Manchester City, i media britannici: "Dovrebbe vincere la Champions"

Il Mirror è tra i primi a essersi indignato per il trattamento dell'Uefa nei confronti dei Citizens.

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Non l'hanno presa bene, in Inghilterra. La mano pesante con la quale l'Uefa ha bastonato il Manchester City è stata vista come uno sgarbo al paese intero: roba da Brexit del calcio. È partita l'indignazione. Secondo diversi media britannici, due anni di squalifica dalle coppe europee con tanto di 30 milioni di multa sono un tantino esagerati per quella “farsa di Fair Play Finanziario”, così lo chiama il Mirror.

Ed è proprio il Mirror il più scatenato in tal senso. Ce l'ha con tutti, Andy Dunn, autore di un editoriale che farà discutere. Secondo il giornalista inglese, il punto cardine sul quale si basa tutta la questione è l'ingrassamento degli avvocati. L'Uefa sapeva che il City avrebbe fatto ricorso, ovviamente, portando la vicenda avanti per mesi e mesi tra battaglie legali e appelli dopo ogni sentenza. Dalla European Association, la palla è passata al Tribunale Arbitrale per lo Sport. Ma non è escluso che l'iter si trascini per tribunali di rango superiore alimentando la macchina un milione di sterline alla volta.

Manchester City, l'indignazione dei media britannici

E per il Mirror è un azzardo. Se la questione dovesse essere portata avanti fino in fondo, allora prima o poi verrà chiesto a un giudice in che cosa consista veramente il Fair Play Finanziario. Una “bolla” che questa pesante sanzione finirà per far scoppiare, “crash”, esplodere. I media britannici sono convinti che con il FFP i vertici Uefa non vogliano far altro che favorire “i club di Madrid, Milano, Barcellona o Monaco. D'altronde meglio vivere una notte di Champions lì che nelle fredde Eastlands”.

Per questo, concludono, il Manchester City dovrebbe chiedere di esaminare i bilanci di qualunque top club europeo (“Come fa il PSG a restare nei paletti del FFP?”). E, in ultimo, non seguire la strada che porterà solo all'arricchimento di chi opera nel campo legale. Ma tentare di vincere questa Champions League, per poi disertare la cerimonia di premiazione e far svalutare quella competizione che per due anni non avrà al suo interno uno dei migliori club del continente. “Almeno in questo modo, i grassi avvocati non diventeranno ancora più grassi”, conclude Dunn.

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