NBA: il triste video di Delonte West e le malattie mentali

Il grave caso di problemi mentali per Delonte West è tornato alla ribalta e ha smosso ancor di più la parte sociale dell’NBA che ora deve pensarci.

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Prima di addentrarci in un argomento che ha smosso l’ambiente NBA fuori dal campo è necessario fare una premessa. Parlare di problemi mentali, bipolarismo e disturbi psicologici da parte di chi non ne soffre o non ha esperienze dirette vissute, non può che avere una visione parziale, oltre all’incapacità di addentrarsi nel problema e nelle sfaccettature più profonde. Noi cercheremo di trattare l’argomento con la maggior delicatezza possibile, provando ad andare ad analizzare la questione in cerca di una visione sensata.

Partiamo dai fatti. Nella scorsa notte è uscito prepotente sui social network il video che ritraeva l’ex giocatore NBA Delonte West a terra in visibile stato confusionale e controllato dalle forze dell’ordine assieme a un (supposto) conoscente con cui era venuto alle mani. Ciò che più di tutto colpisce non sono tanto le manette, l’eventuale arresto o la scena, quanto lo stato psicologico di West.

Conoscendo poi la sua storia si fa tutto più chiaro in poco tempo: ne 2012 gli era stata diagnosticata una forma di bipolarismo, malattia della mente che sostanzialmente fonde più personalità e atteggiamenti nella stessa persona a momenti diversi. Qualcosa di piuttosto serio soprattutto perché non si manifesta come una normale malattia da curare con medicine, ma si insedia e nasconde nei meandri della mente, diventando difficile da debellare. Ancora più complesso è fornire assistenza a chi ne è affetto, perché ogni tanto non considera di essere malato e in altri non accetta proprio l’aiuto di chicchessia.

NBA: una situazione critica

Sono diversi gli amici di West che hanno cercato di aiutarlo, esserci e di farlo uscire dai problemi, ma quel video è un colpo al cuore:

Vedere quelle immagini -dice uno dei suoi amici più stretti- ci ha davvero spezzato il cuore. Non vorresti mai che un tuo amico si riduca in quella situazione nonostante si cerchi di aiutarlo in tutti i modi.

I problemi non sono solo di West, perché anche il poliziotto che ha ripreso tutto e divulgato il video è stato sospeso immediatamente, ma qui siamo all’interno di un altro campo. Tornando sull’ex Cavs e quanto questa malattia lo abbia condizionato, aveva rilasciato le seguenti dichiarazioni a Slam nel 2013, dopo che gli avevano diagnosticato la malattia:

Prima tutti i miei coach e colleghi dicevano che sarebbero andati in guerra con me al loro fianco. Da quando mi hanno diagnosticato la malattia, in un attimo, questa voglia di andare in guerra è diventato: avrà preso le sue medicine oggi? Che Delonte arriverà?

Un atteggiamento che se da una parte può essere umano e inconscio, dall’altra affossa una persona affetta da malattia mentale. L’NBA, Danny Ainge e Marc Cuban, suoi ex owner, si sono prodigati per provare ad aiutarlo, ma come dice un esperto in materia, l’unico modo per aiutarlo è che lui voglia farsi aiutare. E in quelle condizioni non è detto che succeda.  Parole di grande empatia arrivano anche dall'amico Jameer Nelson che è molto triste per le sorti dell'ex compagno.

I problemi di West e non solo...

La situazione di West ha fatto il giro dei social scatenando facili battute e ironie, come ne aveva scatenate quando era uscito il gossip che lo riguardava con la madre di James. Innanzitutto servirebbe sempre un po' più di sensibilità prima di sbilanciarsi nell’ironia e ragionare sul fatto che seppur parliamo di stelle e vere e proprie aziende con le gambe, gli sportivi rimangano pur sempre uomini con la loro debolezze. Forse risparmiarsi qualche sparata di basso livello per prendere consensi sarebbe un primo piccolo modo per aiutare o non danneggiare chi ha problemi.

Anche Kevin Love, stella NBA insospettabile, ha fatto outing sul tema della sanità mentale denunciando un attacco di panico durante un match di qualche tempo fa. Si pensava che ognuno dovesse vincere da solo le proprie battaglie e invece ora parlarne, renderlo pubblico e far sapere a chiunque che nessuno è immune da quei tipi di malattie, aiuta l’NBA a sensibilizzarsi, la società a considerare e riconoscere il problema, magari avendo esempi di condivisione e combattimento dai propri idoli. Con la salute mentale non si scherza, l’NBA non è esente e non mancano/mancheranno le contromisure, ma di certo la storia di West è molto triste e purtroppo non isolata

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