Napoli, numeri da incubo. E il confronto con le stagioni precedenti...

Il Napoli è in crisi, la sconfitta di Roma ha aperto interrogativi. Rispetto a due anni fa, sono 13 i punti in meno e con questa media si rischia l'Europa.

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È crisi Napoli. Inutile girarci intorno e usare espressioni che addolcirebbero solo in parte la pillola per i tifosi azzurri. La sconfitta dell'Olimpico, contro la Roma, ha reso evidente un'involuzione preoccupante, perché la squadra di Ancelotti ha dimostrato di non saper tenere la partita per tutti i novanta minuti, ma di viaggiare a folate, spegnendosi improvvisamente e lasciando campo, spazio e occasioni agli avversari. La Roma ha dominato per i primi 25 minuti, ha segnato con Zaniolo e rischiato di raddoppiare con il rigore di Kolarov poi disinnescato da un grande Meret. A quel punto Milik e compagni si sono svegliati, hanno creato diverse occasioni senza però concretizzare, salvo poi spegnersi di nuovo a inizio ripresa e incassare il raddoppio di Veretout. Fatica a segnare, fatica a difendere.

Il Napoli è fragile, poco cinico, ha i difetti di una squadra di medio alta classifica e non quelli di chi doveva lottare per lo scudetto. Ci s'interroga sulle responsabilità, sui difetti strutturali di una rosa che non sembra ritrovarsi nell'abito tattico cucito da Ancelotti, un 4-4-2 che alla fine della fiera sembra penalizzare un po' tutti i giocatori di talento. Insigne i primis. Lorenzo che in estate era stato rassicurato, aveva ricevuto assicurazioni sul poter giocare più avanti e che invece si ritrova ancora una volta a fare il tornante, lontano dalla porta, lontano dai gol che quest'anno sono solo tre in campionato, di cui due alla prima contro la Fiorentina. Insigne non segna dal 22 settembre, dalla sfida del Via del Mare contro il Lecce, complice anche un ruolo che per forza di cose lo tiene a distanza dalla porta avversaria. 

Crea meno e subisce di più la banda azzurra. I numeri sono impietosi, vanno analizzati. La classifica piange, il Napoli ora è settimo, lontano undici punti dalla Juventus capolista e dieci dall'Inter seconda. L'obiettivo era imporsi, tenere a contatto la Vecchia Signora, arrivarsi a giocare lo Scudetto fino all'ultima giornata e invece le speranze sembrano essere già naufragate a metà autunno. Una disfatta se si pensa alle premesse. Ora l'obiettivo è la Champions e non sarà facile arrivarci perché Atalanta, Roma e Lazio sono avversarie temibili. Eppure arrivare nelle prime quattro ha il sapore amaro del contentino, del ripiego che non può far poi felici e nemmeno lenire le ferite di una partenza shock. Al quale a Castel Volturno non erano più abituati. 

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Napoli, numeri a confronto: i dati sono preoccupanti

Il confronto con le stagioni precedenti, soprattutto con l'ultima con Sarri in panchina, è desolante. Allora, cioè due anni fa, i punti dopo undici giornate erano 31, oggi sono 18, quindi tredici in meno. Il Napoli era primo, aveva vinto dieci partite e ne aveva pareggiata una. Attaccava meglio, tirando in media - come raccolto da Il Napulegno - 16,09 a partita, oggi invece i tiri a gara sono 13. Quelli nello specchio, due stagioni or sono, erano 109 contro i 78 di oggi. I gol segnati erano 32, ora gli azzurri sono fermi a 21. C'è sfortuna e imprecisione dietro questi numeri, i nove pali colpiti lo dimostrano.

Ma anche la difesa, che sembrava enormemente rafforzata dall'arrivo di Manolas, fa acqua. Nell'ultima gestione Sarri, dopo undici gare, i partenopei avevano incassato otto reti, oggi quelle subite sono 15. Quasi il doppio. È la punta dell'iceberg questa, perché analizzando i dati più a fondo, si scopre come questo Napoli conceda ben 102 tiri agli avversari, di cui 51 nello specchio, per una media di 9,27 conclusioni contro a gara. Un'enormità, soprattutto considerando i 4,63 tiri che arrivano verso la porta di Meret ogni partita e non è un caso che il portiere ex Spal sia stato finora il miglior elemento stagionale della squadra. Costantemente impegnato, ha dimostrato di possedere numeri da grande interprete del ruolo. La versione 17-18 del Napoli, invece, di tiri ne concedeva solo 70, di cui 34 nello specchio. Correva di più e meglio quella squadra, 109,34 Km percorsi contro i 102,65 di quest'anno, ed era meno nervosa e fallosa: le ammonizioni allora erano 14, oggi sono 27. In media quindi gli azzurri si vedono sventolare 2,45 cartellini a partita. 

Non si sta sostenendo che Sarri sia un allenatore più bravo e preparato di Ancelotti. I numeri del tecnico di Reggiolo dello scorso erano molto simili a quelli della stagione precedente. Un anno fa, di questi tempi, i punti in classifica erano 25, oggi con questa quota la squadra sarebbe terza a -4 dalla Juventus. E quindi le percezioni sarebbero ovviamente diverse. I gol segnati erano 25, in media quindi 2,18 a match, contro i 21 di oggi. Quel Napoli tirava di più, era più pericoloso, considerando che le conclusioni totali erano 163 vs le 143 di oggi e che quelle nello specchio erano 82 a dispetto delle 78 del Napoli attuale. Anche la difesa imbarcava meno acqua: oggi le reti subite sono 15, un anno fa erano 12, i tiri incassati erano 86, oggi sono 102. La squadra della stagione passata aveva percorso 107,79 Km, oggi è ferma a 102,65. Numeri pesanti, che certificano le difficoltà di una squadra che fatica a esprimersi. Il Napoli ha una media punti di 1,63 a gara. Con Sarri, nell'anno dello scudetto sfumato a Firenze, a questo punto la media era di 2,81 e lo scorso anno di 2,27. La proiezione dice che con questo andamento il Napoli chiuderebbe a 62 punti e con un punteggio simile, lo scorso anno, ci si sarebbe piazzati all'ottavo posto. Fuori da Champions ed Europa League. Per questo, una svolta è quanto mai urgente e necessaria. 

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