Simboli fischiati: da CR7 a Maldini, ecco le bandiere contestate

Marcelo è stato fischiato al cambio contro il Siviglia ed è esploso in un pianto di delusione. Ma al Bernabeu sono tanti i giocatori passati sotto le forche caudine del pubblico.

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Quella di Marcelo è solo l'ultima pagina controversa che riguarda il rapporto calciatori-tifosi. E attenzione qui non si parla di giocatori normali, giocatori che rimangono nel club uno o due anni e poi scelgono altri lidi. Il focus è concentrato su quei calciatori che hanno fatto la storia di una specifica società e il terzino brasiliano può essere tranquillamente inserito in questo ristretto club. Simboli fischiati, bandiere maltrattete. I fatti sono da far risalire allo scorso weekend, il Real Madrid è impegnato nel match contro il Siviglia al Santiago Bernabeu, Marcelo viene sostituito nella ripresa e dagli spalti dell’impianto madrileno piovono fischi. Tanto sonori quanto ingenerosi. Il brasiliano accusa il colpo, non aveva giocato male, non si spiega la reazione dello stadio, dei tifosi che ha incantato per anni, alzando quattro volte la Champions, segnando 39 gol in 499 presenze. È un simbolo del ciclo meraviglioso che ha segnato la storia Blanca negli ultimi anni e i fischi sono uno schiaffo durissimo, un boccone troppo amaro da mandar giù e così ecco che le telecamere lo inquadrano, mentre è in panchina, con le lacrime che gli solcano il viso.

La solitudine del campione che arriva alla consapevolezza che un’era è finita forse e che la parola fine non corrisponde a riconoscenza, gratitudine, ricordo. Il Bernabeu è giudice severissimo, non perdona nulla e nessuno, le aspettative sono altissime e si viene puniti a prescindere dal nome, dalla carriera, da quanto si è fatto per il club. È un mondo a parte, incomprensibile per molti, un mondo con le sue leggi che a volte sfociano nel paradossale. Già perché Marcelo è solo l’ultimo dei totem per i quali non s’è avuto alcun riguardo.

In pochi si sono salvati dalla mannaia dei fischi dei tifosi del Real. Tra questi non c’è Cristiano Ronaldo. Si proprio il 7 che oggi a Madrid rimpiangono, venne sonoramente fischiato dal pubblico del Bernabeu: 30 gennaio 2017, la squadra di Zidane sta vincendo contro la Real Sociedad in casa, ma CR7 sta vivendo un momento di forma non eccezionale, è opaco e i tifosi della Casa Blanca non perdonano. Cristiano sbaglia un controllo, sciupa un’azione offensiva promettente e dalle tribune piovono improperi. Ronaldo reagisce: “Andate a f… figli di….”. La frattura poi verrà ricomposta e quell’anno culminerà con la vittoria di Liga e Champions. 

Simboli fischiati, Ronaldo con il Real
Simboli fischiati, quando il Bernabeu fischiò Ronaldo

Non solo Real, da Maldini a Insigne: i fischi sono anche italiani

Non solo Cristiano. Però. Un’altra leggenda moderna del Real non è sfuggita fischi; parliamo di Sergio Ramos, El Capitan, il leader assoluto della squadra, bombardato di fischi nel novembre 2018 in un match contro il Valladolid. Il difensore però glissò:

“Non la prendo sul personale, sono stati fischiate leggende qui, ci può stare che i tifosi pensino che io possa dare di più”.

Una sorte amara, quella della contestazione, che toccò anche Iker Casillas a Madrid, dal 2013 in poi non mancarono le frizioni tra il portiere e il pubblico del Bernabeu. Quello del Real è senza dubbio il tifoso più esigente e meno paziente del mondo. Ma casi di contestazioni a giocatori simbolo non sono mancate nemmeno a Barcellona. Successe a Ronaldinho che nel 2007, in un match di Champions contro il Lione, venne beccato ripetutamente dal Camp Nou e poi sommerso di fischi al momento della sostituzione. Un comportamento che infastidì il giovane Messi:

“Non capisco questo atteggiamento dei tifosi, Ronaldinho è il migliore del mondo e non va fischiato”.

Il caso che in Italia fece più scalpore è sicuramente quello che riguarda Paolo Maldini che venne contestato nel giorno del suo addio al calcio dalla curva sud rossonera. Il motivo non fu mai chiarito del tutto, una parte della tifoseria rinfacciò a Maldini il presunto gioco a rialzo al momento delle trattative per l'ultimo rinnovo di contratto, ma anche qualche giudizio sulla mancanza di appoggio della curva in alcune partite. Una frattura tra una delle più grandi bandiere del club e la parte più calda della tifoseria che fece rumore e ferì non poco il difensore e attuale dirigente che rispose:

“Io sono orgoglioso di non essere uno di loro”.

Va segnalata, in epoca più recente, anche la periodica frizione tra Insigne e una parte del pubblico napoletano. Fischi con cui Lorenzo è stato punto spesso, soprattutto  nelle ultime settimane, anche a causa delle deludenti prestazioni in campionato del Napoli. Restano nella memoria i fischi alla lettura delle formazioni nel match del novembre scorso contro il Genoa o quelli al momento della sostituzione nella gara casalinga (poi persa) contro il Parma. Casi di bandiere troppo spesso trattate con poco riguardo. 

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