Champions League verso la riforma: i dettagli dell'incontro UEFA-ECA

Al centro di tutto modifiche su calendario e quattro partite in più. Il massimo organismo europeo ci pensa: si partirà dalla stagione 2024/25.

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Novità in vista per quanto riguarda il calcio che verrà. Secondo le ultime indiscrezioni, la UEFA starebbe attentamente studiando l'ennesima proposta dell'ECA, l'organizzazione europea che racchiude i club delle federazioni appartenenti al massimo organismo continentale, per rinnovare la Champions League. Tale imbeccata riguarderebbe di fatto l'allargamento della manifestazione, permettendo alle partecipanti di giocare quattro partite in più. Dalle 13 (massime, per chi arriva in finale) attuali a 17, tutto compreso: il gruppo di società coinvolte, quasi tutte tra le più potenti d'Europa, avrebbero già dato il loro assenso per tale modifica.

I motivi dietro a questa proposta, nemmeno a dirlo, sono principalmente economici, e come incentivo principale per perorare tale causa le big europee avrebbero evidenziato come, all'interno delle varie federazioni, sia già cominciato un processo di modifica e snellimento dei rispettivi calendari. Lo spazio c'è e guadagnare più soldi piace a tutti, quindi le parti si siederanno a un tavolo per parlarne. Quattro match in più significano introiti maggiori, derivanti principalmente da sponsor, marketing e soprattutto diritti televisivi. E, come riportato da diversi organi di stampa, questo rimodellamento potrebbe rappresentare un buon compromesso per scongiurare la fondazione della Superlega.

Secondo quanto pubblicato dal Times, addirittura sarebbe già stata buttata giù una prima bozza, che comprenderebbe la rivisitazione del format attuale, un calendario distribuito in maniera differente e, ovviamente, la data di inizio auspicata per questa sorta di rivoluzione, prevista per la stagione 2024/25. Tra le modifiche paventate ce ne sono due in particolari che cambierebbero il volto della Champions League. La prima prevederebbe un ritorno al passato, con gironcini da quattro valevoli per gli ottavi di finale, già adottati dal 1999 al 2003 prima di essere abbandonati. Le prime due accederebbero così ai quarti di finale, dando vita alla terza e ultima fase del torneo.

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La seconda, invece, vedrebbe la Champions League composta da sei gironi, anziché quattro, con sei squadre inserite in ogni raggruppamento. Al termine della fase a gruppi passerebbero le prime due di ogni girone più le quattro migliori terze, in modo tale che qualunque squadra - anche quelle che poi non avanzeranno alla seconda fase - venga messa nelle condizioni di monetizzare al meglio la propria presenza. Invece di sei partite se ne giocherebbero dieci, per l'appunto quattro in più di ora. L'ampliamento dei gruppi sarebbe una novità, visto che solo in Europa League si sono visti, seppure per un breve periodo, dei raggruppamenti da cinque compagini.

La riforma andrà a toccare di conseguenza anche i calendari dei campionati locali, e proprio per questo molte federazioni stanno già lavorando alle modifiche interne che andranno fatte da qui in poi, soprattutto per quanto riguarda le coppe nazionali. Chi ne ha due, Inghilterra a parte, potrebbe rinunciare definitivamente a una (in Francia sarà così, per esempio), mentre gli inglesi potrebbero anche decidere di dare più libertà alle squadre impegnate in Europa non facendole partecipare alla Carabao Cup o alla Coppa d'Inghilterra.

In Spagna invece le novità riguardanti la Copa del Rey favoriscono l'inserimento di nuove partite: come in Italia, si è optato per scontri diretti fino alle semifinali, cosa che - se da un punto di vista prettamente sportivo è ampiamente contestabile - a livello di organizzazione aiuta molto i club che durante l'anno sono chiamati a giocare su più fronti. Infine, la nuova Champions League porterà in dote introiti maggiori per club e federazioni, trasformandosi in un'occasione da non perdere per un calcio che, in barba ai nostalgici, guarda sempre più al futuro.

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