Gotti, traghettatore chi? Meglio di tutti nell'ultimo biennio Udinese

La vittoria contro il Sassuolo, la terza consecutiva in Serie A, porta a 1.55 la media punti per gara di Gotti sulla panchina friulana: lo manda Sarri, ma non chiamatelo "normal one".

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Non chiamatelo Normal One. Anche se carriera, volto e atteggiamenti sono quelli dell'antieroe, Luca Gotti è tutt'altro che un profilo banale tra gli allenatori emergenti della nostra Serie A. Carriera da onesto calciatore dei dilettanti veneti, con l'apice raggiunto giocando tra i professionisti nella stagione 1994-1995 al Sandonà, esperienza da allenatore avviata nel 1998, a 31 anni, tra i giovanissimi del Milan. Ventuno anni e tanti passi (alcuni anche falsi) dopo, eccolo alla guida di un Udinese a metà classifica, a pari punti con il Napoli e -1 dal Milan, come certificato dalla terza vittoria consecutiva in campionato: il 3-0 della Dacia Arena contro il Sassuolo.

Davanti ai microfoni, Gotti racconta di sentirsi più a suo agio da vice, ma da titolare della panchina sta funzionando consecutivo. Quella ottenuta contro i neroverdi di Roberto De Zerbi è la terza vittoria consecutiva in Serie A, la quarta in nove partite del nuovo corso tecnico avviato dopo l'addio con Igor Tudor a inizio novembre, dopo aver incassato 11 reti in due partite tra Atalanta e Roma. Gotti è a quota 1.55 in 9 gare, il suo predecessore si era fermato a 1.33 in 21 incontri, in una classifica in cui trovano posto Davide Nicola a 1.07 in 15 e Julio Velazquez a 0.75 in 12. In soldoni, nell'ultimo anno e mezzo in Friuli nessuno ha fatto meglio di Gotti.

Il 52enne veneto di Adria ha rilevato una squadra con il morale a pezzi e una difesa da ricostruire. Lo ha fatto senza stravolgimenti tattici, confermando il 3-5-2, e cambiando pochi uomini. Ha riportato Mandragora al centro del progetto e del centrocampo, fatto di Okaka un punto fermo dell'attacco e liberato da gabbie tattiche Rodrigo De Paul. Proprio l'argentino, con 4 gol e un assist nell'era Gotti, è la fotografia perfetta della crescita dei bianconeri friulani. Guai però a far notare questi progressi all'allenatore. Lui risponderà con la solita serenità:

Andiamo avanti settimana dopo settimana, se ne parla solo alla fine.

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Serie A, Luca Gotti all'esordio sulla panchina dell'Udinese contro il Genoa: fu vittoria per 3-1

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E pensare che quest'allenatore dai modi pacati e dalle idee semplici ma efficaci aveva rischiato di interrompere la sua carriera sul nascere. Stagione 2009/2010: dopo la tappa a Treviso, in una squadra poi retrocessa dalla B alla Prima Divisione e dopo aver guidato la Nazionale di calcio dell'Italia Under-17, arriva la chiamata della Triestina in Serie B. Durata solo otto partite, nonostante 7 punti nelle prime 4 uscite. I tre ko e il pareggio seguenti portarono la società a chiamare prima Mario Somma e poi Daniele Arrigoni. Ben presto si capì che le colpe non erano di Gotti. Nessuno dei tre allenatori raddrizzò la barca alabardata, fino al ko per 0-3 al Rocco nei playout contro il Padova e alla discesa in terza serie. Quell'esperienza riuscì a incidere tanto sulla carriera di Gotti, tanto da portarlo a una sliding door raccontata dallo stesso allenatore:

Credo che il vero spartiacque del mio percorso sia stato il periodo alla Triestina. Il momento più duro, non nascondo che dopo Trieste il “cattivo pensiero”, quello di dire “basta”, mi è passato per la testa. Poi, come è venuto se ne è andato, e ho trovato la forza, lo slancio, la voglia di ripartire in un ruolo che mi gratifica tantissimo, che non trovo riduttivo e mi permette di continuare a imparare.

Sarri e la sliding door Chelsea

Gotti e Sarri, abbracci allo Stadium prima di Juve-Udinese
Gotti e Sarri, abbracci allo Stadium prima di Juve-Udinese 3-1

Da un piccolo fallimento nacque una grande opportunità: quella di lavorare per otto anni con Roberto Donadoni, seguito a Cagliari, Parma e Bologna. Gotti lo ha fatto con modi pacati e tranquilli, mai una parola fuori posto, su panchine importanti e piazze che vivono di calcio. Dopo l'Emilia, ecco l'altra porta girevole della carriera: Londra e il Chelsea, con Maurizio Sarri che nell'estate 2018 lo chiama al fianco di Gianfranco Zola come suo assistente. Dall'esonero al Rocco a Stamford Bridge, fino alla Dacia Arena. Questa volta non più da vice, anche se di futuro a lungo termine ancora non vuole parlarne. Allenatore part-time, risultati immediati. Ecco perché Gotti non è special, come José Mourinho, ma nemmeno normal o banale. Piuttosto, definitelo semplice ed efficace. Come il suo calcio a Udine.

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