Ancelotti riparte dalla Premier League: come giocherà il suo Everton

L'ex tecnico del Napoli approda sulla sponda blu della Mersey, dove trova una squadra da ricostruire e rivalorizzare nella sua interezza.

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Tra le tante notizie spiazzanti che si sono lette in questi giorni, l'accordo trovato tra l'Everton e Carlo Ancelotti è di quelle più clamorose. A pochi giorni dal suo esonero dal Napoli, voluto in primis dal presidente De Laurentiis, il tecnico emiliano ha deciso di accettare l'offerta dei Toffees e firmare un contratto di 4 anni e mezzo fino al 2024 (avrà lo stesso staff tecnico che aveva a Napoli escluso il preparatore dei portieri). E, quindi, di tornare ad allenare in quella Premier League che, in realtà, non lo ha mai veramente dimenticato. La sua esperienza in terra inglese parla di un biennio abbastanza positivo al Chelsea, corredato dalla fantastica e inaspettata vittoria del campionato nella stagione 2009/10, oltre a un altro paio di trofei regalati al club con sede nell'ovest di Londra.

Otto anni più tardi il fascino resta inattaccabile, ma le condizioni sono decisamente cambiate: Ancelotti arriva in Inghilterra dopo un paio di avventura professionali tutt'altro che memorabili, perché se è vero che al Bayern (forse) il suo lavoro è stato troppo sottostimato, in un anno e mezzo di Napoli la compagine partenopea non è mai riuscita a emergere definitivamente, soprattutto dal punto di vista del gioco. Inoltre, la sue qualità da gestore di spogliatoi importanti paiono, almeno parzialmente, essere diminuite. Per questi motivi, probabilmente, ripartire dalla sponda blu di Liverpool pareva essere l'unica soluzione.

Qui Ancelotti potrà fare il manager a 360 gradi, ma non si pensi che il compito sia facile. Già, perché fin dai tempi dell'addio di David Moyes, le cose per l'Everton hanno cominciato a prendere una piega negativa. Nemmeno i tanti soldi spesi dalla proprietà - quasi 500 milioni di euro in quattro anni, solo per il mercato - sono riusciti a colmare quell'allarme gestionale che solo in parte, sotto la gestione di Roberto Martinez, sembrava finalmente rientrato. Invece, dall'addio dello scozzese, sulla panchina dei Toffees si sono alternati ben cinque allenatori differenti. Carletto sarà il sesto, sperando che l'epilogo possa essere differente. La classifica, nonostante i 4 punti messi insieme da Duncan Ferguson, piange. E la situazione rimane più complicata che mai.

Come giocherà l'Everton di Ancelotti
Richarlison, Sigurdsson e Iwobi si disperano dopo la sfortunata sconfitta di Leicester: Carlo Ancelotti ripartirà anche da loro tre per costruire il suo nuovo Everton

Tanta confusione e qualità male assemblata: Ancelotti riparte dalla polveriera Everton

Dei tanti problemi palesati sotto la gestione di Marco Silva, cacciato dalla proprietà in seguito alla pesante sconfitta nel derby contro il Liverpool, fanno parte anche alcune scelte di formazione decisamente discutibili. Il tecnico portoghese non ha mai di fatto trovato un undici titolare affidabile, cambiando spesso gli interpreti senza soluzione di continuità. A parte Pickford, un giocatore non di movimento, soltanto il terzino Digne è stato sempre presente in campo, mentre altri cinque giocatori hanno rispettivamente messo insieme tra le 15 e le 16 presenze. Per il resto, tanti cambi e idee poco chiare. Ancelotti dovrà proprio ricominciare da qui, capendo in primis quale modulo potrebbe adattarsi meglio alla rosa a sua disposizione.

Con Marco Silva la squadra ha praticamente sempre utilizzato il 4-2-3-1, un sistema che l'ex allenatore del Napoli non ha mai veramente sfruttato in carriera, ma va anche precisato come, nelle ultime due partite, il manager a interim Ferguson abbia fermato Chelsea e Manchester United con un più scolastico 4-4-2. La differenza è di numeri ma non solo: soprattutto a centrocampo, gli interpreti saranno fondamentali. Uno degli uomini chiave della squadra è l'islandese Gylfi Sigurdsson, tassello fondamentale qualora ci si dovesse ripromettere di proporre il modulo con il trequartista.

Di certo i giocatori offensivi saranno quattro: davanti Ancelotti dovrà trovare la soluzione migliore per ottimizzare la fase realizzativa, visto che l'intero pacchetto offensivo dei Toffees, a oggi, ha messo insieme 12 gol, la metà dei quali segnati da Richarlison. Il brasiliano tatticamente può agire in più posizioni: Marco Silva lo utilizzava spesso a sinistra, ma da centravanti verrebbe sgravato dai fastidiosi compiti di copertura ai quali il portoghese lo costringeva. In caso di 4-2-3-1 con Richarlison largo, ecco che Calvert-Lewin potrebbe essere confermato da referente offensivo: di certo, per come si sono messe le cose, sarà molto difficile che Carletto decida di rompere quei pochi equilibri provando a valorizzare Kean.

A completare il reparto offensivo toccherà ad Alex Iwobi, uno dei due ex Arsenal, presenti in rosa assieme a Theo Walcott, col quale si giocherà un posto sulla destra. Meno problemi Ancelotti troverà nelle altre zone del campo, dove il malus maggiore riguarda la qualità di scelta, non certo la quantità. Per esempio, davanti alla difesa un posto se lo assicurerà sicuramente Schneiderlin, soldatino operoso del centrocampo, al cui fianco potrebbero alternarsi, a seconda del modulo, Sigurdsson o il più difensivo Tom Davies, in attesa del ritorno (comunque lontano) di André Gomes. In difesa, davanti a Pickford, Mina e Keane dovrebbero partire favoriti su Holgate nel pacchetto centrale, mentre sulle fasce troveranno ancora spazio Sidibé e Digne.

Ultimo, ma non per importanza, c'è il discorso legato alla gestione della rosa, all'interno della quale ci sono diversi giocatori completamente fuori dalle rotazioni di squadra. Molti di questi andranno piazzati a gennaio: da Tosun a Niasse, passando per lo stesso Kean e i vari Bernard, Gbamin (arrivato in estate per sostituire Gueyé, ha miseramente fallito) e Delph, sono tanti i calciatori che hanno fatto il loro tempo dalle parti di Goodison Park. E la società, in questo, dovrà assolutamente assecondare Ancelotti, che accettando l'Everton si è caricato le spalle di una responsabilità molto pesante. L'obiettivo primario è la salvezza: poi, magari dalla prossima stagione, si proverà a pensare finalmente in grande.

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