MotoGP, Jorge Lorenzo-Honda è fallimento: due soluzioni per il futuro

Jorge Lorenzo non riesce a instaurare un minimo feeling con la RC213V, accusando un ritardo di circa 2" a giro rispetto a Marc Marquez. A pochi mesi dal mercato piloti il suo futuro sembra indirizzato verso due team.

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Dopo la prima vittoria in Ducati nel Gran Premio del Mugello 2018 di MotoGP, i vertici di Borgo Panigale iniziarono a capire che Jorge Lorenzo aveva intrapreso una strada vincente per il team emiliano. Ma i sogni sono abortiti sul nascere, perché dopo oltre un anno di mugugni e mancanza di risultati, il maiorchino si era visto costretto a guardarsi intorno per il biennio successivo. Era tempo di rinnovo contratti e rischiava di restare fuori dai team factory. L'ingresso di Alberto Puig in Repsol Honda aveva reso difficile l'atmosfera nel box di Dani Pedrosa che intanto meditava l'addio alle corse. I due tasselli del puzzle erano perfetti per incastrarsi insieme e per il pentacampione non poteva esserci soluzione migliore che trovare l'accordo con il team iridato, seppur al fianco di un "personaggio scomodo" come Marc Marquez.

Ducati gli concede il via libera per salire sulla RC213V già all'indomani dell'ultima gara a Valencia, le prime sensazioni sono discrete, serve tempo per creare feeling. Ma nel corso della pausa invernale i tecnici HRC seguono le richieste di Marc Marquez che da tempo esigeva un motore più possente. Di mezzo c'era una questione di prestigio per la casa giapponese, che mal tollerava di vedersi spodestare da Ducati in termini di top speed. Inoltre un motore più possente consente di frenare più dolcemente in entrata di curva, un ulteriore dettaglio che il Cabroncito aveva messo sulla lista della spesa.

La stagione 2019 di Jorge Lorenzo inizia con un infortunio in allenamento su una pista di motocross, che lo costringe a saltare la prima sessione di test precampionato a Sepang. Al momento di tornare in sella alla Honda il pilota delle Baleari si ritrovava su una moto alquanto diversa da quella testa per la prima volta a Valencia e successivamente a Jerez. La percorrenza in curva era in stabile, mancava il feeling con l'avantreno, il motore troppo aggressivo rendeva instabile la RC213V. Sensazioni condivise anche da Cal Crutchlow, ma a dettare la linea dello sviluppo è il Marc Marquez, concetto che il campione tornerà a mettere in chiaro durante il campionato di MotoGP.

Jorge Lorenzo pilota Honda MotoGP
Jorge Lorenzo in sella alla Honda RC213V

MotoGP, quale futuro per Jorge Lorenzo?

A quattro gare dal termine della stagione 2019 il miglior risultato di Jorge Lorenzo è l'11esimo posto conquistato a Le Mans. Dopo i primi risultati deludenti vola in Giappone per studiare delle modifiche a breve e medio termine con i tecnici Honda, ma le soluzioni ergonomiche non portano ai risultati sperati. Il dito è puntato sul motore troppo prepotente che causa problemi in percorrenza di curva, poi l'incidente di Assen complica una situazione già difficile. Salta i successivi tre Gran Premi, ritorna a Silverstone, ma tra il maiorchino e la RC213V i problemi proseguono e non si intravedono spiragli di luce.

56 secondi di distacco in Gran Bretagna, 47 secondi a Misano, 46 ad Aragon, 54 in Thailandia. Numeri raccapriccianti per un cinque volte campione del mondo che spingono ad interrogarsi sul futuro. Da parte di Jorge Lorenzo e Repsol Honda viene ribadita la reciproca intenzione di riprovarci anche nel 2020. Il direttore tecnico Takeo Yokoyama confessa che il prototipo 2019 è stato realizzato a misura di Marc Marquez e che per il prossimo Mondiale proveranno a rendere la RC213V più guidabile anche per gli altri piloti Honda. Ma a dettare la linea sarà ancora una volta il fenomeno di Cervera, da cui HRC è divenuta fortemente dipendente, dato che solo il suo talento riesce a domare una moto talmente fisica e a portarla sul tetto del mondo.

A questo punto a Jorge Lorenzo non resta che mangiare la foglia, adeguarsi ad una situazione tecnicamente labirintica e sperare che le indicazioni di Marquez portino acqua anche al suo mulino. In estate ha provato a svincolarsi intessendo un dialogo con Gigi Dall'Igna per tornare in sella alla Desmosedici, ma il team nipponico ha richiamato al rispetto del contratto, pena il pagamento di un risarcimento danni. Prova a guardarsi intorno, in Yamaha le porte restano chiuse, soprattutto dopo aver trovato in Quartararo il nuovo fenomeno. La 'exit strategy' sembra portarlo verso un ritorno in Ducati, dal momento che Aprilia e KTM sono ancora lontane dal poter fornire una moto vincente. Facendo le dovute sottrazioni l'altra soluzione possibile porta il nome di Suzuki. Per il momento resta da escludere un 2020 sabbatico.

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