Lotito e quel Lazio-Inter del 2018: "Persa la Champions per de Vrij"

Il presidente del club biancoceleste ripensa alla partita che è costata alla squadra di Inzaghi la qualificazione in Champions League.

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Torna indietro con la mente, Claudio Lotito, e ripensa a quel Lazio-Inter del 20 maggio 2018 che costò alla squadra di Simone Inzaghi la qualificazione in Champions League. A Immobile e compagni bastava anche un pareggio allo Stadio Olimpico, ma dopo essere andati in vantaggio per due volte gli aquilotti si arresero agli Spalletti boys che si imposero 3-2 grazie al gol di Vecino. Il pareggio era invece arrivato su calcio di rigore dopo che de Vrij aveva commesso fallo su Icardi. L'olandese giocò quella partita tra mille polemiche, visto che era già da mesi un giocatore dell'Inter.

Uno, nella vita, deve prendere dei rischi se riguardano solo la sua persona. Uno dei motivi - ha dichiarato Claudio Lotito a Il Corriere dello Sport - è stato de Vrij, abbiamo perso quella partita per lui. Parlo di fatti. Se l’allenatore l’ha fatto giocare, forse è perché qualcuno gliel’ha consentito e ha avallato la sua scelta. Quando ho posto il problema, alla risposta ricevuta commentai che non fossi convinto e che non l’avrei fatto giocare

Il rimprovero di Lotito a Inzaghi non è quindi neanche troppo velato:

Il problema - ha proseguito il patron biancoceleste - è quando uno pensa di essere diventato un fenomeno e rischia di commettere degli errori. Se io prendo l’ultimo scemo, lo metto a fare un lavoro delicatissimo e poi sbaglia, il danno chi lo paga? Io, in prima persona. Poi mi chiedete perché la Lazio non abbia raggiunto certi risultati e vengo definito anche Lotirchio, nonostante io spenda parecchio. Le responsabilità sono di tutti, mi assumo quelle di de Vrij perché ho consentito di commettere un errore

Lotito
Il presidente della Lazio Claudio Lotito

Lotito: "Lazio, questa è la stagione dei doveri"

Il numero uno laziale si è poi rivolto alla squadra pretendendo il massimo dell'impegno: 

Nella vita ci sono dei diritti e dei doveri. Questa la stagione dei doveri, i diritti sono finiti. E i doveri si acquisiscono coi risultati, io ora voglio quelli. Chiaramente in funzione di quello che si ha. Non chiedo il doppio salto mortale, io dico: "Ti ho dato una Ferrari e ora voglio i risultati". Tu, calciatore, devi valere lo stipendio che prendi. Un giocatore mi disse: "Presidente lei ci paga per giocare". Io dissi: "No, ti pago per vincere, altrimenti metto la Primavera che mi costa un miliardesimo di meno"

Infine sulle scelte di Inzaghi:

Le persone devono essere messe nelle condizioni di potersi esprimere al meglio. Quando hai l’alternativa e magari non la usi mai, poi può capitare che ci sia un processo di appiattimento. Io non mi sono mai messo di mezzo nelle scelte dell’allenatore. Questo però è un gioco di squadra, ci sono 25 giocatori, tutti sono stati presi pensando fossero utili. Allora o il ds ha comprato dei giocatori sbagliati, e non penso perché li ha presi di concerto con l’allenatore, oppure chi è stato preso non è idoneo

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