Milan, Maldini ai tifosi: "Io e Boban siamo una garanzia"

Il direttore tecnico del Milan ha rilasciato un'intervista a due giorni dal match con la Roma.

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Silenzio, parla Paolo Maldini. Ai microfoni di Sky Sport, il direttore tecnico del Milan ha rilasciato una lunga intervista in cui ha affrontato diversi argomenti.

Il momento è delicato - ha esordito Maldini - ma fa parte della crescita del club. Ci sono stati tre cambi di proprietà in pochi anni, che hanno minato questa squadra. Il cambio di allenatore di quest’anno non ce lo aspettavamo, è stata una decisione presa a malincuore, una scelta nostra condivisa con il club. Una scelta che mirava ad avere un allenatore con concetti forti, che sopperisse alla mancanza di esperienza di questa squadra, che è una squadra giovane

Maldini ha proseguito:

C’erano tante aspettative, è normale, su una cosa non siamo stati bravi noi e non è stata brava la proprietà: nel parlare di obiettivi. Abbiamo ereditato un passivo di 125 milioni, abbiamo fatto un mercato a zero, ci sono state tante cose non dette, siamo stati banditi dall’Europa per gestioni precedenti, la multa di 12 milioni ci è stata data per le gestioni precedenti. Se lo si dice chiaramente, la gente ha un’idea più completa della situazione. E poi le critiche… Io sono abituato, sono convinto di cosa faccio, so che lo faccio al mio massimo, poi la mia permanenza o no dipenderà dai risultati

Su Berlusconi:

Berlusconi è stato un grandissimo presidente, il migliore che io potessi avere a 19 anni, dopo che da tre anni giocavo già titolare con il Milan, una persona a cui voglio bene e sempre gliene vorrò. Ma questa sua tendenza a fare sempre le battute, spesso lo rende inelegante. Ma affetto rimarrà immutato

Infine sul futuro del Milan:

La mia storia è pesante, il fatto che io sia qui a lavorare con Zvone Boban testimonia che non vogliamo tornare a quei livelli alti fra 10 o 15 anni. Non ho tutto questo tempo. O meglio, ce l’ho, ma non voglio aspettare. La nostra presenza è una sorta di garanzia di rientro a determinati livelli in tempi accettabili, anche se quantificarli è difficile. E se non sarà così, non saremo noi due a condurre la direzione sportiva del Milan. Se l’idea della società – ma non è così – è tornare competitiva fra 15 anni, noi non saremo quelli a capo della direzione sportiva

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