Copa Libertadores, Flamengo in finale: alla scoperta dei rubronegros

Non accadeva dal 1981, quando Zico regolò da solo il Cobreloa. Merito di una società che ha speso tanto e di un tecnico preparato. E in campo domina Gabigol.

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Ci sono voluti 38 anni, ma finalmente l'occasione di tornare sul tetto del Sudamerica è arrivata. A 24 ore dal palpitante Superclasico de La Bombonera, il Flamengo strappa il pass per l'ultimo atto di Copa Libertadores. In un Maracana tirato a lucido per l'occasione, i rubronegros di Jorge Jesus hanno strapazzato un Gremio mai in partita, travolgendolo 5-0 e confermandosi come la squadra più in palla dell'intero continente. I brasiliani vincono un derby che - almeno sulla carta - si preannunciava molto equilibrato, ma ciò che più sorprende è la prova di forza mostrata nei 180 minuti complessivi di una semifinale mai veramente stata in bilico, nonostante il pareggio della partita di andata.

Il traguardo tagliato non è storico ma quasi: nonostante il Flamengo sia una delle compagini più blasonate del subcontinente e (si dice) una delle più tifate al mondo, in campo internazionale l'affermazione del club carioca si è sempre rivelata un percorso particolarmente complicato. Per ritrovare un Mengao vittorioso in Libertadores bisogna infatti tornare indietro fino al 1981, quando l'allora squadra capitanata da Zico prevalse sui cileni del Cobreloa battendoli al meglio delle tre partite: dopo il primo vittorioso match davanti a quasi 94mila persone, i brasiliani persero in Cile per poi, sul campo neutro di Montevideo, trovarono la vittoria decisiva. Fu proprio Zico, che tre anni più tardi approderà in Italia per giocare con l'Udinese, a segnare tutti i gol della finale.

Per ripetere quelle gesta ci voleva una squadra di grandissima qualità. Il Flamengo di oggi risponde a questo fondamentale requisito: per tornare protagonista a 360 gradi, la società ha fatto ingenti investimenti sia sul mercato che sulla parte gestionale, affidando al santone portoghese - reduce da un'esperienza in Oriente - una delle panchine più calde di tutto il paese. Il resto lo hanno fatto i giocatori arrivati negli ultimi due anni, un vero e proprio concentrato di talento ed esperienza, testimoniato dal fatto che ben sette undicesimi della formazione titolare vantano trascorsi più o meno fortunati in Europa.

Flamengo in finale di Copa Libertadores
Gabriel Barbosa festeggia la finale di Libertadores conquistata con il Flamengo: il centravanti brasiliano ha sfondato il muero delle 30 reti complessive nell'anno solare 2019

Flamengo in finale di Libertadores: la stella è Gabigol

Il ruolo che ai tempi fu di Zico oggi è stato cucito su Gabriel Barbosa, il centravanti attualmente più impattante delle Americhe. Con la doppietta realizzata al Gremio, Gabigol sale a quota 35 segnati tra coppe e Brasileirao, il campionato locale in cui, tra l'altro, il Flamengo sta dominando incontrastato. La sua crescita esponenziale è dovuta principalmente al rientro in patria, dove ha potuto sfruttare nuovamente l'aria di casa e ripartire dopo le sfortunate parentesi all'Inter e al Benfica. Il classe 1996 è maturato molto, e non solo dal punto di vista personale: la sua evoluzione tattica, iniziata da Abel Braga e rifinita da Jorge Jesus, lo ha portato a trasformarsi da esterno destro a vero e proprio numero 9.

Al Flamengo Gabigol ha imparato a fare il referente offensivo, lavorando sia sul suo rapporto con la fase realizzativa che, ovviamente, sul feeling con il resto della squadra. Da elemento anarchico a finalizzatore letale il passo è stato breve, giusto il tempo di giocare qualche mese al Santos - club nel quale è cresciuto con l'etichetta di "nuovo Neymar"  - e poi di passare ai rubronegros, che a breve potrebbero riscattarlo per 22 milioni di euro dai nerazzurri, facendo felici sé stessi e anche Beppe Marotta. A 23 anni però il ragazzo sembrerebbe pronto a un nuovo salto in Europa, una specie di seconda occasione che a nessuno, soprattutto a un giovane, ci si può permettere di rifiutare.

Tecnico top e qualità in ogni reparto: com'è stata costruita l'armata rubronegra

Jorge Jesus ha ereditato da Abel Braga una buona squadra, che però si portava dietro l'enorme difetto di non saper gestire al meglio le pressioni riservate da una certa tipologia di partite. Il portoghese invece ha allenato ad alti livelli - memorabile il suo passaggio dal Benfica agli odiati rivali dello Sporting - e, come prima richiesta, ha voluto che la società puntasse forte su giocatori esperti, in grado di fare la differenza sin da subito. Nell'ultima sessione di mercato la dirigenza ha portato a Rio de Janeiro due svincolati di lusso come Rafinha e Filipe Luis, attualmente la coppia di terzini più forte da quelle parti, più l'interessante centrale difensivo Pablo Marì e la ciliegina Gerson, acquistato per quasi 12 milioni di euro dalla Roma.

L'infornata di volti nuovi è andata ad aggiungersi a una rosa già ricchissima di talento, composta da gente come Diego Alves, Rodrigo Caio - convocato di recente anche dal commissario tecnico brasiliano Tite - William Arao e l'ex juventino Diego, non più titolarissimo per chiari motivi anagrafici. Ma i veri colpi sono arrivati dal mercato interno, in rapida successione: durante lo scorso mese di gennaio il Flamengo si è portato a casa Bruno Henrique e Giorgian De Arrascaeta, due degli attuali perni della squadra allenata da Jesus. Il primo ha un ruolo importantissimo, perché parte dalla fascia destra e si associa benissimo nello stretto con Gabigol, del quale talvolta prende il posto nel ruolo di centravanti.

Il secondo, un uruguayano cresciuto nel Defensor Sporting, è stato pagato al Cruzeiro ben 13 milioni di euro, l'acquisto più caro di tutta la storia del club in attesa del riscatto di Gabriel Barbosa. Attualmente è infortunato e non si sa ancora se recupererà per la finale di Libertadores con il River Plate. Di certo però c'è che la sua presenza a sinistra diventa un'arma in più: le sue qualità a riempire il campo lasciano spazio alle discese di Felipe Luis, col quale forma una cerniera mancina di primissimo livello. Il cammino in Libertadores non è stato continuo ma è terminato in crescendo, con i rubronegros che non perdono da cinque partite e, più in generale, sono imbattuti dal 4 agosto.

All'interno di questa grande cavalcata c'è stato spazio anche per alcune nuove proposte. Il vivaio del Fla da sempre è molto generoso a livello produttivo, come confermato di recente dall'esplosione di Vinicius Junior. I prossimi pronti a spiccare il salto verso traguardi importanti sono il centravanti Lincoln e il difensore centrale Thuler, rispettivamente classe 2000 e 1999, anche se di recente a offuscare qualsiasi focolaio di talento ci ha pensato Reinier, una punta dalle caratteristiche molto particolari - può ricoprire diversi ruoli offensivi - che compirà 18 anni solo a gennaio. Reinier doveva essere la stella del Brasile al Mondiale under 17, ma il Flamengo ha vinto la battaglia con la federazione riuscendo a tenerselo stretto. A Santiago del Cile, il 23 novembre contro il River Plate, a spingere il Flamengo verso la seconda Libertadores della storia ci sarà anche lui.

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