Milan, l'ex presidente Yonghong Li indagato per false comunicazioni

L'ex numero uno del club rossonero aveva garantito lo scorso febbraio sulla propria situazione patrimoniale nonostante la sua "cassaforte", la Jie Ande, fosse stata dichiarata fallita. Contatto tra le procure.

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L'inchiesta che riguarda l'ex presidente del Milan Yonghong Li, e che mira a far luce sui numerosi lati oscuri che hanno circondato l'esperienza - durata poco più di un anno - dell'imprenditore cinese alla guida di uno dei club più gloriosi e importanti d'Italia, si arricchisce quest'oggi di un nuovo capitolo: è l'ANSA a riferire del contatto avvenuto nella giornata di ieri tra la procura di Milano e quelle di Cina e Macao, conseguenza dell'indagine avviata il 20 luglio del 2018 nei confronti di quello che ai tempi era ancora il numero uno del club rossonero.

Yonghong Li sarebbe stato infatti ufficialmente sollevato dall'incarico soltanto il giorno successivo, il 21 luglio, chiudendo così bruscamente la sua avventura nel calcio italiano. Un'avventura avvolta da numerose ombre già dai primi giorni e cominciata ufficialmente il 13 aprile del 2017: al termine di una trattativa di compravendita durata quasi un anno, il Milan chiudeva l'era Berlusconi, che dopo i numerosi successi aveva portato il club ad affrontare diversi momenti di difficoltà, e si apriva a un futuro che nonostante tutto in tanti vedevano roseo.

Buone sensazioni confermate da una maestosa campagna acquisti, costata quasi 230 milioni e che se sul campo non ha reso come sperato al di fuori di esso è servita a mascherare le voci che da più parti mettevano in dubbio l'effettiva integrità patrimoniale di Li. Voci che sono tornate sempre più prepotenti nel corso di una stagione da dimenticare e che infine sono diventate evidenza il 10 luglio 2018, quando il fondo d'investimento Elliott ha comunicato di aver preso il controllo del Milan a causa delle inadempienze dell'imprenditore cinese a cui aveva prestato i soldi per concludere l'acquisizione del club. Dieci giorni più tardi il via all'inchiesta da parte della Procura di Milano.

Yonghong Li

Milan, l'ex presidente Yonghong Li nella bufera: è indagato per false comunicazioni

Un'inchiesta che ieri ha registrato l'invio dei fascicoli da parte delle procure di Cina e Macao al pm Paolo Storari riguardanti la richiesta di chiarimenti in merito ai flussi finanziari di Yonghong Li, che lo scorso febbraio avrebbe garantito sulla propria situazione patrimoniale utilizzando come cassaforte una società, la Jie Ande, già dichiarata fallita dal Tribunale del popolo di Shenzhen. La holding doveva rappresentare la garanzia sulla stabilità economica dell'imprenditore.

La domanda a questo punto è da dove siano arrivati i soldi che hanno permesso a Yonghong Li di acquistare il Milan, con l'attenzione degli investigatori che si sarebbe spostata su alcuni conti correnti in banche di Hong Kong. L'ex numero uno del club rossonero, che sembrava sparito all'indomani dell'arrivo di Elliott, sarà così chiamato a rispondere delle sue acrobazie finanziarie sia in patria che in Italia e rischia di vedere dissolvere un patrimonio sulla cui effettiva consistenza è ormai da tempo lecito avanzare più di un dubbio.

Nella sua breve esperienza alla guida del Milan, Li ha investito oltre 500 milioni di euro attraverso una serie di caparre versate a Fininvest, un prestito chiesto a Elliott al momento del closing e numerosi aumenti di capitale. Proprio il mancato pagamento dell'ultimo di questi ha determinato la fine della sua avventura in Italia e il subentro del fondo d'investimento americano, triste e scontato epilogo per un'operazione su cui già dopo pochi mesi numerose testate - tra cui persino il New York Times - avevano avanzato dubbi.

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