Spagna, altro percorso netto: la Liga fa 7 su 7 e domina l'Europa

Valencia sorprendente in Champions League, Getafe ed Espanyol in scioltezza in Europa League. La penisolica iberica offre tanto oltre alle tre grandi.

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La Liga è il campionato più competitivo del mondo? Se lo chiedeva - anzi, lo affermava - qualche anno fa Sergio Ramos, capitano e leader del Real Madrid, spiegando il grande numero di successi spagnoli in ambito internazionale. D'altronde, se le Merengues di recente hanno fatto incetta di Champions League, il Barcellona non è stato da meno, arrivando a sollevare per l'ultima volta la coppa dalle grandi orecchie nel 2015, battendo nella finale di Berlino la Juventus. L'Atletico, invece, a vincere la massima competizione mondiale per club ci è andato vicino per ben due volte, battuto in entrambi i casi proprio dai Blancos.

E che dire dell'Europa League? Scorrendo l'albo d'oro si scopre che la Spagna si è assicurata ben 9 delle ultime 16 edizioni, cominciando questo grande dominio nella stagione 2003/04 grazie al Valencia di Rafa Benitez, che trionfò nella finale di Goteborg contro il Marsiglia. A salire maggiormente in cattedra però è stato il Siviglia, che si è portato la coppa in Andalusia in ben cinque occasione, inanellando prima una striscia di due successi consecutivi - dal 2005 al 2007 - e poi addirittura tre vittorie di seguito, messi insieme tra il 2013 e il 2016. L'Atletico Madrid, con tre successi, completa il quadro: i Colchoneros sono anche gli ultimi rappresentanti della Liga ad aver alzato il trofeo in ordine cronologico.

E quest'anno? Beh, le cose sembrano essersi messe molto bene: la Spagna, che complessivamente presentava 7 formazioni ai nastri di partenza delle due manifestazioni, ha fatto percorso netto. In Champions League Barcellona e Valencia sono passata prime del proprio raggruppamento, mentre Real Madrid e Atletico si sono dovute accontentare della seconda piazza. Molto meglio è andata in Europa League, dove due delle tre rappresentanti iberiche hanno passato il turno da prime della classe. Ora qualcuno obietterà: anche l'Inghilterra ha portato avanti tutto il potenziale a propria disposizione. Vero, ma con una grossa differenza.

Spagna percorso netto in Europa
L'Atletico Madrid festeggia l'Europa League 2017/18, vinta in finale contro il Marsiglia. I Colchoneros sono una delle squadre spagnole più "europee" dell'intera Liga

Percorso netto in Europa: la Liga domina il continente

Da sempre il calcio inglese è rappresentato dalle cosiddette "big six", sei potenze economico-sportive non solo a livello locale, ma anche - e soprattutto - a livello mondiale. Realtà come Arsenal, Tottenham e Manchester City non hanno nulla da invidiare a United, Liverpool e Chelsea, tanto è vero che - con le dovute e rare eccezioni - queste sei squadre occupano stabilmente i primi sei posti in classifica della Premier League. La settima compagine, di solito, è la classica "migliore delle peggiori": quest'anno è toccato al Wolverhampton partire dai preliminari (per referenze, chiedere ai tifosi del Torino), una società che dietro ha una solidità nemmeno lontanamente paragonabili a quelle di un Getafe o di un Espanyol, per rimanere in tema.

In Spagna, escluse le prime tre, i valori sono più livellati e, questo equilibrio, si riflette direttamente sul campionato. Difficilmente in Liga vedrete una lotta per le posizioni europee decisa a un mese dalla fine del torneo, così come anche nelle parti basse della classifica la lotta salvezza rimane intensa (quasi) fino all'ultimo. La massima divisione spagnola è molto allenante, aiutata dalla filosofia di gioco propositiva che anima gli allenatori di formazione locale. Ognuno di loro presenta caratteristiche differenti, ma le finalità sono le medesime per tutti: proporre calcio. Così capita che l'Espanyol, fanalino di coda in campionato, non abbia problemi a mettersi dietro in scioltezza le tre squadre del proprio raggruppamento, terminando con una sola sconfitta (ininfluente), miglior attacco e miglior difesa.

Rabbia, agonismo e gioco: il Valencia di Celades funziona bene

Real Madrid, Atletico e Barcellona non hanno bisogno di approfondimenti particolari. Il loro ruolo nella mappa del calcio europeo è centrale e, a seconda della stagione, tutte partono con l'obiettivo di arrivare in fondo alla Champions League. Chi ha veramente compiuto un'impresa è stato il Valencia; la squadra di Celades arriva da un inizio di annata decisamente complicato, cominciato con l'allontanamento dalla panchina di Marcelino e continuato con le contestazioni della tifoseria al proprietario Peter Lim. Eppure Celades, accolto tra lo scetticismo generale, dopo alcune difficoltà iniziali è riuscito a trovare il bandolo della matassa.

Dalla sua non c'è soltanto una qualificazione insperata agli ottavi di Champions League, ma anche la consapevolezza di avercela fatta mettendosi dietro il Chelsea e l'Ajax, semifinalista della scorsa edizione. Di questo Valencia restano i due capolavori di Stamford Bridge e Amsterdam Arena, dove Dani Parejo e compagni hanno vinto di misura, trascinati - in entrambi i casi - dai gol di Rodrigo, la pietra della scandalo che, inconsapevolmente, ha aperto le crepe decisive per l'esonero del precedente allenatore. Marcelino voleva tenerlo, la società darlo all'Atletico: morale, Lim non l'ha presa bene. Ma questi sembrano essere solo ricordi lontani: oggi il Valencia veleggia a un solo punto al quarto posto ed è reduce da quattro vittorie nelle ultime cinque partite. Mica male no?

Zero soldi, tante idee: il Getafe non è più una Cenerentola

Quando lo scorso anno, a una giornata dal termine, il Getafe venne sorpassato al quarto posto dal Valencia, dalle parti del Coliseo Alfonso Perez ci si chiese se un'occasione del genere sarebbe mai più capitata. La risposta la sta dando l'attuale Liga, nella quale gli Azulones sono in serie positiva da sei partite e hanno perso un solo match degli ultimi nove. Il Getafe gioca un calcio conservativo, basato su un 4-4-2 scolastico eseguito perfettamente come da spartito. L'architetto di questo miracolo - perché di vero miracolo si parla - si chiama José Luis Bordalas, ma i tifosi lo chiamano Pepe.

Per descrivere al meglio l'impatto di Bordalas sull'universo azzurro basta citare asetticamente la cronistoria recente del club: da quando il tecnico di Alicante siede in panchina, sono arrivate una promozione in Liga, poi un ottavo e infine un quinto posto. Davvero un'impresa epocale, se consideriamo che il Getafe è una delle società con meno disponibilità economiche dell'intero panorama spagnolo. Così, alla mancanza di soldi, si sopperisce con le idee: in squadra c'è spazio per gente esperta scartata da tutti (Jorge Molina ne è l'esempio calzante), giovani di belle speranze (Cucurella, Arambarri, Maksimovic) o da rilanciare (Kenedy), fino a nomi esotici che si preparano a trasformarsi in plusvalenze (Djené).

Un progetto che non decolla: la crisi dell'Espanyol

Pablo Machin, subentrato un paio di mesi fa a David Gallego, aveva detto chiaramente che la priorità dell'Espanyol sarebbe stata quella di risalire la china in campionato. Poi, ma solo poi, si sarebbe pensato all'Europa League. In realtà le cose sono andate diversamente: mentre in Liga la squadra continua ad arrancare, in campo internazionale i Pericos sono andati abbastanza bene. Chiaramente i catalani non potranno ambire a vincere, ma il fatto che il fanalino di coda della Primera Division possa fornire questo tipo di prove di forza certifica, se ancora vi fossero dubbi, il fatto che il livello dei club spagnoli sia mediamente alto, al netto di problematiche varie.

La società cinese, insediatasi in capo al club nel 2015, ha imbastito un processo di crescita improntato soprattutto su alcuni progetti extracampo. In più, si è pensato a espandere il brand in Oriente, arrivando in Cina grazie all'arrivo di Wu Lei. Tutto molto interessante, peccato però che il campo sia spesso troppo avaro di soddisfazioni. Lo scorso anno, dopo un girone di andata pessimo, la squadra ha rimontato fino a prendersi il settimo posto, ma dall'ultima estate l'Espanyol è uscito ulteriormente smontato dalle cessioni di Mario Hermoso e Borja Iglesias, non riuscendo più a rialzarsi.

I giovani del vivaio sono tanti e talentuosi, ma questo potrebbe non bastare sul lungo periodo. Machin, al momento, non ha ancora trovato una formazione affidabile per cominciare la scalata verso posizioni più tranquille. Più il tempo passa, più il rischio di retrocede aumenta. A gennaio serviranno rinforzi, ma intanto l'ex allenatore del Girona si gode l'ottima campagna in Europa League. Che non sarà tanto, è vero, ma di questi tempi è già qualcosa.

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