NBA: il gioco dal 2010 al 2020, solo tiro da tre punti e ferro?

Cosa può cambiare nella NBA in dieci anni di gioco? ESPN l'ha studiato e noi lo abbiamo approfondito.

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Quante cose possono cambiare in dieci anni? Pensiamo ai cambiamenti culturali, climatici, sociali e cinematografici come modifiche più influenti nella nostra vita, ma come tralasciare il cambiamento nello sport, nella preparazione e nella tecnologia applicata all’attività? Anche l’NBA non fa eccezione e pur essendo sempre una delle prime a muoversi in avanti, ci sono state tante modifiche soprattutto in campo.

Nessuno dieci anni fa avrebbe pensato di analizzare il gioco con così tante analytics, con statistiche per ogni situazione e tracciando tutto ciò che succede sul campo. Questo ha permesso di comprendere al meglio ogni sfaccettatura del gioco, ma soprattutto valutare quali fossero le situazioni più redditizie e quali meno. Come si potesse studiare l’avversario nelle sue debolezze e obbligarlo in campo a fare tutto al di fuori della propria zona di comfort.

Daryl Morey, General Manager degli Houston Rockets ha esasperato questo concetto investendo soldi, tempo e risorse nello studio delle statistiche avanzate, di cosa servisse e cosa invece fosse da buttare nel bidone dell’umido perché non profittevole. Da qui ne è scaturito che, per la deriva del gioco esistessero due tipi di tiri pregiati: quelli al ferro e quelli da tre punti. Questi sono in grado o di darti la migliore percentuale realizzativa, oppure di garantirti il miglior rapporto punti prodotti-tentativi effettuati. Da qui la deriva del gioco che qualcuno ha studiato nel profondo ed è diventata piuttosto estrema.

NBA: tiro da tre e ferro

L’immagine qui sopra è ormai nota nelle analisi statistiche delle squadre NBA e rappresenta le zone in cui maggiormente vengono scoccati i tiri. Più grande è il quadratino o più una zona è rossa, maggiormente sono stati effettuati tiri. A tal proposito la differenza tra il basket attuale e quello di dieci anni fa è incredibile. Ora l’estremismo porta tutti a seguire l’idea di Morey che i tiri pregiati si trovino fuori dall’arco o nel pitturato. I Golden State Warriors hanno creato una vera e propria legacy sulla spaziatura e l’uso del tiro da tre punti. Per questo motivo, una volta appurato che il sistema fosse vincente, in molti hanno provato a emularlo, senza avere però gli interpreti dei Warriors.

Dall’altra parte c’è chi ha estremizzato ancora di più il concetto come i Rockets con il miglior attaccante della NBA in James Harden, che ha sviluppato in maniera immarcabile sia lo step back e la tripla dal palleggio, che la penetrazione per finire e guadagnare falli. I primi a esasperare il concetto sono stati i Rockets, mentre i Warriors lo hanno maggiormente contestualizzato in un sistema molto più raffinato. A oggi però la ricerca dei giocatori comprimari non può prescindere dalla lor pericolosità da dietro l’arco, infatti il giocatore più pregiato al momento è il cosiddetto 3&d player in grado di difendere sull’attaccante avversario più forte e punire sugli scarichi delle stelle. L’in between game è ormai sparito. Forse.

A OKC c'è un leader del clutch time
Chris Paul decisivo dal midrange

Chris Paul mosca bianca?

Ormai lo spirito di emulazione ha portato alla spasmodica ricerca di questi due aspetti del gioco. L’in-between game era visto come la peste e nessuno voleva mai prendersi quei tipi di tiri, a prescindere dalla bontà degli stessi, invece ora ci sono alcuni giocatori che sono in grado di produrre a buoni livelli anche in quelle situazioni. Parliamo ovviamente di stelle che hanno palla in mano e possibilità di creare, perché i gregari devono comunque aprire il campo più possibile, ma gli esempi di LaMarcus Aldridge e Chris Paul sono evidenti. CP3 è il miglior giocatore NBA nel clutch, sta guidando i Thunder a un’ottima stagione e viviseziona le difese proprio con il suo in between game per sé segnando con insospettabile continuità o per attirare e scaricare ai compagni.

La difesa ormai tende a non concedere i tiri pregiati di cui sopra accettando di venir battuta nella zona intermedia, ma quando un giocatore è incredibilmente efficiente in quelle situazioni diventa ancor più pregiato della “logica cui sta tendendo il gioco”. Non ci sono e non devono esistere le lotte di quartiere su chi sia meglio, quale gioco sia giusto e quale no, ma solo la necessità delle squadre di essere performanti il più possibile con il personale a disposizione. La tendenza ha portato tutto il gioco a essere improntato al fronte a canestro e lontano dallo stesso, ma c’è chi per essere efficiente deve andare contro corrente. come successo per i lunghi tiratori da tre come Sam Perkins e Raef LaFrentz che sembravano degli appestati anni fa, è probabile che i Chris Paul e i DeMar DeRozan potranno tornare a essere pregiati in un prossimo futuro.

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