Sissoko: "Con Ibra diventi più forte. Immobile? Non lo credevo così"

Lunga intervista a Gianluca Di Marzio dell'ex centrocampista di Juve e Fiorentina dopo l'addio al calcio.

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Ha dato l'addio al calcio a 34 anni, Momo Sissoko. L'ex calciatore tra le altre di Juventus, Fiorentina e Psg ha deciso di appendere le scarpe al chiodo per colpa di alcuni acciacchi fisici, come spiegato in una lunga intervista su gianlucadimarzio.com:

Colpa di un ginocchio che non mi dava pace. Finché ti senti in forma è giusto continuare a giocare, io non sarei riuscito a rimanere ai livelli che desideravo. Se mi guardo indietro, sono felice di quello che ho fatto. Ho vinto la Liga con il Valencia a 19 anni, una stagione più tardi ero nel Liverpool di Benitez e poi sono passato dalla Juve al Psg.

Di soddisfazioni insomma se n'è tolte, di esperienze ne ha vissute parecchie. Come quando lasciò la Juventus per trasferirsi al Psg, proprio in concomitanza dell'arrivo a Torino di Antonio Conte:

Lui era appena arrivato, io ero già finito nel mirino del PSG. A Parigi sognavano in grande, avevano un progetto ambizioso e volevano costruire una squadra forte. Antonio parlò chiaro. Momo, nel mio progetto a centrocampo ci sei tu, mi disse. Nonostante ciò, alla fine preferii tornare in Francia. Mi sarebbe piaciuto lavorare con lui, oggi Conte e Klopp sono quel tipo di allenatori che convincono i propri uomini a lasciare la pelle sul campo. Loro ti danno tutto e pretendono altrettanto da chi gioca la domenica.

Sissoko a Gdm.com: "Con Ibra diventi più forte"

Prima di lasciare quella Juve, Sissoko ebbe modo anche di conoscere un giovanissimo Immobile:

Quando ero a Torino, lui giocava nella Primavera e ogni tanto si veniva ad allenare con noi [...] Ha lavorato tanto, per arrivare a questi livelli. Vi dico la verità: ai miei tempi era un giocatore normale, non pensavo sarebbe diventato così forte. Oggi lo vedo in campo e dico chapeau! I più giovani lo devono prendere d’esempio”.

Nella lunga intervista c'è modo anche di parlare dell'arrivo di Ibrahimovic nello spogliatoio del Psg:

C’è poco da fare, se c’è Ibrahimovic diventi più forte. È un giocatore speciale perché è tranquillamente disposto ad assumere su di sé ogni responsabilità. Ancora mi ricordo il suo primo giorno di allenamento. Nello spogliatoio non fiatava nessuno, i più giovani guardavano Ibra come fosse un alieno: era il primo top player a sposare il progetto del club. E poi in campo fa la differenza: i compagni di squadra si sentono al sicuro, gli avversari sono intimoriti alla sola idea di doverlo affrontare. A livello psicologico, ha un impatto devastante.

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