NBA: la follia dei Rockets di cedere Capela, ma c’è D’Antoni...

D’Antoni ha introdotto il concetto di 7 seconds or less, ora introduce i cinque piccoli per alzare il ritmo. Funzionerà?

0 commenti

di - | aggiornato

Share

La trade deadline NBA è ufficialmente alle spalle e in realtà ci ha regalato diverse emozioni, molti movimenti e anche alcuni che sono stati abortiti poco prima della firma, con l’esempio di Danilo Gallinari che ha tenuto banco. Riley ha ammesso che avrebbe voluto Danilo agli Heat come perfetto fit della sua squadra, ma non si è trovato l’accordo finale (si vocifera in relazione al rinnovo) per rendereli una vera e propria contender.

Una contender da diversi anni è Houston, che è sempre arrivata ad un passo dalla gloria, ma che si è dovuta fermare appena prima ogni anno per un motivo diverso: vuoi un infortunio, per inconsistenza o per semplice superiorità degli avversari. La dipartita di Paul con l’arrivo di Westbrook ha rimescolato le carte e creato una chimica diversa, nuova e al momento non necessariamente migliore della precedente, sebbene Paul e Harden probabilmente non potessero più stare nello stesso spogliatoio.

Westbrook, grande amico di Harden, ha riadattato il suo gioco, strozzandolo in molte situazioni e di sicuro snaturandosi per lasciare l’ovvio proscenio all’uomo immagine della franchigia. Sappiamo tutti però che Westbrook con la palla in mano è un tipo di giocatore, mentre senza è completamente un altro. La sua inabilità a punire sugli scarichi lo rende pericolosamente doppione di Harden, sebbene quando debba sostituirsi a lui sia perfetto. La sua difficoltà ad aprire il campo ha indotto i Rockets a prendere una contromisura estrema.

NBA: il nuovo gioco portato agli estremi

Ci ricordiamo quando i Phoenix Suns di Mike D’Antoni e Steve Nash avevano completamente rivoluzionato il modo di giocare? C’era un giocatore interno con capacità di rollante e quattro giocatori sul perimetro in grado di allargare incredibilmente il campo, segnare da tre punti con continuità e praticamente nessuna situazione di post basso. Nell’era dei Duncan e degli Shaq sembrava follia pura. Se guardiamo a chi ha vinto gli ultimi titoli NBA e a dove è arrivata la deriva del basket, il famoso seven seconds or less di D’Antoni che non temeva di prendere tiri buoni nei primi secondi dell’azione (anzi li cercava), fu proprio l’evento a cambiare la logica del basket facendolo passare tutto da spalle a fronte a canestro.

La miglior squadra della storia recente, ovvero i Golden State Warriors, ha giocato con gli stessi dettami dieci anni dopo, ma con interpreti incredibili e risultati inarrivabili, sebbene sia stato lo stesso Kerr a dire di essersi ispirato all’ex Olimpia. Detto questo, diventa difficile pensare di puntare fiches contro la mente di Mike, perché se è vero che chi cambia il mondo all’inizio viene visto come un pazzo, anche ora lui, i Rockets e Morey sembrano dei pazzi ad aver scambiato l’unico lungo a roster per un altro esterno 3&D come Covington. Quindi dove troviamo la verità?

Mai scommettere contro D’Antoni

La decisione di cedere Clint Capela ha lasciato stupiti molti, perché il primo ragionamento da fare ora è: in un match contro Lakers o Nuggets con chi potrebbero mai marcare Jokic o Davis? La risposta è facile e apparentemente senza possibilità di replica, ma con D’Antoni non c’è mai da stare tranquilli sulle sentenze. La scelta di andare con Covington e Tucker come lunghi, forse va a supplire alla mancanza di tiro di Westbrook in una squadra che pur avendo il miglior giocatore di uno contro uno della lega, non ha mai trovato ritmo offensivo in questa stagione. L’idea di Morey e D’Antoni è massimizzare l’ampiezza del campo per obbligare gli avversari a “rincorrerli” sui 28 metri.

Di certo dall’altra parte accoppiarsi ogni volta a metà campo nei playoff con giocatori come Davis che possono portare in post gli avversarie muovere i piedi in difesa a sette metri da canestro, potrebbe essere problematico. Idealmente contro Jokic paghi, ma puoi far pagare, ma contro il tonnellaggio di alcune squadre importanti dell’ovest la scelta rischia di essere esageratamente estrema. Come potranno quindi pensare di vincere i Rockets? Sfruttando come sempre Harden e dandogli un campo più largo avendo solo un non-tiratore come Westbrook in campo in grado di attaccare i recuperi che con altri tre tiratori ci saranno sicuramente. Bisogna solo vedere come far tornare l’equilibrio della bilancia, ma se D’Antoni allena e stupisce da anni in NBA, ci sarà un motivo…

Share

Commenta

Ti potrebbe interessare anche:

Questo sito internet utilizza cookie tecnici e di profilazione, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza di navigazione, analizzare l’utilizzo del sito e per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Puoi saperne di più o per negare il consenso ad alcuni a tutti i cookie clicca qui Informativa sui Cookies. Chiudendo questo banner, cliccando in seguito o continuando a utilizzare il sito, acconsenti all’utilizzo dei predetti cookie.