Giovinco da record e tante stelle: la crescita del calcio saudita

L'Al Hilal conquista la sua terza finale continentale in cinque anni. Grosso merito va alla federazione, che ha reso competitivo il campionato locale tramite una serie di riforme.

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Ottantaquattro minuti in campo più un quarto d'ora in panchina. Tanto è durata la semifinale di ritorno di Asian Champions League per Sebastian Giovinco, che nella serata di mercoledì - dopo una partita passata in perenne sofferenza - ha potuto festeggiare assieme ai compagni il passaggio all'ultimo atto della competizione. L'Al Hilal di Riyadh, nonstante il 2-4 interno, è riuscita a eliminare il colosso qatariota Al Sadd allenato da Xavi, una compagine probabilmente tra le più forti del nuovo secolo se contestualizziamo il tutto al calcio asiatico. Nonostante l'assenza del bomber algerino Bounedjah e la squalifica del capitano Abdelkarim Hassan, a Gabi e compagni l'impresa stava per riuscire: dopo aver perso per 4-1 il match di andata, l'Al Sadd è stato giustiziato da una rete di Befetimbi Gomis, servito - nemmeno a dirlo - proprio da Giovinco.

La Formica Atomica si è calata benissimo nella nuova realtà: con il passaggio del turno nella massima competizione per club d'Asia, l'ex Juventus e Parma è il primo calciatore italiano a giocare due finali continentali al di fuori dell'Europa. Un bel traguardo, soprattutto per chi da tempo ha deciso di diventare un emigrato del pallone. Dopo aver lasciato l'Italia nel 2015, il talento torinese ha giocato per quattro anni a Toronto dove, oltre ad aver regalato uno storico titolo alla franchigia dell'Ontario, ha ottenuto ben 21 riconoscimenti personali tra i quali spiccano quattro MVP Award della MLS e il Golden Boot dell'edizione 2018 di Concacaf Champions League.

Proprio in quest'ultima occasione lo stesso Giovinco aveva contribuito in maniera decisiva a trascinare i canadesi fino alla finale, poi persa ai rigori contro le Chivas di Guadalajara. Salutata Toronto - memorabile il suo discorso di addio alla città che lo praticamente adottato come un figlio - ha intrapreso una nuova e importante avventura, accettando l'offerta dell'Al Hilal e sbarcando in uno dei campionati più ricchi dell'intero continente asiatico. In campionato i biancoblu di Razvan Lucescu sono primi dopo 7 partite, nonostante gli sforzi maggiori siano stati concentrati proprio sul cammino in quella competizione nella quale, negli ultimi cinque anni, la squadra si è dovuta arrendere per ben due volte una volta arrivata a un passo dal titolo. In finale i sauditi se la vedranno coi giapponesi degli Urawa Reds, nella rivincita di quella che fu la finale 2017.

Giovinco, l'Al Hilal e la crescita del calcio in Arabia Saudita
I tifosi dell'Al Hilal festeggiano la qualificazione alla finale di Asian Champions League: il club di Riyadh ha già vinto due volte la manifestazione, ma negli ultimi cinque anni ha perso altrettante finali

L'Al Hilal di Giovinco ma non solo: il calcio saudita cresce a vista d'occhio

L'Al Hilal è il club più titolato e più importante di tutta l'Arabia Saudita, all'interno della quale si disputa un campionato di ottimo livello. La federazione, nonostante le tante problematiche sociali che ancora avvolgono il paese, sta lavorando in maniera proficua per il futuro, evidenziando una visione strategica di insieme particolarmente lungimirante. Mentre i vicini Emirati Arabi e Qatar hanno puntato forte sulle infrastrutture, a Riyadh e dintorni si è scelta la strada che porta a un innalzamento immediato della qualità tramite l'acquisto di calciatori dall'estero. Negli ultimi anni i club sauditi hanno fatto molto bene in campo internazionale, segno di come la lega stia costruendo un giocattolo funzionante e, quando ci si è accorti che le cose stavano cambiando, è stato avviato parallelamente anche un insieme di riforme a loro modo storiche.

Per esempio, la Saudi Professional League è l'unico torneo asiatico nel quale è previsto il tesseramento di ben sette calciatori stranieri più un naturalizzato e uno formato in un vivaio locale: in tal modo tutte le società, più o meno ricche, possono permettersi di importare talento con il fine di migliorare il livello complessivo del prodotto. Solo nell'anno solare 2019 sono stati spesi l'equivalente di quasi 65 milioni di euro in entrata, qualcosa in meno rispetto allo scorso anno ma comunque una cifra molto alta che, fuori dall'Europa, posiziona il massimo campionato saudita al secondo posto dietro alla Chinese Premier League. La maggior parte di questi soldi li ha spesi proprio l'Al Hilal che, oltre a Giovinco, si è portata a casa gente di grande spessore come il peruviano Carrillo e il centrocampista colombiano Cuellar, strappato al Flamengo.

Subito dietro a livello di entrate troviamo le due grandi antagoniste per la vittoria del titolo, l'Al Ahli e l'Al Ittihad, entrambe con la sede nella città di Jeddah, la seconda per importanza del paese. A differenza delle altre società però l'Al Hilal ha svolto un ruolo di precursore, sfatando il tabù antiamericano nel 2013 adottando il marchio Nike come sponsor tecnico e, in seguito, stringendo accordi milionari con Wolfswagen, Bupa Arabia (una società assicurativa) e soprattutto Kingdom Company, una delle holding di investimento più famose al mondo. Il presidente Fahad Bin Nafil Al Otaibi ha poi inaugurato il primo fan shop ufficiale del paese, creato il canale tematico del club e, soprattutto, espanso il centro sportivo costruito dal suo predecessore nella periferia della città.

Altre proprietà, tutte rappresentate da sceicchi più o meno impegnati in commercio ed esportazione del petrolio, seguiranno questo esempio nei prossimi anni. Nel frattempo il campionato ne ha beneficiato, sviluppandosi costantemente a tal punto da ottenere grandi risultati in pochi anni sia dal punto di vista sportivo, visto che c'è grande competitività, che da quello extracampo. Ciò che ancora manca è la trasposizione di tutto ciò in chiave nazionale: i Green Falcons hanno partecipato all'ultimo Mondiale, ma è dal lontano 1996 che non festeggiano un titolo di rilievo (allora fu la Coppa d'Asia). Per crescere, oltre all'alternanza di commissari tecnici stranieri, si è scelto di aprire finalmente all'emigrazione dei talenti locali.

Prima di Russia 2018 ben nove calciatori sauditi si sono trasferiti in Spagna, all'interno di un accordo suggellato tra le due federazioni. L'idea sulla carta poteva essere anche buona, se non fosse che nessuno di loro ha mai trovato veramente spazio, né in Liga né in seconda divisione. Sulla panchina saudita invece si sono alternati ben 15 allenatori in altrettanti anni, a partire dal 2004. Della lista fanno parte anche nomi prestigiosi come Frank Rijkaard, Bert van Marwijk, Edgardo Bauza e Juan Antonio Pizzi, cacciato lo scorso mese di gennaio. Oggi la squadra è stata affidata a Hervé Renard, santone francese capace di vincere la Coppa d'Africa con Zambia e Costa d'Avorio. Renard avrà il compito di preparare il percorso per Qatar 2022, con un occhio alla Coppa d'Asia dell'anno successivo in Cina.

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