Copa Libertadores, brilla Jimenez: il nomade che inventa ancora calcio

Il cileno ha militato nove stagioni in Italia ed è passato alla storia per la causa di mobbing intentata contro la Ternana. Oggi gioca nel Palestino, il club che lo ha lanciato.

0 commenti

di - | aggiornato

Share

DisneyPlus in offerta a tempo limitato per 1 anno a 59,99 euro. Offerta valida sino al 23 marzo 2020.

La seconda settimana di Copa Libertadores si è conclusa tra grandi sorprese, qualche conferma e un gradito ritorno. Quello di Luis Antonio Jimenez, uno dei calciatori più eleganti di tutto il Cile; se il suo nome vi suona familiare, significa semplicemente che avete seguito la Serie A negli ultimi 20 anni, visto che l'attuale numero 10 del Palestino ha calcato i campi del nostro paese per diverso tempo. Jimenez è sempre stato considerato come un clamoroso "what if" del calcio mondiale, perché sin dai tempi in cui, da 20enne, mise piede nella Penisola, si capì che dietro quei piedi fatati si celava un ragazzo mentalmente troppo delicato per trovare la continuità necessaria a sfondare sul serio.

Qualche ora fa, Jimenez ha illuminato per l'ennesima volta l'Estadio San Carlos de Apoquindo, dove il piccolo Palestino - club fondato, come suggerisce il nome, da un gruppo di palestinesi emigrati in Sudamerica qualche decennio fa - ha strapazzato 5-1 i malcapitati uruguayani del Cerro Largo, spazzati via dalla furia offensiva della squadra di Ivo Basay e dalle giocate del Mago. Già, perché da quelle parti Jimenez viene soprannominato proprio come Jorge Valdivia, altro genio e sregolatezza di un futbol ancora ancorato ai fondamentali che tanto fecero innamorare, negli anni Novanta, un sacco di dirigenti e talent scout europei.

Uno di questi ultimi, nel 2002, decise di investire qualche spicciolo su Jimenez e lo piazzò alla Ternana, dove la storia calcistica del fantasista cileno subì la prima impennata in assoluto. Il suo arrivo in Italia coincise con una delle stagioni migliori delle Fere, che nei due anni successivi sfiorarono a ripetizione la promozione in Serie A. Jimenez rappresentava il faro di una squadra dalla potenza offensiva clamorosa, ma anche il motivo principale per il quale al Libero Liberati, soprattutto in curva, in quegli anni era difficile riuscire a stare comodi. Dal settore occupato dal tifo rossoverde più caldo non mancava mai una bandiera cilena, bianca e rossa con un angolo blu. E, ovviamente, una stella, che idealmente rappresentava proprio Jimenez.

Luis Jimenez Palestino
Luis Jimenez, stella del Palestino: il fantasista cileno ha giocato in Italia dal 2002 al 2011, maturando diverse esperienze importanti. Oggi è rientrato al club che lo lanciò nel professionismo, rifiutando offerte più ricche per riabbracciare la sua gente

Copa Libertadores, si rivede un ex italiano: la parabola del Mago Jimenez

Terni, Firenze, Roma, Milano, Parma e Cesena sono le sei fermate di un viaggio italiano che Jimenez non dimenticherà mai. Un percorso fatto non solo di grandi traguardi raggiunti - per esempio, quello come miglior giocatore straniero di sempre della Ternana -, ma anche di delusioni, cause legali e separazioni dolorose. Come quella del 2006, quando - una volta rientrato dal prestito semestrale alla Fiorentina - si mise contro la Ternana e tutta quella città che, solo qualche tempo prima, era caduta ai suoi piedi. Jimenez, visto che le Fere erano appena retrocesse in Serie C, decise di voler lasciare l'Umbria a titolo definitivo, ma la proprietà non volle cederlo per ripicca, ponendolo di fronte ai suoi comportamenti poco professionali.

Così il cileno non ci pensò due volte e depositò una causa per mobbing contro l'allora presidente Longarini. La guerra durò qualche mese, fino a quando la Lazio - mettendo sul piatto poco più di un milione di euro - decise di portarlo nella Capitale, dove però Jimenez faticò ad ambientarsi. Il suo rapporto con Delio Rossi non decollò e a fine stagione il giocatore rientrò ancora una volta a Terni. Ma la Ternana - che, in tempi di comproprietà, lo aveva vinto sorprendentemente alla buste contro la Fiorentina - ne controllerà il cartellino fino al 2011. In mezzo, per Jimenez, solo delusioni: dopo due anni all'Inter, con tanto di esordio in Champions League, e una breve parentesi al West Ham, si fece sotto il Parma, che a fine stagione lo rispedì ancora una volta in Umbria.

Per Jimenez non c'è pace, è ormai schiavo di una Ternana che, nel frattempo, lo vince ancora una volta alle buste, stavolta sottraendolo all'Inter grazie a un'offerta da 3 milioni di euro. Non resta che guardarsi ancora una volta intorno. Spunta il Cesena, una piazza giovane, riaffacciatasi un po' inaspettatamente in Serie A: il Mago vola in Romagna e gioca la sua miglior stagione in carriera, contribuendo in maniera decisiva alla salvezza della squadra. Poi, a 27 compiuti, decide che può bastare così: la Ternana è in profonda crisi economica e non può più permettersi di tirare la corda. Jimenez impugna l'articolo 17, ottiene lo svincolo dalla FIFA e saluta per sempre l'Italia.

Petrodollari e una scelta di cuore: il ritorno al Palestino

I suoi ultimi anni si sono sviluppati principalmente in Oriente, dove il fantasista di Santiago si è diviso tra Emirati Arabi e Qatar, rimpinguando in maniera sensibile il proprio conto corrente. Il sogno, però, è sempre stato quello di rientrare al Palestino, per riabbracciare quei tifosi che, a inizio del millennio, lo vedevano incantare il barrio di La Cisterna con giocate di altissima scuola. Nella stagione 2018/19 Jimenez rientra in Cile, respinge le offerte di Colo Colo e Universidad Catolica e fa subito la differenza nel cuore della manovra degli Arabes. E, dopo una breve esperienza in Arabia Suadita, torna a Santiago per rimanerci fino alla fine della carriera.

Difficile dire cosa sarebbe potuto diventare questo ragazzo se, in carriera, non avesse dovuto vivere troppe situazioni al limite. La classe e la tecnica donategli dagli Dei del calcio sono sempre state di primissimo ordine, ma probabilmente non sono mai state accompagnate da una tenuta mentale adatta per raggiungere certi traguardi. Di certo, oggi, Jimenez può ancora fare la differenza in un contesto meno esasperato e più familiare, come dimostrato pochi giorni fa. Il suo rientro al Palestino ha infiammato una tifoseria che fa dell'identità e del proselitismo dei fattori di crescita importanti. Per questo, avere una stella che sappia cosa significhi vestire questa maglia, è fondamentale. E Jimenez, quei colori, li ha sempre portati nel cuore.

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.