Addio Kobe Bryant, vero italiano: stella NBA che amava il Milan e Fantozzi

Cresciuto in Italia, si è innamorato del nostro Paese guardando il Milan e i film di Villaggio. Miglior marcatore della storia dei Lakers, squadra che non ha mai lasciato.

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Se n'è andato Kobe Bryant. Se n'è andato un ragazzo che era più di una star dell’NBA. Un incidente in elicottero lo ha portato via. Per sempre. Così purtroppo alcune leggende ci lasciano. Quei mezzi diventano trappole mortali per i miti di ognuno di noi. Un caso simile, a memoria, è quello di Stevie Ray Vaughan, il Jimi Hendrix bianco, uno dei pochi re della chitarra esistiti nel mondo. 

Se n'è andato Kobe Bryant obbligandoci a vivere solo di ricordi. Ingiusto il destino: ci dona esempi da seguire, persone da osannare che ci fanno divertire, piangere, emozionare. Poi ce li toglie lasciando solo fumo, fumo che si alza da sopra una collina, nero come il nostro umore quando apprendiamo la notizia: il cestista più forte della sua generazione si è schiantato, incidente, morto. Addio. E te la prendi con il destino, malefico, perché così non si fa. Prima dà, poi toglie.

Noi italiani abbiamo amato più di chiunque altro quel ragazzone di Kobe Bryant. Perché è cresciuto qui, in una provincia piccola ricca di entusiasmo. A Rieti. Nel Bel Paese il ragazzo nato a Filadelfia ha imparato a giocare a basket. Dai 6 ai 13 ha inseguito il padre per l’Italia: dopo Rieti, Reggio Calabria, poi Pistoia e Reggio Emilia. 

Un murales a Los Angeles per Bryant e la commozione
Un murales a Los Angeles per Bryant e la commozione dei fan

Bryant, un mito se n'è andato

Kobe Bryant ha segnato la storia del basket e dunque di questo mondo. A 18 anni e 72 giorni diventa il più giovane debuttante della lega professionistica americana. Poi venti stagioni sempre con la stessa maglia, quella dei Los Angeles Lakers. Una maglia diventata leggenda. Chi ama questo sport, non può non avere quella canotta gialla con l’8 stampato sopra, che poi diventa 24. Cinque anelli di campione, due volte top scorer della stagione regolare, due volte Mvp delle finali e una volta Mvp della regular season, undici volte nel quintetto ideale della Nba. Miglior realizzatore di sempre dei Lakers con 33.643 punti segnati. Black Mamba (il soprannome che si era dato da solo) ha scritto pagine di storia della palla a spicchi. 

Ah, l’Italia

Cresciuto qui, al fianco del padre, Kobe Bryant si sente molto italiano. E non è la solita star americana che viene in Italia solo per le vacanze esclusive a Capri e Portofino. Ama questo Paese perché da ragazzino gli ha dato tanto. Ogni tanto fa delle rimpatriate a Montecavolo, nel Reggiano, con gli amici di una volta. Da bambino si innamora del Milan:

Se mi tagliassero il braccio sinistro sanguinerei rossonero. Il mio calciatore preferito è stato Van Basta, ma in quella squadra c’erano tanti campioni come Maldini, Gullit, Rijkaard e Baresi

Cibo italiano, il calore di questa terra, il Milan e… Fantozzi. Kobe Bryant che vede le avventure sfortunate di Paolo Villaggio, in un'intervista ha ammesso di amarlo molto. È forse l’immagine più bella di un campione che è diventato grande con umiltà, passione e lavoro. Ci mancherà.

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