Napoli, Koulibaly e il razzismo: "I buu sono un attacco personale"

Il difensore parla degli insulti ricevuti in campo: "Chi disprezza per il colore della pelle si deve vergognare. Spero di non viverlo mai più, è veramente frustrante".

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Una piaga del nostro calcio. Peggio: una piaga della nostra società. Kalidou Koulibaly è in Italia da 5 anni e, al più tardi dal 2016, ha dovuto cominciare a fare i conti con un bruttissimo vizio che è sempre più diffuso in tutti gli stadi della Serie A. Era il 3 febbraio del 2016, quel giorno con il suo Napoli giocava a Roma contro la Lazio. Quella sera gli ultrà biancocelesti hanno ripetutamente intonato il coro: "Oh Vesuvio lavali con il fuoco" all'indirizzo dei tifosi napoletani. Ma il trattamento peggiore lo hanno riservato proprio al difensore senegalese, bersaglio di ululati per tutta la durata della gara. Al 67' l'arbitro Irrati decise di sospendere la partita per un paio di minuti.

Quello è stato solo il primo di una serie di episodi spiacevoli. Intervistato da Sky Sport nella prima puntata di “Sky Sport Room”, il difensore del Napoli ha affrontato proprio la tematica del razzismo. Ha raccontato le proprie esperienze, cercando di capire cosa scatta nella testa di un tifoso (magari perfino un padre di famiglia) per insultare un altro essere un umano per il colore della sua pelle.

Koulibaly parla della situazione a mente fredda, partendo proprio da quella partita che con il suo Napoli vinse all'Olimpico contro la Lazio e che gli fece capire, per la prima volta, che l'Italia non è sempre un "Belpaese".

La partita con la Lazio fu difficile da vivere, perché non ero pronto. Mi sono comportato in maniera diversa da come farei oggi, perché ero molto destabilizzato. Penso si sia notato, perché ho bisogno di essere concentrato al 100% e quando ho sentito quei buu e quell’odio contro di me, mi ha fatto male. Non voglio viverlo mai più, perché è cosa davvero brutta.

Koulibaly in azione con la maglia del Napoli
Koulibaly in azione con la maglia del Napoli

Serie A, Koulibaly parla degli episodi di razzismo subiti da quando è a Napoli

Molti tifosi si giustificano affermando che i buu non nascondano veramente un intento offensivo e razzista. In molti assicurano che quei versi siano esclusivamente atti a deconcentrare gli avversari, andandoli a colpire nel profondo. Koulibaly però non è d'accordo:

Per me è un vero e proprio attacco alla persona, al colore della mia pelle, anche alle origini dei miei genitori e alle mie di origini. Spero che gli ululati nei prossimi anni non ci siano più.

Secondo Koulibaly i giocatori possono dare un grande contributo alla lotta al razzismo. I calciatori devono solo rendersi conto del ruolo che si ricoprono all'interno della società e capire che hanno la possibilità di mandare, con i gesti e gli atteggiamenti giusti, un messaggio a milioni di persone:

Siamo tutti dei modelli e dobbiamo essere consapevoli che i bambini ci guardano e se abbiamo l’atteggiamento giusto, combattiamo il razzismo sul terreno, negli stadi, e penso lo si possa combattere anche nella vita sociale. È veramente una lotta da fare ogni giorno. Non dobbiamo avere vergogna di combattere il razzismo, perché la gente che si deve vergognare è quella che fa buu. Mi piacerebbe passare del tempo con un razzista, così potrebbe vedere che sono una persona normale, come anche lui lo è.

E combattere, una volta per tutte, quella che è da anni una piaga del nostro calcio. Peggio: è una piaga della nostra società e del nostro Paese.

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