In Spagna studiano il modello Atalanta: 103 giocatori a libro paga

Più di 80 talent scout, una struttura solida e il controllo su qualunque tesserato: la gestione sportiva del club bergamasco ha fatto il giro d'Europa.

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Il modello Atalanta sbarca anche in Spagna. La Dea, che negli ultimi anni si sta confermando come una delle realtà emergenti d'Europa, ha scalato le tappe grazie all'organizzazione di una società sempre molto attenta a valori come conoscenza e competenza. Per questo motivo, quando il presidente Percassi ha deciso di affidarsi a gente fidata, i risultati non hanno tardato ad arrivare: nelle ultime stagioni, la squadra allenata da Gasperini si è qualificata per le coppe internazionali con una regolarità impressionante, facendo anche bella figura e arrivando, quest'anno, a giocarsi l'accesso ai quarti di finale di Champions League.

Per questo gli spagnoli vogliono capire come arrivare a certi livelli pur avendo mezzi complessivamente modesti. Dei tanti motivi che hanno portato l'Atalanta a diventare ciò che è oggi, ad avere un peso importante è l'enorme mole di giocatori controllati dalla stessa società orobica, stimati addirittura a 103. Sì, avete capito bene: i nerazzurri, a oggi, controllano e pagano lo stipendio a oltre 100 calciatori. La strategia adottata dalla Dea ha radici e obiettivi ben definiti; per esempio, non è un mistero che la presenza degli scout atalantini su territorio italiano sia capillare, tanto da coprire tutta la penisola. Questo implica che a Bergamo, ogni anno, arrivino decine di relazioni riguardanti profili originari di ogni angolo di Italia.

Non avendo una squadra B - quella che in Spagna chiamerebbero filial -, e una volta arrivati al limite d'età consentito per le giovanili, alcuni di questi ragazzi integrano la rosa della squadra Primavera, mentre chi - per motivi anagrafici o tecnici - non è più in età, viene prestato in giro per l'Italia, che sia in massima serie o nelle divisioni inferiori. Proprio per questo motivo, ogni stagione, l'Atalanta è in grado di lanciare almeno una nuova proposta assoluta: i ragazzi prestati in giro possono continuare il loro processo di maturazione, dando così dei riscontri definitivi sul loro reale valore. Da lì in poi, saranno i dirigenti del club a stabilirne il futuro.

Spagna copia modello Atalanta
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L'Atalanta ha attualmente dieci calciatori ceduti in prestito a squadre di Serie A. Un affare in prospettiva, però, lo ha già messo a segno durante il mercato di gennaio, cedendo alla Juventus il classe 2000 Dejan Kulusevski. L'esterno offensivo svedese, che tanto bene sta facendo al Parma, passerà direttamente dal club emiliano a quello bianconero senza, di fatto, mai esordire in prima squadra con i nerazzurri. Poco male, visto che per un 19enne alla prima stagione tra i pro, nelle casse orobiche entreranno circa 45 milioni di euro tra parte fissa e bonus vari. Mica male no?

Dei 103 giocatori controllati, l'Atalanta in casa ne ha mantenuti solo 49, divisi tra i 22 della prima squadra e i 27 della Primavera. Gli altri 54, sono in prestito tra Italia ed Europa. Decisivo, ovviamente, anche il fattore anagrafico: dei 54 giocatori ceduti in prestito di cui sopra, 34 rientrano nella categoria degli under 23 e 17 addirittura in quella degli under 20. Le uniche eccezioni attuali riguardano il portiere Etrit Berisha e Marco D'Alessandro, che molto probabilmente la Spal riscatterà a titolo definitivo in estate. Dietro le quinte, a tirare i fili di questa gestione, c'è la figura di Maurizio Costanzi, arrivato a Bergamo nel 2015 in seguito all'ingaggio di Giovanni Sartori.

Entrambi, a inizio secolo, avevano dato vita alla favola Chievo, mantenuto in Serie A per tantissimi anni nonostante le scarse risorse economiche del presidente Campedelli. Costanzi ha preso il posto del compianto Mino Favini, uno dei talent scout storici del calcio italiano, e - grazie anche al grande lavoro sulle infrastrutture portato avanti da Percassi - oggi controlla 80 osservatori divisi tra Italia, Europa e Africa. Una vera miniera d'oro, che permette all'Atalanta di arrivare quasi sempre prima sui giocatori più talentuosi che si mettono in mostra negli angoli più sperduti del globo.

In Spagna, in questi giorni, si è sprecato il paragone con quello che viene ritenuto il miglior vivaio del paese, a braccetto con il Barcellona. Ovviamente si tratta del Valencia, che a livello giovanile compete spesso per vincere i titoli in ogni categoria. L'incrocio tra le due realtà in Champions League fa sì che i club vengano comparati anche dal punto di vista della gestione del vivaio, dove - almeno a oggi - l'Atalanta rimane ancora avanti, visto che il club presieduto da Peter Lim ha solo 6 giocatori in prestito da altre parti. Nonostante ciò ironia della sorte, a San Siro il Valencia si presenterà con più canterani rispetto alla Dea (Gayà, Soler, Ferran e Kang-in Lee contro Sportiello, Rossi e Caldara).

Il discorso riguardante i club che controllano troppi calciatori, però, rimane un tema molto caldo sui tavoli della UEFA. Di recente, il presidente Ceferin ha detto che la federazione interverrà per limitare tale usanza:

Arriveremo a porre dei limiti, non è più ammissibile controllare così tanti giocatori. In Italia c'è chi ha passato i cento tesserati.

Ogni riferimento all'Atalanta non è affatto casuale. Ma, nel frattempo, i nerazzurri sono già pronti per accogliere i nuovi eredi di Kulusevski. E le casse del club, sentitamente, ringraziano.

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