Juve, Pjanic in crisi: dai 150 tocchi a partita all'errore di Verona

Il centrocampista bosniaco in debito di ossigeno e idee: quando si spegne la sua luce, la mediana bianconera non gira. Sarri aspetta messaggi da Ramsey e Bentancur.

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C'è un'immagine che più delle altre sintetizza la nottataccia della Juventus al Bentegodi di Verona. Minuto 76, bianconeri avanti di una rete grazie all'ennesimo acuto di Cristiano Ronaldo. Pallone sulla trequarti difensiva, Rodrigo Bentancur si avventura in un improvvido colpo di tacco, la palla arriva a Miralem Pjanic che prova a giocarla all'indietro per De Ligt: idea sanguinosa, raccolta dall'attaccante avversario Borini che si lancia a rete e batte Szczensy. 1-1, prequel del sorpasso firmato nove minuti dopo da Giampaolo Pazzini.

Se negli ultimi due mesi la Vecchia Signora è sembrata meno imbattibile - 4 sconfitte, il totale stagionale, nelle 13 partite giocate dal 7 dicembre ad oggi tra Serie A, Champions League, Coppa Italia e Supercoppa italiana - i demeriti sono anche di un reparto sul quale Antonio Conte prima e Massimiliano Allegri poi avevano costruito buona parte delle loro fortune: il centrocampo.

La linea mediana bianconera edizione 2019/2020 offre infatti la sensazione di essere molto meno robusta del recente passato: dopo un'estate ricca di rebus e un avvio di autunno consolidato su antiche certezze come Sami Khedira e Blaise Matuidi, ora che il tedesco è ai box per infortunio e il francese è stato scavalcato dal connazionale Rabiot, il calo di Pjanic è l'ago della bilancia. E oggi non pende a favore della Juventus. Anche a Verona il bosniaco, alla ventinovesima partita stagionale, ha offerto segnali di stanchezza. Attestati anche dai numeri: 3 gol e altrettanti assist in Serie A fino al 26 ottobre, nessuna rete e 0 passaggi vincenti da novembre ad oggi.

Juventus, il calo di Pjanic alla base delle difficoltà del 2020
Juventus, il calo di Pjanic alla base delle difficoltà dell'avvio di 2020

Juventus, Pjanic faro spento: le soluzioni per Sarri

Mister "150 tocchi a partita", tanti quanti erano i palloni che Sarri avrebbe voluto vedere giocati da Pjanic come manifesto della sua era bianconera, a faro opaco.  E A Verona i palloni giocati sono stati appena 58, ma si contano sulle dita di una mano quelli in grado di garantire qualità alla manovra. Un calo che potrebbe trovare soluzione in un pizzico di riposo prima della fase cruciale della stagione, con la Juve ancora impegnata in corsa scudetto, Champions League e Coppa Italia: è qui che vien fuori un altro tasto dolente dell'organico bianconero.

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Eccezion fatta per Rodrigo Bentancur - in crescita e protagonista con una rete e sette assist - gli altri interpreti del centrocampo non hanno ancora convinto in pieno: Matuidi è un ottimo portatore d'acqua che paga talvolta dazio alla carta d'identità (33 anni), Rabiot è di altra pasta rispetto all'avvio di stagione ma non ha ancora la costanza dei tempi del PSG, mentre Khedira rientrerà in campo a marzo dopo l'intervento al ginocchio. Emre Can, fuori dai piani tecnici di Sarri da agosto, non è stato sostituito sul piano numerico dopo il suo addio direzione Borussia Dortmund. Le due soluzioni sulla lavagnetta dell'allenatore bianconero conducono a due profili che non hanno ancora convinto: Aaron Ramsey e Federico Bernardeschi, entrambi sin qui testati solo sulla trequarti. Il gallese potrebbe essere una soluzione da interno, ruolo per il quale "studia" il 25enne nel giro della Nazionale. Starà a loro e all'allenatore ridestare un reparto che sin qui ha garantito solo 4 gol sui 44 segnati in campionato, appena il 9%, a fronte degli 8 della difesa.

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