Simone e Filippo, in panchina è l'anno degli Inzaghi

I fratelli Inzaghi tra i protagonisti della panchina in Serie A e B: la Lazio gioca il calcio più bello ed è terza, il Benevento ha fatto il vuoto alle sue spalle e corre verso la promozione.

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Uno avvicina di settimana in settimana il ritorno in quella Serie A già toccata in panchina con Bologna e Milan, l'altro invece si diverte e fa divertire con la sua squadra, terza e distante solo cinque punti dal primo posto dell'Inter. Questione di Inzaghi, Simone e Filippo. Allenatori di Lazio e Benevento, due realtà che in questa prima parte della stagione 2019/2020 stanno strappando copertine e applausi.

La vittoria per 3-1 dell'Olimpico sulla Juventus ha permesso alla Lazio di portarsi a -3 dai bianconeri in classifica e di fare di quella che a inizio stagione sembrava un'utopia una realtà da accarezzare: la parola scudetto. Merito dei sette successi consecutivi e di un lavoro avviato nel 2016, dopo sei anni alla guida del settore giovanile biancoceleste, e passato per il rinnovo del contratto fino al 2021 della scorsa estate. Comprendente anche una clausola speciale, legata al primo posto in classifica. Sei mesi dopo, il cantiere Lazio è diventato una concreta ipotesi di lavoro.

A premiare la Lazio di Simone sono i numeri, gli indicatori più affidabili nel mondo del calcio: terzo posto, miglior differenza reti del torneo a +21, secondo miglior attacco con 36 reti, una in meno dell'Atalanta, seconda miglior difesa. Le punte dell'iceberg biancoceleste? Ciro Immobile, top scorer della Serie A con 17 reti dopo 15 turni, e Luis Alberto, miglior assistman d'Europa con 11 passaggi vincenti sin qui. Proprio il trio formato dallo spagnolo, da Milinkovic-Savic e da Correa rappresenta una sintesi di qualità e impatto fisico difficile da trovare sulla trequarti in Italia.

Simone Inzaghi, allenatore di una Lazio terza dopo 15 giornate in Serie A
Simone Inzaghi, allenatore della Lazio terza dopo 15 giornate in Serie A

Filippo Inzaghi e l'altalena: dal Milan al primato con il Benevento

Se Simone Inzaghi ha vissuto una scalata verticale, sposando il biancoceleste da calciatore nel 1999 e abbracciandolo fino ai giorni nostri, tranne due brevi "escursioni" con le maglie di Sampdoria e Atalanta, il percorso di Filippo da allenatore ha avuto più curve e diversi picchi, ascendenti e discendenti. Dall'addio al calcio giocato datato 2012, Pippo ha guidato Allievi e Primavera del Milan, fino alla promozione in prima squadra datata estate 2015: stagione conclusa al decimo posto (13 vittorie, 13 pareggi, 12 sconfitte) con l'esclusione dalle coppe europee della squadra per il secondo anno consecutivo.

 Filippo Inzaghi, tornato in B al Benevento dopo l'esperienza in A con il Bologna
Filippo Inzaghi, tornato in B al Benevento dopo l'esperienza in A col Bologna

Quell'esperienza suggerì al più grande dei fratelli Inzaghi di ripartire dalla C, per quanto in una piazza blasonata. Due anni a Venezia, con salto in B e playoff persi in semifinale per l'accesso in A, poi la chiamata del Bologna, con un addio dopo 21 giornate e 14 punti all'attivo. Benevento e le sue ambizioni lo hanno voluto con forza, lui ha risposto presente. A modo suo. Esibendo un 4-4-2 propositivo, illuminato dalla qualità di Viola, dagli assist di Roberto Insigne e dai gol di Coda e Sau. Risultato provvisorio? I punti sono 34 dopo 15 turni, con 10 vittorie - ultima il 5 a 0 al Trapani - primato e terzo posto distante già 10 punti. Tanto che con una vittoria a Livorno sabato prossimo e mancata vittoria del Pordenone a Cosenza i sanniti sarebbero già campioni d'inverno. Se non è un'ipoteca, poco ci manca.

Il sogno è incontrarsi di nuovo in A

"Quando Simone e Filippo perdono non riesco ancora oggi a dormire" rivelava papà Giancarlo nell'estate 2018, quella che avrebbe preceduto il loro primo incrocio da allenatori in Serie A. Al Dall'Ara finì 2-0 per Simone, con la Lazio a segno grazie ai centri di Luiz Felipe e Lulic. Ora il sogno in comune è affrontarsi di nuovo nel massimo campionato. Divisi da tre anni sulla carta d'identità, accomunati dalla voglia di vincere. Destino di chi è stato sempre abituato ad attaccare, prima la porta avversaria e ora i traguardi da allenatore. Storia di Simone e Filippo, destinati a un Natale da protagonisti. Con la richiesta di un 2020 ricco di soddisfazioni. Quelle che fino a pochi mesi fa sembravano semplici sogni.

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