NBA: il ritorno di Steph Curry tra emozioni ed euforia popolare

Dopo la mano rotta a causa di Aaron Baynes, Steph Curry è tornato in campo nella notte restituendo gioia (anche se non la vittoria) ai suoi.

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A volte non c’è modo di fermare lo spirito competitivo, la passione e la voglia di essere in campo delle stelle NBA. I Warriors stavano già pensando alla prossima stagione sin dalla prima palla a due dell’opener con Durant andato per altri lidi, Klay Thompson già certo di essere fuori per la stagione e l’acquisto di Russell che sembrava ben più di un rental. Quando poi il 30 ottobre la mano di Steph Curry ha fatto crack si è abbassata la saracinesca.

La degenza dell’ex MVP è stata fissata piuttosto a lungo termine e i Warriors, alla luce di una stagione da “perdere e perderemo”, non avrebbero avuto nessuna fretta nel forzare il rientro della propria stella per vincere una o due partite in più che paradossalmente avrebbero peggiorato le probabilità di scelta altissima per il successivo draft. Si speculava quindi sul fatto che Steph potesse anche non tornare proprio in campo in questa stagione.

Poi i Warriors hanno dato una timetable per il rientro, spostandolo sempre più in là nel tempo sino ad arrivare allo scorso weekend come potenziale nuovo esordio. I medici però hanno prolungato ancora lo stop perchè il giocatore non aveva ancora abbastanza full contact practice per avere il via libera. Da qui altri giorni, gli allenamenti con la squadra di G-League e la foto del suo armadietto che rimarrà incastonata nella storia della squadra. Poi è arrivato il momento.

NBA: Steph is back

Nella scorsa notte dal tunnel del Chase Center sarebbe uscito anche Steph Curry. L’uomo della sicurezza ha gridato per la prima volta da ottobre il classico:

I giocatori stanno entrando!!!

E questa volta ci sarebbe stato il numero #30 che non sapeva cosa aspettarsi a livello emotivo da quel rientro. Quante volte la routine del calendario NBA lo aveva fatto entrare da quel tunnel, però quando perdi il feeling con quelle emozioni è come se fosse una prima volta. L’urlo quasi belluino con cui ha approcciato il campo è stata la conferma più evidente di quanto tutto questo gli fosse mancato.

Si è mosso bene, poi ovviamente fargli fare dentro e fuori dal campo non lo ha messo nella situazione migliore per rendere e prendere ritmo. Ci vorrà qualche tempo ma lo metteremo nelle condizioni per riprendere il feeling con il gioco e il ritmo partita.

Queste le parole di Steve Kerr nel post partita. Ciò che più ha impressionato è il contagio di positività che solo la sua presenza ha portato nel palazzetto: il livello di entusiasmo del pubblico, il sorriso di tutti gli addetti ai lavori nel rivederlo all’opera e quel senso di sicurezza e “protezione” che una stella NBA dà ai propri compagni per il solo fatto di essere in campo. Questo è l’effetto che i campioni hanno su ciò che toccano.

Le vibrazioni positive

Ci sono due tipi di ritorno all’azione, da una parte l’adrenalina di una grande prestazione, dall’altra la ruggine del periodo d’inattività. Steph non è stato ovviamente ai suoi livelli, o perlomeno a quelli a cui ci ha abituato, però ha prodotto 21 punti nella sconfitta dei suoi Warriors contro i Raptors. Senza anche Draymond Green, fermo ai box per un problema fisico, ma probabilmente pronto a breve per tornare in campo, tutta l’emotività del match era sulle spalle di Steph e Kerr lo ha sentito sulla pelle:

È stato divertente  bello riaverlo in campo in questo momento. Porterà entusiasmo nella nostra squadra e ne trarremo giovamento da qui alla fine della stagione, in attesa che torni anche Klay. Già il sapere che Steph sarebbe tornato ci aveva dato linfa nelle ultime due settimane, immagino che ora potremo crescere ancora.

L’apertura del nuovo Chase Center non è stata come l'ambiente avrebbe voluto perché senza infortuni avremmo visto i Warriors ancora combattere per il titolo. Ma ora Steph è tornato e il primo assist è stato per l’appoggio di Andrew Wiggins, ovvero un volto nuovo su cui poggerà il supporting cast dell’anno prossimo, ma che non era esattamente nei programmi originali della dirigenza. La dipartita di Durant cambierà per forza di cose le prospettive, anche se tornerà ad essere insindacabilmente la squadra di Steph. Giova ricordare che senza Durant quella squadra vinse 73 partite, però con un cast di supporto di altissimo livello. Starà al front office provare a ricreare un roster simile per mettere in condizioni Steph di tornare a giocare da MVP in una squadra da titolo. Nel frattempo la gioia di rivederlo in campo va oltre i colori e il tifo.

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