Juventus, Sarri c'è: "Se non volevo pressione facevo domanda alle Poste"

Finito nel mirino della critica dopo la sconfitta contro il Verona, il tecnico dei bianconeri allontana i fantasmi di Allegri e Guardiola: "Cristiano Ronaldo? Mi dirà lui quando sarà stanco. Di Messi non parlo."

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Una cosa è certa: l'avventura sulla panchina della Juventus di Maurizio Sarri non si concluderà nello stesso modo in cui si concluse quella di Gigi Maifredi, tecnico a cui spesso troppo ingenerosamente l'attuale tecnico bianconero è stato paragonato. Perché se ai tempi del suo predecessore la Vecchia Signora dopo un brillante avvio finì per crollare clamorosamente nel girone di ritorno, restando addirittura fuori dalle coppe europee in una sorta di "crisi di rigetto" verso una filosofia calcistica imposta forse troppo in fretta dall'allenatore, la squadra attuale rimane comunque prima in classifica e in corsa in tutte e tre le competizioni stagionali e ha mezzi e uomini per chiudere la stagione con più di una soddisfazione.

Certo i problemi non mancano: l'ultima sconfitta rimediata in campionato contro il Verona, un 2-1 incassato in rimonta dopo il vantaggio iniziale firmato da Cristiano Ronaldo, brucia e ha portato alla luce alcuni problemi di cui è bene tenere conto. La Juventus non domina più come negli anni passati, fatica ancora ad assimilare i concetti tattici che Sarri sta gradualmente tentando di inserire e si è scoperta vulnerabile anche in Italia. Merito della concorrenza, rappresentata da Inter e Lazio, ma colpa anche di limiti oggettivi che però potrebbero svanire nelle prossime settimane.

Questa almeno è la convinzione di Maurizio Sarri, che nella conferenza stampa che precede l'andata della semifinale di Coppa Italia contro il Milan di Ibrahimovic accoglie la pressione, inevitabile quando si parla di Juventus, allontanando i fantasmi del suo predecessore Massimiliano Allegri e di quello che per molti potrebbe essere il suo prossimo successore, Pep Guardiola

Maurizio Sarri e Cristiano Ronaldo

Juventus, Sarri è carico: "La cena con Agnelli? Vuole farmi conoscere i migliori ristoranti della città..."

Come prima cosa Sarri chiarisce la cena andata in scena all'indomani della sconfitta contro l'Hellas a cui hanno preso parte anche il presidente bianconero Andrea Agnelli e il direttore sportivo Fabio Paratici. Si è parlato di summit, di riunione di emergenza, ma l'allenatore della Juventus afferma che non è stato niente di tutto ciò. 

Era semplicemente una cena, il presidente dice che vuole farmi conoscere i migliori ristoranti di Torino e non parla mai di una singola partita, ma della globalità. Era qualcosa che avevamo già fissato dopo la Fiorentina ma che poi abbiamo dovuto rimandare, ogni tanto ci fermiamo a cena, è normale.

Niente di più e niente di meno. Ecco perché dopo avere incassato la fiducia della società, che ha ribadito a mezzo stampa di fidarsi dei suoi metodi di lavoro e di non avere mai messo in discussione la sua permanenza in panchina, Sarri può permettersi di snobbare tanto Max Allegri quanto Pep Guardiola, il passato e per qualcuno il futuro bianconero. Un futuro che l'attuale allenatore vuole prendersi sul campo. La pressione? Fa parte del gioco, ovviamente.

Se non avessi voluto essere sotto esame avrei fatto domanda alle Poste, è tutto perfettamente normale. Logico che dopo un risultato negativo ci siano ripercussioni esterne e critiche, ma siamo arrivati a questo punto della stagione perfettamente in linea con gli obiettivi e in piena corsa su tutti i fronti.

L'occasione per l'immediato riscatto arriverà già domani sera, quando la Juventus scenderà in campo a San Siro contro il Milan nella gara di andata delle semifinali di Coppa Italia.

Il Milan ha perso un derby in modo discutibile, cioè dopo aver giocato molto bene per buona parte della partita, e giocare in uno stadio come San Siro non è mai facile. Detto questo, dobbiamo cercare di risolvere alcuni problemi che emergono soprattutto quando andiamo in vantaggio, problemi di gestione della partita. A volte ci perdiamo un attimino e dobbiamo lavorarci su, ma non è facile. I giocatori lavorano al massimo, si allenano benissimo, a volte davanti a certe prestazioni poco brillanti rimani sorpreso perché la loro disponibilità è totale, così come l'impegno. Certo i numeri dicono che non siamo bravissimi nel gestire il vantaggio ed è qualcosa a cui dobbiamo porre rimedio.

L'infortunio di Douglas Costa è un duro colpo, così come lo è stata l'assenza prolungata di Chiellini. Ma anche in questi casi Sarri sottolinea che fa tutto parte del gioco.

Abbiamo una rosa ampia che gli infortuni hanno reso meno ampia, proveremo un paio di moduli e li utilizzeremo in base ai calciatori che scenderanno in campo e alle loro caratteristiche. Potremmo anche tornare al trequartista. Chiellini ha giocato 50 minuti in una gara delle giovanili, è andato bene, non è ancora al top ma la strada per tornare è quella giusta. Servono però ancora un paio di esami.

La gestione di Ronaldo può essere un problema? Lo domandano i giornalisti presenti, ipotizzando che il portoghese possa essere stanco ma al momento insostituibile. Sarri lo nega, lasciando intendere che un campione come lui è bravo anche e soprattutto nel gestirsi, mentre glissa sul discorso relativo a Lionel Messi, che secondo alcune voci sarebbe nel mirino della Juventus per giocare proprio insieme a CR7.

Con Ronaldo parlo spesso, valutiamo gara dopo gara e mi ha assicurato che quando si sentirà stanco me lo dirà. Al momento si sente bene. Messi alla Juve? Messi gioca nel Barcellona e non ne voglio parlare, è tesserato con loro, del resto se io fossi il presidente o un dirigente del Barcellona direi: "Ma che c***o vuole questo Sarri?".

Due parole infine sull'inserimento di Ramsey, più problematico del previsto ma che se riuscito potrebbe dare alla Juventus un'arma in più, e sulla sconfitta di Verona.

Ramsey si sta adattando al nostro calcio, sta migliorando a livello di condizione fisica e convinzione, ma non è mai semplice per un giocatore britannico adattarsi alla Serie A. Contro il Verona siamo mancati a livello mentale, di aggressività, e infatti di questo abbiamo parlato dopo la gara, non di tenuta atletica. Stavamo controllando la gara, abbiamo pagato una leggerezza.

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