Barcellona, un esteta col mito Cruijff: alla scoperta di Quique Setien

Il nuovo allenatore blaugrana sposa la filosofia del santone olandese, ha fatto tanta gavetta e sa valorizzare i giovani. Spicca il capolavoro Lo Celso, talento plasmato al Betis.

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Si chiama Quique Setien, ha 61 anni, viene da Santander e, da oggi, avrà il compito di sedersi su una delle panchine più importanti del mondo. Il Barcellona ha deciso di ripartire da lui, soprattutto dopo i "no" ricevuti da Xavi - che ha deciso di rimanere a fare esperienza in Qatar - e Ronald Koeman, impegnato con l'Olanda a preparare il prossimo europeo. Così, se non si può avere qualcuno che il Barça se lo è tenuto a stretto contatto per anni, bisogna cercare soluzioni alternative. Devono aver pensato questo in Catalogna, quando la candidatura di Quique Setien - il cui nome era finito in mezzo a un ventaglio di ipotesi anche stuzzicanti - è definitivamente decollata.

Classe 1958, l'ex allenatore del Betis piace perché, durante la sua lunga carriera dedicata giorno e notte al calcio, i dettami storici del club catalano hanno sempre rappresentato per lui una sorta di insindacabile riferimento. Quando era al Las Palmas teneva in ufficio una foto con Johan Cruijff, una sorta di modello e mentore col quale non ha mai avuto la fortuna di lavorare, ma dal quale ha ereditato la stessa visione delle cose in ambito sportivo. Proprio per questo, all'interno di un processo rivoluzionario che dovrebbe riportare il Barça a ritrovare un po' di quella identità perduta negli ultimi anni, Quique Setien sembra il profilo ideale dal quale ripartire.

Sebbene alcune speculazioni lo vedessero come tappabuchi in attesa dell'arrivo di Xavi, il club ha fatto firmare al suo nuovo allenatore un contratto fino al 2022, segno di come la fiducia sia totale. Setien troverà un ambiente che ha fame di vittoria, una squadra prima in classifica e con gli ottavi di Champions League conquistati abbastanza facilmente, ma il fatto che tutto ciò sia costato comunque la panchina a Valverde deve far pensare. Il Barcellona vuole fare bene e vincere nell'immediato, ma anche cominciare a delineare il proprio futuro. Resta solo da capire chi sarà il referente per questo cambiamento, ma da ciò che si legge su media e social, l'arrivo del mister cantabro pare stuzzicare abbastanza la fantasia del popolo blaugrana.

Barcellona chi è Quique Setien
Quique Setien, nuovo allenatore del Barcellona: a 61 anni il cantabro ha finalmente una grande occasione professionale, dopo un decennio passato a fare la gavetta tra Lugo, Las Palmas e Betis

Chi è Quique Setien, il nuovo allenatore del Barcellona

Quique Setien è uno di quegli allenatori tranquillamente annoverabili nella categoria degli esteti del calcio. La sua filosofia di gioco si sposa in pieno con ciò che il Barcellona ha sempre predicato: possesso palla con movimenti costanti, aggressività in fase di non possesso, valorizzazione degli elementi con più qualità in rosa, il tutto condito con una grossa dose di "nobleza", di nobiltà, un concetto che si abbina perfettamente ai canoni estetici ai quali il gioco blaugrana dovrebbe sempre rispondere. Il tecnico originario di Santander ha avuto la fortuna di poter giocare per molti anni a grandi livelli: dopo aver militato per otto anni nel Racing, venne acquistato dall'Atletico Madrid, deciso ad affidargli le chiavi del proprio centrocampo.

Setien, come avrete potuto facilmente intuire, era un centrocampista elegante nelle movenze e con una grande visione di gioco. Queste sue caratteristiche lo hanno aiutato nel processo di forgiatura una volta appesi gli scarpini al chiodo: con i Colchoneros ha giocato per tre stagioni, diventando uno dei centrocampisti più interessanti della Liga. Su di lui si concentrarono anche le attenzioni delle due grandi, ma al compimento dei 30 anni, con la consapevolezza di voler cominciare ad allenare, il tecnico decise di ritirarsi in provincia, terminando la propria carriera diviso tra Logroñés, Racing e Levante.

Gli inizi da allenatore e il miracolo Las Palmas

Il post carriera cominciò subito con la nomina a dirigente del Racing Santander, club che Setien tifa sin da quando era bambino. Nel 2001, a cinque anni dal suo addio al calcio, finisce in panchina per sostituire l'esonerato Gustavo Benitez, riuscendo in due anni a portare la squadra in Liga. Dopo alcune esperienze di livello minore, nel 2009 accetta la chiamata del Lugo, che con lui in panchina si salverà per sei volte consecutive dalla retrocessione nella terza divisione spagnola. Ma i fondi cominciano a mancare, la società è in crisi e Quique Setien avrebbe voglia di misurarsi con un contesto che possa valorizzarlo meglio.

Così, quando gli arriva la chiamata del Las Palmas, non esita a dire di no: la Liga conquistata con il Racing è un lontano ricordo, perché adesso c'è da salvare quella che, sulla carta, parte come vittima sacrificale della stagione 2015/16. E, a fine ottobre, in effetti le cose non stanno andando troppo bene: i canarios sono nella zona calda e il club si affida al santone cantabro, che accetta a una condizione, ovvero quella di essere lasciato completamente libero di scegliere su quali giocatori puntare. Inutile dire che arriveranno due salvezze consecutive, la seconda delle quali con un 11esimo posto che rappresenta il record storico del Las Palmas.

Gli alti e bassi al Betis e la creazione di Lo Celso

Il biennio al Betis può essere complessivamente valutato come discreto. Da una parte i risultati parlano per Quique Setien che, tra una difficoltà e l'altra, porta a casa un sesto e un decimo posto, corredandoli da una qualificazione ai sedicesimi di Europa League. Dall'altra, il calcio che aveva in testa, dalle parti del Benito Villamarin, non si è mai visto. Il motivo? Una concatenazione di cause che spazia dagli infortuni a ripetizione fino alla rassegnazione per un metodo mai assimilato totalmente dalla squadra. Eppure, sulla sponda biancoverde di Siviglia, si è consumato uno dei suoi capolavori più grandi.

Nell'estate del 2018 il Betis cerca un centrocampista creativo e la scelta ricade su un ragazzino argentino che, durante i suoi anni trascorsi a Parigi, non solo non ha mai trovato una collocazione tattica definitiva, ma addirittura viene bollato come promessa mancata. Giovanni Lo Celso arriva così in Andalusia in prestito: il PSG ringrazia gli spagnoli per avergli tolto un ingaggio da pagare, ma ancora non sa che il binomio con Quique Setien si rivelerà devastante. Il primo e unico anno di Lo Celso si conclude con 46 presenze, 17 gol e una pioggia di assist decisivi. Il tecnico gli cuce attorno il ruolo di interno di centrocampo, ma con licenza di colpire tra le linee, sulla falsa riga di ciò che successe al Gran Canaria con Jonathan Vieira.

Il Betis ringrazia, riscatta il giocatore e lo cede subito al Tottenham per circa 60 milioni di euro. Ma, nel frattempo, l'andamento altalenante della squadra convince il club a sedersi a un tavolo per ragionare del futuro. Quique Setien non ci sta e annuncia il divorzio: nella partita di congedo, la squadra andalusa batte al Bernabeu il Real Madrid, ridicolizzato dal possesso palla biancoverde. Più che una vittoria, un monito: questo non sarà il classico canto del cigno. Nel calcio la pazienza viene spesso premiata, e adesso per Setien è arrivata l'occasione di una vita. Il Barcellona, a 61 anni, quando tutto sembrava perso. Quando la meritocrazia vince, non ci si può non rallegrarsene.

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