NBA: Bryant e l'ossessione per Jordan, base di un grande rapporto

Le similitudini tra Michael Jordan e Kobe Bryant. L'ossessione di MJ da parte di Kobe e il ricordo dell'unico vero "be like Mike".

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Impossibile rimanere indifferenti alla tragedia di Kobe Bryant se sei un appassionato di NBA. Non importa quanti anni tu abbia, ma se hai vissuto anche solo una parte della carriera di Kobe hai potuto apprezzarne tutto: il lavoro, la completa dedizione, un amore incondizionato, la capacità di essere ossessionato dalla vittoria e da un obiettivo che sin dal primo giorno lo ha alimentato, fino a farlo diventare un fuoco che divampava.

Questo propellente si chiamava Michael Jordan. Si vorrebbe sempre diventare migliori dei migliori, ma un conto è dirlo, un altro è perseguire quel sogno con tutte le proprie forze. Nessuno mai cone Kobe lo ha sfidato, volendosi misurare con lui, dicendogli: un giorno diventerò te, anzi una versione migliore di te. Ma si sa, per togliere la sedia agli dèi devi fare qualcosa d'imponderabile e non è dato sapere se quella sedia abbia ancora il 23 o il 24 sulle spalle. Forse è questione di gusti.

Gusti che hanno diviso le valutazioni su Bryant, da chi lo amava incondizionatamente, a chi lo vedeva come un egocentrico borioso, perchè come ha detto Paolo Condò in un suo articolo, quando sei un leader vero devi accettare di restare da solo. Kobe lo è stato per tanto tempo, incapace di tessere relazioni all'interno della squadra, ma sempre con una compagnia, di "quello là con il ventitrè" che non lo lasciava mai.

NBA: Kobe come Michael

È impossibile non vedere le somiglianze tra due giocatori che hanno fatto della fame e della voglia di prevaricare se stessi prima che gli avversari, un credo di vita. Nessuna sfida con se stessi poteva mai essere più preoccupante di una sfida con un avversario. Nessun movimento in campo poteva essere più impossibile di quelli provati in allenamento, alle quattro di mattina, quando nessuno guarda, ma nel momento in cui le stelle si iscrivono al firmamento. Kobe da Jordan ha preso l'etica del lavoro, la continua voglia di alzare l'asticella degli obiettivi che richiedeva a se stesso e quella voglia primigenia di prevaricare l'avversario uno contro uno, io contro di te; un sentimento che nell'NBA di oggi si vede sempre meno.

Solo queste le similitudini? Ma neanche per idea. Nel video qui sopra, uscito diverso tempo fa ma sempre così attuale, c'è un infinito elenco di movenze, atteggiamenti, linguaggi del corpo che accomunavano questi due campioni irripetibili. È ovvio che fosse Kobe a voler essere "like Mike", perchè quando è entrato nella lega tanti venivano soprannominati "the next MJ", ma solo uno ci è davvero arrivato vicino e questo, oltre ai titoli NBA in bacheca, era l'unico obiettivo per un grande che oggi piangiamo con lacrime infinite. Non ci aspettavamo potesse lasciarci da "comune mortale", lui che era considerato da chiunque, anche dai detrattori, una divinità.

Le parole di Jordan

Michael Jordan, dal canto suo, ha sempre ammirato Kobe, dimostrandoglielo con le sfide. Le sue parole sono di chi è davvero trafitto dal dolore:

È una sofferenza immensa. Per me Kobe era come un fratello minore e pensare alla sua famiglia, alla sua morte e a quella della piccola Gianna mi si spezza il cuore.

Ma Kobe non era solo un feroce competitor in campo, era anche un padre incredibilmente affettuoso e che stravedeva per le sue figlie. Per tenere insieme la famiglia ha dovuto pagare molto caro la sua "scappatella", ma per le figlie c'era sempre:

Era un padre incredibile che amava dal profondo la propria famiglia tanto da instillare fino alla sua ultima goccia di passione per la pallacanestro alla figlia che avrebbe dovuto proseguire la storia.

La sua scomparsa è arrivata poco meno di 24 ore dopo il sorpasso come terzo marcatore ogni epoca operato da LeBron James nei suoi confronti, in una festa che porta corsi e ricorsi storici. La "nuova" stella dei Lakers che lo sorpassa nella sua Philadelphia. A sua volta quando Kobe sorpassò MJ fu una festa e un tributo incredibile a una leggenda. Ora LeBron piange sceso dall'aereo, sapendo che quell'incredibile campione che ha due maglie ritirate contemporaneamente sul tetto del suo palazzetto non ci sarà più a vederlo in prima fila.
È la crudele storia della vita, perchè Kobe, potete starne certi, avrebbe voluto battere Jordan anche dietro la scrivania di una franchigia (non che l'impresa fosse impossibile) e invece tutto si è arrestato così, in pochi secondi. Quelli che vicino alla sirena piacevano tantissimo a Michael e di conseguenza anche a Kobe.

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