Football Manager, le promesse del gioco sfumate nella realtà

I destini di Cherno Samba, Tonton Zola Moukoko, Maksim Tsygalko e i tanti altri nomi che avrebbero dovuto scrivere un'epoca nel calcio ma lo hanno fatto soltanto a livello virtuale nella popolare saga di Sports Interactive.

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Nella sua prima partita di sempre, datata 18 dicembre 1921, il Portogallo schierava quattro calciatori del Casa Pia tra cui il capitano dei lusitani, Candido de Oliveira. Il tempo avrebbe ricoperto di polvere il mito di questo club, tornato recentemente alla ribalta fino a guadagnarsi la promozione nella seconda serie portoghese al termine della passata stagione.

La maglia che un tempo veniva indossata da alcuni tra i migliori calciatori portoghesi è oggi quella di Evandro Roncatto, attaccante brasiliano giramondo che a 33 anni è tornato nel Paese in cui sbarcò 21enne, l'inizio di una carriera europea che lo avrebbe visto giocare anche in Cipro, Bulgaria, Norvegia e Grecia, un numero infinito di squadre in cui la sua stella si sarebbe gradualmente quanto inesorabilmente spenta. 

La scomparsa dai radar dei top club europei di Evandro Roncatto non ha fatto alcun rumore, e non perché le grandi squadre sono in quanto tali portate a dimenticarsi immediatamente l'infatuazione per una promessa non mantenuta. Semplicemente, il brasiliano che 17enne brillava nel Guaranì, nel mirino dei giganti non è mai entrato, limitandosi a farlo nelle migliaia di carriere giocate dagli utenti di tutto il mondo in Football Manager, la più popolare simulazione di calcio manageriale al mondo.

Sherman Cardenas
Sherman Cardenas, promessa non mantenuta di Football Manager 2007: ha accusato il gioco di avergli messo troppa pressione.

Championship e Football Manager: le promesse sfumate del gioco di Sports Interactive

Ai tempi di Evandro Roncatto, in effetti, il gioco si chiamava ancora Championship Manager. La scissione tra Sports Interactive e Eidos sarebbe avvenuta proprio alla fine dell'edizione 2003/2004 dove tra i talenti spiccava questo brasiliano, che nel gioco aveva tutto per imporsi ad alto livello e che invece ha dovuto fare i conti con l'amara realtà dopo aver fallito l'impatto nel calcio che conta con Belenenses e Pacos de Ferreira. 

Destino analogo a quello di José de la Cuesta, Isah Eliakwu e Bambang Pamungkas (detto Bepe), come Roncatto stelle di quell'edizione del gioco passata alla storia: il primo era un terzino colombiano che è transitato dal Cadice in Spagna, il secondo un attaccante nigeriano che prometteva bene all'Inter ma poi si è perso e il terzo un fenomeno (virtuale) indonesiano (!) che non ha mai lasciato il suo Paese, pur facendo a modo suo la storia in patria con la maglia della Nazionale.

Percorsi che non hanno ricalcato quelli che solitamente questi talenti percorrevano nel gioco, dove puntualmente si rivelavano tra i migliori al mondo, ma che restano comunque più che notevoli rispetto a quello di Supat Rungratsamee: thailandese, 15 anni all'epoca di Championship Manager 03/04, nessuno si è mai spiegato perché fosse destinato a diventare il più forte calciatore in circolazione e nessuno ha mai scoperto il suo destino, che certo non ha avuto a che vedere con il calcio professionistico.

Noto per il suo enorme database, frutto di un lavoro di scouting che spesso permette agli utenti di scoprire i talenti di domani con enorme anticipo, Football Manager può avvicinarsi quanto più possibile all'esperienza di allenare una squadra di calcio ma proprio per questo non può non fallire alcune valutazioni. Questo perché il solo talento, soprattutto in calciatori tanto giovani, può non bastare nello sviluppo di un potenziale campione.

E se la storia del calcio è piena di racconti di promesse sfumate, quella di Football Manager non può certo esserne priva. Ecco così altri nomi che ai più non diranno niente ma che un tempo erano virtualmente idolatrati da milioni di giocatori. Justin Georcelin, ad esempio, velocissimo e letale attaccante del Northampton Town che finiva puntualmente per trascinare l'Inghilterra e che invece non ha mai esordito come professionista, tornando a far parlare di se per una brutta storia di droga e rapine che gli è costata il carcere.

E che dire di Cherno Samba? Originario del Gambia, 16enne trascinava le nazionali giovanili inglesi e riceveva telefonate da un certo Michael Owen, che lo invitava a unirsi al Liverpool scatenando la comprensibile invidia dei compagni di scuola. Diventato famoso in tutta l'Inghilterra per le sue qualità nel gioco, Samba non è riuscito a reggere la pressione e non è più migliorato, vivendo anzi una brutta storia di depressione in Spagna, al Cadice, che lo ha portato anche a tentare il suicidio. 

Una storia che ha raccontato nella sua bellissima autobiografia, "Still in the Game", dove pur riconoscendo che Championship Manager non lo abbia certo aiutato ritiene che non abbia colpe nella sua mancata esplosione. Opinione decisamente differente da quella del colombiano Sherman Cardenas, che dall'Atletico Bucaramanga sembrava 16enne pronto a spiccare il volo verso l'Europa e che invece è rimasto più o meno dov'era, accusando Football Manager (era una stella dell'edizione 2007) di averlo distratto e di aver creato troppe aspettative nei confronti degli scout che venivano a osservarlo.

Chi è stato il capostipite di questa sfortunata serie di giocatori? Non sono pochi a sostenere che il primo sia stato Tonton Zola Moukoko, non a caso anche recentemente testimonial del gioco dopo una vita passata a essere identificato con lo stesso dagli utenti di tutto il mondo. Stella del Derby County, giocatore a tutto campo che poteva ricordare il grande Alfredo Di Stefano, Moukoko sapeva impostare, difendere, servire assist e realizzare gol spettacolari. Almeno a Championship Manager 2000/2001, dove si divideva la gloria con Cherno Samba e spesso finiva per giocarci insieme.

A segnare la storia di Moukoko la morte dell'amatissimo fratello, evento traumatico che avrebbe interrotto la sua ascesa quando già si parlava di un reale interesse da parte di alcuni importanti club (anche italiani) nei suoi confronti. Un episodio tragico che ci ricorda come nella crescita e nell'affermazione di un calciatore, magari persino più che promettente, possano incidere decine di altri fattori che esulano dal controllo di chiunque: infortuni, come quelli che frenarono il bomber bielorusso Maksim Tsygalko o il nostro Alessandro Simonetta, che tanti allenatori virtuali definivano già il nuovo Totti, tragedie come quella capitata a Moukoko o il tentato suicidio di Cherno Samba.

È facile sorridere alle valutazioni errate degli scout del gioco, scordando gli errori di chi fa lo stesso lavoro nella vita reale, così come è facile giudicare una promessa non mantenuta senza pensare a quello che un ragazzo poco più che adolescente debba trovarsi a vivere, le scelte che si troverà costretto a fare, le pressioni, gli eventi traumatici e gli esami da superare costantemente. Si può dire in questo senso che i nomi elencati - solo una parte dei tanti entrati nella storia del gioco - raccontino meglio di ogni altra frase come sia duro e selettivo il mondo del calcio. E come Football Manager lo rappresenti perfettamente anche in questo senso.

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