Dal Grande Torino a Kobe Bryant: i disastri aerei nello sport

La tragedia di Superga, la nazionale italiana di nuoto, la Chapecoense e tanti altri prima dell'ex campione dei Los Angeles Lakers.

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La tragedia di domenica a Calabasas, a due passi da Los Angeles, ha portato via Kobe Bryant, sua figlia GiGi e altre 7 persone. L'incidente in elicottero è stta la causa della morte dell'ex stella dei Los Angeles Lakers e si aggiunge, in modo nefasto, ad un lungo elenco di vittime sportive nei disastri aerei.

Fin dagli anni '40, squadre e atleti di numerose discipline hanno scelto di spostarsi in aereo e, in alcune occasioni, sono andati incontro ad un tragico destino. Tanti casi negli ultimi 70 anni hanno scosso il mondo dello sport e l'opinione pubblica, consegnando poi al mito e alla leggenda personaggi poi diventati immortali.

Kobe Bryant è l'ultimo in ordine di tempo. La portata del tragico evento ha assunto una dimensione ancor più ampia in relazione all'atleta che è stato. Come lui, tanti altri campioni strappati al mondo troppo presto in un modo altrettanto drammatico.

La morte di Kobe Bryant è solo l'ultimo disastro aereo che ha coinvolto lo sport: dal Grande Torino alla Chapecoense
La morte di Kobe Bryant è solo l'ultimo disastro aereo che ha coinvolto lo sport: dal Grande Torino alla Chapecoense

Dal Grande Torino a Kobe Bryant: le vittime dei disastri aerei

Dal 1949 al 2020, tra intere squadre e singoli personaggi dello sport, si sono registrati oltre 10 casi di incidenti aerei. Dal Grande Torino in poi, sono tanti i nomi entrati nella leggenda per la loro sorte avversa.

Il Grande Torino

Il 4 maggio 1949, mentre il Torino pluricampione d'Italia in carica si apprestava a rientrare da Lisbona dopo un'amichevole con il Benfica, l'aereo su cui viaggiavano i granata si schianta contro la collina su cui sorge la Basilica di Superga. Nessun superstite, per un totale di 31 vittime: un'intera squadra, già di per sé fortissima e divenuta leggendaria, più staff tecnico, dirigenti, equipaggio e giornalisti al seguito in Portogallo.

Marcel Cerdan

Pochi mesi più tardi, il pugile francese Marcel Cerdan si trovava a ridosso del suo incontro con Jake La Motta, in programma il 2 dicembre al Madison Square Garden. Il 27 ottobre decide di prendere un volo Parigi-New York per raggiungere la sua compagna, la cantante Edith Piaf, subito dopo uno dei suoi concerti. Quell'aereo, però, precipita ai piedi di una montagna di Sao Miguel, isola delle Azzorre. Con lui, morirono le altre 47 persone a bordo.

I "Busby Babes"

Il Manchester United allenato da Matt Busby sta tornando da Belgrado dopo un match contro la Stella Rossa, valido per la Coppa dei Campioni 1957/58. Il 6 febbraio 1958, l'aereo su cui si trovano i Red Devils deve ripartire dopo una sosta a Monaco di Baviera: per le condizioni meteo avverse, il decollo non riuscì e la manovra portò il velivolo allo schianto con recinzione e abitazioni circostanti, per poi prendere fuoco. Morirono 8 calciatori del Manchester United, tra cui Duncan Edwards, considerato il più talentuoso di tutti. Si salvarono proprio Matt Busby e, tra gli altri, Bobby Charlton.

La Nazionale di calcio olimpica della Danimarca

Il 16 luglio 1960, a poche settimane dalle Olimpiadi di Roma, un aereo noleggiato dalla Nazionale della Danimarca sta trasportando alcuni calciatori all'ultimo provino pre-olimpico. Il velivolo, però, precipita nello stretto di Oresund, a 50 metri dalla costa. Si salvò solo il pilota, mentre morirono 8 atleti. Erik Dyreborg, attaccante, scelse di prendere il volo successivo facendo posto a dei bagagli: scampò casualmente alla tragedia.

La Nazionale italiana di nuoto

Il 28 gennaio 1966, un aereo con a bordo una selezione della Nazionale italiana di nuoto sta atterrando all'aeroporto di Brema. Una manovra del pilota, ovvero una virata dopo aver abortito la procedura di atterraggio, portò il velivolo in stallo aerodinamico, senza che potesse intervenire con le adeguate contromisure: lo schianto al suolo provocò la morte di 46 persone, tra cui 7 nuotatori, un allenatore e un giornalista.

La Nazionale di calcio dello Zambia

A ridosso dei Mondiali del 1994, anche lo Zambia conosce la sua tragedia. Il 27 aprile 1993, la Nazionale di calcio è diretta a Dakar per affrontare il Senegal nelle fasi di qualificazione. Un guasto al motore causa l'incendio che fa precipitare l'aereo nell'Oceano Atlantico, a 500 metri da Libreville, in Gabon. Morirono tutte le 30 persone a bordo. Tra le cause, la stanchezza del pilota e un malfunzionamento delle strumentazioni di bordo.

L'Old Christians

Il 13 ottobre 1972, la squadra uruguaiana di rugby dell'Old Christians Club era in volo per recarsi ad un match al di là della Cordigliera delle Ande. Pur non dovendo effettuare scali, le condizioni meteo avverse imposero uno scalo a Mendoza prima di ripartire con condizioni migliori. La sosta non bastò: un errore di rotta del pilota causò lo schianto contro un massiccio montuoso in località Glaciar de las Lagrimas. Morirono 12 persone nello schianto, altre 17 durante le drammatiche operazioni di recupero, durate ben 73 giorni.

L'Alianza Lima

Tra le squadre colpite da disastri aerei c'è anche l'Alianza Lima, che l'8 dicembre 1987 rientrava da una trasferta sul campo del Deportivo Pullcapa. Il volo di ritorno fu caratterizzato da un guasto tecnico mal interpretato dall'equipaggio e dal pilota, che per recuperare la rotta dopo il problema a bordo effettuò una virata utile a rimettersi in direzione della pista d'atterraggio. La manovra portò un'ala a toccare il mare e l'aereo si inabissò al largo di Callao. Morirono 43 persone.

La squadra di hockey su ghiaccio della Lokomotiv Yaroslavl

Nei disastri aerei accaduti dopo il 2000 c'è quello che ha coinvolto la Lokomotiv Yaroslavl, squadra russa di hockey su ghiacco che il 7 settembre 2011 era diretta a Minsk per il primo match stagionale di Kontinental Hockey League. Un fuori pista con successivo stallo aerodinamico portò l'aereo allo schianto poco dopo il decollo. Morirono 43 persone: sopravvissero l'ingegnere di volo e il giocatore Alexander Galimov, che però morì pochi giorni dopo a causa delle ferite riportate.

La Chapecoense

Il calcio torna tristemente protagonista il 28 novembre 2016, quando la squadra della Chapecoense si apprestava a giocare la finale di Copa Sudamericana contro l'Atletico Nacional, a Medellin. Prima di atterrare, l'aereo su cui viaggiava il team brasiliano effettuò la manovra di discesa in traiettoria circolare, per prendere tempo e risolvere problemi al quadro elettrico. Di lì a poco lo schianto tra le montagne nei pressi di Cerro Gordo, a 20 km da Rionegro. Morirono 71 persone, se ne salvarono solo 6.

Emiliano Sala

Un anno prima di Kobe Bryant, il 20 gennaio 2019, Emiliano Sala lascia il Nantes per trasferirsi in Premier League, al Cardiff. Il club gallese organizza il volo che lo dovrebbe portare dalla Francia nella sede dei Bluebirds, ma l'aereo precipita nel Canale della Manica. Il corpo del calciatore viene ritrovato il 3 febbraio insieme ai rottami, a 67 metri di profondità. L'attaccante argentino, poco prima del decollo, aveva espresso le sue perplessità sulle condizioni del velivolo.

Vichai Srivaddhanaprabha

Come in un filo che lo lega a Kobe Bryant, il proprietario del Leicester dei miracoli muore per un incidente in elicottero. Il 27 ottobre 2018, dopo il match tra le Foxes e il West Ham, il suo chopper decolla dal King Power Stadium, ma si schianta al suolo proprio al di fuori della struttura. Muoiono anche le altre 4 persone a bordo, il club conferma la scomparsa del suo numero uno nella giornata successiva.

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