Marotta: "Juve-Inter lunedì una provocazione. Serie A rischia collasso"

L'amministratore delegato dei nerazzurri spiega le motivazioni del rifiuto di giocare questa sera all'Allianz Stadium.

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Si è parlato tanto della decisione della Serie A di non giocare Juventus-Inter questa domenica, né tantomeno il lunedì per il "gran rifiuto" da parte del club nerazzurro. L'amministratore delegato Beppe Marotta ha raccontato però una versione diversa in questi giorni caldissimi per il calcio italiano, che come prevedibile non è riuscito a evitare polemiche nemmeno in una situazione delicatissima per il Paese, flagellato dall'emergenza coronavirus.

In un'intervista rilasciata a La Repubblica, a firma di Emanuele Gamba, il dirigente dell'Inter ha fornito la sua versione riguardo i motivi del rifiuto del rinvio del match di Serie A a lunedì:

Era un'ipotesi impraticabile, quasi provocatoria. Ce l'hanno ventilata venerdì sera in maniera informale, ma non abbiamo voluto prenderla in considerazione per almeno tre motivi. Prima di tutto, saremmo andati contro la logica della tutela della salute pubblica: non credo che nell'arco di 24 ore sarebbe cessato l'allarme coronavirus. Secondo perché lo Stadium sarebbe stato aperto solamente ai tifosi della Juve e questo avrebbe creato ulteriori polemiche, oltre a una situazione di disparità. Terzo, perché avremmo dovuto posticipare Juve-Milan a giovedì sovrapponendola a Napoli-Inter: a quel punto avremmo avuto le rimostranze della Rai, che per i diritti tv paga fior di quattrini.

Serie A, polemiche Juve-Inter: Marotta si difende

Anche riguardo l'ipotesi di giocare mercoledì con semifinali di Coppa Italia rinviate a maggio, Marotta è della stessa opinione:

Ufficialmente non abbiamo ricevuto nessuna proposta in questo senso, ma l'avremmo rispedita al mittente. Serve tutela per l'uniformità. [...] Le porte chiuse erano l'unico strumento che avrebbe potuto garantire la regolarità del campionato. [...] A questo punto, però, è uno strumento che non possiamo più usare, perché è stato delegittimato dalla decisione che la Lega ha preso senza consultarci, senza un confronto con consiglieri e assemblea, senza addurre motivazioni precise e creando una situazione di disagio, di squilibrio, di disparità tra i club interessati.

Sulle potenziali alternative, l'amministratore delegato dell'Inter manifesta tutte le sue perplessità:

Il campionato rischia veramente il collasso. Però sarà importante ritrovarci tutti assieme e avere la possibilità di discuterne, finalmente. Restano le partite condizionate dal provvedimento che il governo ha preso su Lombardia, Emila-Romagna e Veneto, ma sarebbe un'incongruenza non validare le porte chiuse una settimana e validarle quella dopo. Uniformità temporale? Sarebbe corretto. Dovrebbero avere la precedenza le partite rinviate la settimana scorsa. Ne discuteremo dopodomani.

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