Brasile, psicodramma Cruzeiro: prima storica retrocessione in Serie B

Il club di Belo Horizonte paga la pessima gestione societaria, un cammino irregolare e troppo cambi in panchina. Addio al Brasileirão dopo 99 anni.

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Due Libertadores, quattro campionati, sei coppe del Brasile e un totale di 51 trofei oscurati da una disastrosa, inconcepibile stagione. Il calcio è fatto di cicli e, come spesso capita, per tornare grandi occorre prima toccare il fondo. Il Cruzeiro lascia il Brasileirão per la prima volta nella propria storia, al termine di una stagione seriamente tribolata e culminata con la sconfitta casalinga incassata dal Palmeiras. Uno 0-2 che non lascia spazio a interpretazioni e rende inutile anche la prova del Botafogo, che indirettamente aveva provato ad aiutare la Raposa fermando sul pareggio il Ceará. Tutto sommato però, non si può certo dire che questo non fosse un fallimento annunciato, visto che l’ultima vittoria del Cruzeiro risale al primo novembre e, nelle ultime nove partite, sono arrivati quattro pareggi e cinque sconfitte.

Una caduta libera inesorabile, assolutamente impronosticabile se consideriamo che il 2019 si era aperto con la vittoria del campionato statale, unica nota lieta di un’annata nella quale la Raposa ha cambiato quattro allenatori e provato a salvare il salvabile un paio di settimane fa, quando al capezzale della squadra è stata richiamata una vecchia gloria del club come Adilson Batista. Niente da fare: nonostante giocatori del calibro di Fred, Thiago Neves e Dedé in rosa, il Cruzeiro lascia la massima serie con soli 36 punti e il terzo peggior attacco del torneo. E, come se non bastasse, il fallimento sportivo potrebbe ulteriormente distruggere le casse di una società con un monte ingaggi altissimo. Insomma, per risalire la china serviranno scelte drastiche e impopolari, anche a costo di indispettire ulteriormente quella fetta di popolo che, sul finire del match contro il Verdão, ha pensato bene di contestare la dirigenza sradicando seggiolini e lanciando pietre sul campo del Mineirão.

Vandalismo, confusione, arresti e, sullo sfondo, anche lo sfottò dei rivali storici dell'Atletico Mineiro, autori a loro volta di un'annata mediocre, ma comunque ben superiore a quella giocata dalla Raposa. Che, a 99 anni dalla sua fondazione, dovrà quindi ripartire dalle torbide acque della Serie B, per la quale - vista la concorrenza - bisognerà dimostrarsi attrezzati. Da oggi si ragionerà sul da farsi: i contratti pesanti potrebbero ulteriormente mettere in difficoltà la dirigenza, devastata durante l'anno da una sequenza impressionante di dimissioni, la maggior parte della quali figlie del mancato pagamento degli stipendi. E cosa decideranno di fare i leader, soprattutto quelli che hanno mercato? Difficile dirlo adesso, in un momento così delicato. Di certo c'è che il settore giovanile non sta producendo granché, e proprio per questo la società si è caricata di contratti importanti.

Brasileirao retrocessione del Cruzeiro
I tifosi del Cruzeiro chiedevano un miracolo alla loro squadra, ma alla fine è arrivata la prima storica retrocessione in Serie B: nel 2020 la Raposa ripartirà dalla cadetteria, piena di problemi e di debiti

Cruzeiro, dalla gloria alla retrocessione: le cause di un fallimento

Per capire le strategie societarie del futuro ci sarà tempo. Ma come si è arrivati a questa situazione? La sensazione è che la retrocessione sia il naturale epilogo delle scellerate gestioni precedenti a quella di Wagner Pires de Sá, arrivato al comando nel 2018 in seguito ai sei anni di Gilvan de Pinho Tavares e Zezé Perrella, dopo che il vulcanico politico del Minas Gerais aveva distrutto le casse societarie del club, accumulando debiti per svariate decine di milioni di reais. Nemmeno le cessioni dei giocatori più importanti si sono rivelate utili per coprire le perdite: negli ultimi due anni, il Cruzeiro ha perso elementi del calibro di De Arrascaeta - fresco tricampione del Sudamerica col Flamengo - Abila, Lucas Romero, Mancuello e Mayke, andando così incontro a stagioni altalenanti e quasi totalmente prive di soddisfazioni.

In mezzo c'è stato spazio anche per vari processi, alcuni dei quali ancora in via di risoluzione, a causa di debiti accumulati con la FIFA e con un fondo di investimento inglese al quale, durante uno dei tanti momenti di difficoltà, la società si era rivolta ottenendo un prestito di quasi 300 milioni di reais. Il risultato: oggi, secondo Perrella, i debiti sarebbero arrivati a toccare quota 700 milioni di reais. Una situazione insostenibile, accompagnata da uno scenario politico preoccupante, perché dopo le politiche del 2017 Wagner Pires de Sá e Gilvan de Pinho Tavares hanno rotto definitivamente i rapporti, e il Cruzeiro ci è finito in mezzo. In questo spazio anarchico si è inserito Itair Machado, colui il quale avrebbe dovuto fare da garante per tutti, dimessosi però a ottobre in seguito alla grave situazione economica in cui versava la società.

Quattro allenatori in un anno: l'esonero di Menezes è costato caro

Decisiva è stata anche la poca continuità tecnica che si è decisa di dare alla squadra. Il 2019 era cominciato con Mano Menezes in panchina: il 57enne del Rio Grande do Sul, in carica da tre anni, fungeva da normalizzatore in un contesto abbastanza delicato. Dopo aver vinto il Mineirão e aver cominciato il campionato al comando della Raposa, Menezes è stato cacciato in seguito alla sconfitta contro l'Internacional di Porto Alegre. Fino a quel momento il tecnico aveva raccolto solo 10 punti: poco, è vero, ma nella valutazione va considerato anche il fatto che, sotto la sua guida, il club aveva vinto per due volte la Copa Do Brasil.

Poi è stato il turno di Rogerio Ceni, durato la bellezza di sette partite prima di essere allontanato dalla dirigenza. L'ex portiere del San Paolo, ironia della sorte, si metterà poi in mostra come uno dei migliori allenatori del campionato, guidando il neopromosso Fortaleza verso un'insperata salvezza. Un po' meglio, ma non abbastanza, è andata con Abel Braga, predecessore di Jorge Jesus al Flamengo, la cui avventura è terminata dopo il tonfo casalingo con il già retrocesso CSA. Il resto è storia recente, e l'unica domanda ancora da porsi è se - alla ripresa degli allenamenti - Adilson Batista sarà ancora l'allenatore della squadra.

Fred, Thiago Neves e Dedé: quando i senatori non aiutano

Ultimo, ma non per importanza, il fattore campo. Il Cruzeiro è mancato nei suoi uomini migliori: Fred, a 36 anni, non è più il bomber implacabile di qualche anno fa e ha chiuso il Brasileirão con soli 5 gol segnati. Lo stesso discorso vale per Thiago Neves, ex talento prodigio di Fluminense e Flamengo, finito anche fuori squadra dopo essere stato beccato a un festino. La difesa ha retto poco e male: Dedé, il leader, ha giocato la peggior stagione della carriera, fermandosi poi per un infortunio che lo ha tenuto fuori metà stagione, mentre l'unico vero acquisto dell'estate - il centrale Edilson - non ha dato l'apporto sperato.

Note positive? Non molte, a parte il terzino destro colombiano Luis Orejuela, 24 anni e probabile prossima dolorosa cessione del club. Troppo poco, come ben evidenziano i numeri messi insieme: il Cruzeiro ha vinto solo 7 partite su 38, pareggiato 15 volte e perso praticamente tutti gli scontri diretti per la salvezza, sfavorito peraltro da un calendario che, nel finale, vedeva concentrati solo impegni con squadre di alta classifica. Ma questo è solo l'epilogo di una stagione disgraziata. E, purtroppo per i tifosi della Raposa, a suo modo storica.

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