Calciomercato, Ibrahimovic vuole tornare: "Valgo ancora 20 gol"

Il contratto con Los Angeles scade a dicembre, ma a 38 anni lo svedese non ha intenzione di fermarsi e si guarda intorno: "L'Italia è la mia seconda casa. Cosa farò? Valuterò con calma, cerco stimoli."

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A gennaio, alla riapertura del calciomercato, il calcio italiano potrebbe ritrovarsi ad accogliere il ritorno di un vecchio amico, uno dei pochi campioni nella storia capace di lasciare il segno con le maglie di Juventus, Inter e Milan: Zlatan Ibrahimovic ammicca alla Serie A, lo fa attraverso le pagine della Gazzetta dello Sport ricordando il rapporto che lo lega al nostro Paese e il fatto che il suo contratto con i Los Angeles Galaxy scadrà a dicembre.

38 anni compiuti lo scorso 3 ottobre, Ibra è sbarcato nella MLS atteso come protagonista assoluto e non ha deluso le attese: 22 gol in 27 partite nella prima stagione, 30 in 29 in quella attuale, numeri che lo hanno rigenerato al punto da spingerlo ad azzardare una pazza idea: il ritorno in Serie A, un campionato che continua a seguire e dove è convinto che potrebbe fare ancora la differenza.

Del resto fisicamente sta bene, c'è poco da discutere. Dall'infortunio che frenò la sua avventura al Manchester United sono passati due anni e mezzo, periodo in cui Zlatan Ibrahimovic è sceso in campo con frequenza. È la conseguenza di una cura maniacale del proprio corpo, tipica dei grandi campioni, che potrebbe permettergli di giocare ad alto livello ancora a lungo. Quello che conta, però, sono gli stimoli ed è lui stesso a sottolinearlo.

Zlatan Ibrahimovic

Calciomercato, Ibrahimovic si offre a gennaio: "La Serie A è la mia seconda casa"

Così, all'intervistatore che chiede quale sarà il suo futuro da dicembre in poi, Ibra risponde con parole che lasciano aperta ogni possibilità ma che sembrano un chiaro messaggio rivolto a quei top club di Serie A che a gennaio, alla riapertura del calciomercato, potrebbero valutare l'innesto di un giocatore capace ancora di fare la differenza.

In Serie A ancora oggi sarei in grado di realizzare una ventina di gol. A Los Angeles ho passato un periodo splendido, ma per proseguire ho bisogno di stimoli, che siano qui o da qualche altra parte. E l'Italia lo sapete, è la mia seconda casa, ho moltissimi ricordi. Ascolterò tutte le proposte, ma se tornassi sarebbe per puntare al massimo, non sono un animale dello zoo che la gente viene a guardare. 

Il primo indizio, forse un depistaggio, è il Bologna.

Sapete cosa mi ha detto Mihajlovic? Vieni qui, gli altri correranno per te, tu stai davanti e pensa solo a buttarla dentro. È un amico, ci siamo sentiti: se dovessi scegliere Bologna sarebbe solo per lui. 

La vera strizzata d'occhio è invece per il Napoli, anche se non mancano apprezzamenti anche nei confronti di Antonio Conte e dell'Inter.

Recentemente ho visto un documentario su Maradona che mi ha colpito, sarebbe bello replicare a Napoli quanto fatto da Diego, bellissimo l'amore che la città gli ha dato. Ma non sto dicendo che ci andrò, dico solo che è una piazza stimolante, il San Paolo sarebbe pieno, ci sarebbe Ancelotti. Conte? Non lo conosco, ma mi hanno detto che dà sempre il 500% e in questo siamo simili, l'Inter ha fatto un grande colpo con lui. 

Non è impossibile che l'Inter, al ritorno di Zlatan, un pensierino ce lo farà vista la situazione degli infortunati in attacco. Soltanto una suggestione, al momento: Sanchez tornerà a fine gennaio, per il momento ai gol deve pensarci Lukaku. Che è un giocatore diverso da Icardi, come sottolinea Ibra.

Per Mauro parlano i numeri, ma ho un debole per chi si fa il mazzo per i compagni. Lukaku non è Icardi, non farà grandi cose tecnicamente, il suo pregio è la forza. È comunque un giocatore in grado di fare bene e di fare tanti gol, certo se mi avesse ascoltato...Quando eravamo al Manchester United gli proposi una scommessa: 50 sterline per ogni stop giusto. Non accettò mai. Ma è uno che ha voglia e che farà bene.

Ibrahimovic ripercorre il suo periodo in Italia, dove ha indossato le maglie delle tre big: Juventus, Inter e Milan.

Alla Juve arrivai da giovanissimo, era una squadra da Playstation e sognavo di consacrarmi, era tutto un "wow". All'Inter avevo la missione di far vincere la squadra e ci siamo riusciti, ma non mi sono mai sentito forte come al Milan. Ero in una squadra di campioni, mi restituì fiducia e il sorriso dopo l'esperienza al Barcellona. Se fossi rimasto all'Inter avrei vinto la Champions, chi non vorrebbe vincerla? Scelsi i catalani perché in quel momento avevo bisogno di altro, l'errore fu snaturarmi per cercare di adattarmi a loro. Ma non ho rimpianti.

Ibra racconta di Guardiola, con cui il rapporto non è mai decollato e che lo evitava deliberatamente, quasi impaurito, e di Mourinho, l'uomo che a suo dire gli ha cambiato la carriera e che resta lo Special One. Di Moratti, suo presidente in nerazzurro e persona a cui vuole sinceramente bene, e di Vieira e Gattuso, due dei compagni più forti. Del Milan, che "certo non è la squadra di cui tutti si sono innamorati", e infine del suo futuro una volta appesi gli scarpini al chiodo.

Voglio ricoprire un ruolo di grande responsabilità, con grande potere decisionale. Potrei fare l'allenatore, anche se in una stagione invecchi dieci anni e in caso di bisogno non puoi entrare in campo. Come vorrei essere ricordato nella storia? Vorrei che la gente dicesse chi era Ibrahimovic, e che come lui non ce ne sarà un altro.

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