Talamonti: "Gestisco una ferramenta. Il calcio di oggi non mi piace"

Le parole dell'ex difensore di Lazio e Atalanta.

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Ritiratosi nell'estate del 2018 dopo aver indossato la maglia del Platense, oggi Leonardo José Talamonti gestisce il ferramenta di famiglia. L'ex difensore di Lazio e Atalanta lo ha raccontato ai microfoni de Il Posticipo: 

Due anni e mezzo fa ho deciso di chiudere la mia carriera da calciatore. Da qualche anno avevo una ferramenta di famiglia e ho scelto di prenderla in gestione. Sono tornato a casa mia in Argentina, lavoro in ufficio e a contatto con la gente. Faccio di tutto. Anche mia moglie è in ufficio, mio padre guida il furgone e trasporta la merce da una parte all’altra. Insieme a noi lavorano anche due operai. Abito ad Alvarez a 25 chilometri da Rosario, il paesino ha 9mila abitanti. Avevo ben chiaro che cosa fare. Quando ho smesso di giocare sono tornato a casa ad Alvarez dove sono nato insieme alla mia famiglia. Ho tutto in questo paesino: anche una casa. Non mi piacciono le grandi città, per questa ragione mi sono trovato molto bene a Bergamo quando giocavo

Il calcio però fa ancora parte della sua vita:

Nel mio paesino ci sono due club. Io do una mano all’Union de Alvarez. Non voglio essere pagato, lo faccio per passione. Ho giocato con loro da piccolo fino ai miei 15 anni, quando sono andato nella Primavera del Rosario Central e poi ho esordito in prima squadra. Sono molto legato a questo club: alleno gli Allievi e do una mano alla dirigenza. Per me ogni giorno dovrebbe durare 38 ore…

Sul calcio di oggi: 

Non mi piace la gente che gira intorno al calcio: procuratori, dirigenti e calciatori. Non mi piace l’ambiente, non mi è mai piaciuto. Ho pochi amici nel calcio. I dirigenti continuano a chiamarmi, ma io sono stato sincero con loro e gli ho detto che non volevo più farne parte. Voglio fare calcio a livello amatoriale. Non escludo tra qualche anno la possibilità di allenare una squadra giovanile del Rosario, in questo momento però non voglio farlo. Il calcio di oggi è peggiorato rispetto a quello che praticavo io. Io sono sempre stato un antidivo, a Bergamo mi definivano così. Non mi piace la fama, sono una persona molto timida. Mi vergogno di tante cose, quando mi fermano per strada per firmare un autografo mi imbarazzo. Da ragazzo stavo molto a casa, uscivo poco. L’ho fatto un po’ con mia moglie: quando eravamo a Bergamo, andavamo fuori a cena a Milano tantissime volte però da soli. Sono diverso dagli altri calciatori

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