se non la vinci, non sei nessuno: questa società la merita, soprattutto dopo la storia di sacrifici che la contraddistingue da sempre.

E allora Dani Alves, che ha cominciato la stagione con 4 gol in 8 presenze nel Carioca, ci proverà fino in fondo: il San Paolo è inserito nel Gruppo D con River Plate, LDU e Binacional. Dopo due turni, tutte le squadre viaggiano appaiate a quota tre punti, ma il piatto forte sta per arrivare nelle prossime settimane, visto che i brasiliani se la vedranno per due volte con i Millonarios vicecampioni in carica. Lì si testeranno definitivamente le ambizioni di una squadra tecnicamente molto forte, che vanta in rosa profili del calibro di Alexandre Pato, Juanfran ed Hernanes, con tre Libertadores sistemate in una bacheca impolverata da ormai troppi anni.

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